Quello che stiamo vivendo rischia di passare alla storia come il secolo delle mafie se continuiamo a negare o a sottovalutare la presenza del fenomeno, se non apriamo gli occhi e aggiorniamo l’analisi, se non capiamo che le cosche ormai agiscono come delle imprese che scambiano beni e servizi, sia sul mercato legale che illegale. Anche in Veneto. Anche a Verona, dove la prefettura in due anni ha emesso tredici interdittive antimafia. È un concetto ribadito con forza ieri nella città scaligera al convegno intitolato “Mafie ed economia: come prevenire le infiltrazioni e tutelare le imprese a livello locale”. L’evento è stato promosso dalla Regione del Veneto – presente l’assessore Cristiano Corazzari – in collaborazione con Avviso Pubblico, l’associazione che mette in rete 400 enti locali italiani – di cui 16 veronesi, tra cui Verona – che si impegnano a promuovere la cultura della legalità, della trasparenza e della cittadinanza responsabile.
Alla presenza di un centinaio di partecipanti, tra amministratori locali, dirigenti e funzionari pubblici e giornalisti, il Procuratore della Repubblica di Verona, Angela Barbaglio, il vice prefetto vicario Angelo Sidoti, il colonnello Carlo Pieroni della Direzione investigativa antimafia di Padova, il giudice Gianfranco Donadio della Direzione nazionale antimafia, il Prof. Antonio Parbonetti dell’Università di Padova e il Segretario generale dei Comuni di Corleone e Villabate, dottor Lucio Guarino hanno svolto una lectio magistralis collettiva sul fenomeno mafioso.
“Fare impresa” ha lasciato scritto su un pizzino il boss della mafia siciliana Bernardo Provenzano ai suoi eredi. E i mafiosi di cosa nostra, della ‘ndrangheta, della camorra e dalla sacra corona unita hanno accolto in pieno il suggerimento. “Bisogna chiedersi da dove arriva il denaro che diverse imprese venete stanno impiegando nei loro affari” ha ammonito il colonnello Pieroni, facendo presente che il problema mafie fatica a trovare attenzione sui nostri territori. “I mafiosi sono anche qui non altrove” gli ha fatto eco il prof. Parbonetti. Quest’ultimo, con la sua équipe, ha svolto uno studio che è partito dall’esame di tutte le sentenze emesse nel centro-nord Italia dal 2005 al 2014 – ben 120, una al mese – per il reato di mafia (art. 416-bis c.p). Parbonetti, con dati alla mano, ha dimostrato come le imprese mafiose scaccino dal mercato quelle sane, impediscano un sano sviluppo dei mercati e della libera concorrenza. Emissione di fatture false grazie a società cartiere, esercizio della corruzione, veri e propri investimenti agevolati dalla borghesia mafiosa composta da imprenditori, liberi professionisti, esponenti del mondo della finanza. Rigorosamente del Nord. Quando un’azienda viene sottratta alle grinfie del crimine organizzato, ha dimostrato Parbonetti, le imprese sane aumentano i loro profitti del 20%, assumono personale, pagano le tasse. Un dato quest’ultimo estremamente importante perché “l’evasione fiscale è il paradiso delle mafie” come ha sottolineato il dottor Donadio, esperto a livello internazionale di antiriciclaggio. Il magistrato ha invitato i presenti a prendere in seria considerazione non solo il tema delle garanzie che certi imprenditori presentano alle banche per ottenere dei prestiti, ma anche a monitorare i settori della logistica e del ciclo dei materiali inerti. Potremmo aggiungerci anche il settore del ciclo dei rifiuti non solo per quanto sta emergendo dall’inchiesta di FanPage ma anche per i diversi incendi che, soprattutto nel trevigiano, si stanno registrando da tempo e per quanto a suo tempo scritto dalla Commissione parlamentare d’inchiesta che si occupa del tema.
Donadio si è soffermato sul dato delle 16.000 operazioni finanziarie sospette segnalate dalla Banca d’Italia per il Veneto, un alert particolarmente preoccupante perché attesta la presenza non solo di evasori fiscali ma altresì di mafiosi-imprenditori. “Le mafie imprenditrici – ha ammonito Donadio – sono attraenti e vi è chi le cerca anche in questi territori”. Un errore madornale quest’ultimo, perché come ha rammentato il prof. Parbonetti “sono le mafie che fanno affari con gli imprenditori, non il contrario”. Anche gli enti locali possono e devono fare la loro parte nella prevenzione e contrasto alle mafie e alla corruzione. Il dottor Guarino ha ribabito l’importanza della trasparenza delle procedure e degli atti e l’attivazione di un sistema efficiente di controlli. “I mafiosi non sono samurai invincibili” disse una volta Enzo Biagi. Possiamo batterli, a patto che questa battaglia non sia delegata esclusivamente ai magistrati e alle forze di polizia.



