8 mila giovani sui terreni confiscati ai boss. Al via il festival itinerante Libero Cinema in Libera Terra

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“La novità di quest’anno è che Libero Cinema in Libera Terra si apre a Roma e diventa internazionale, toccando altre due capitali importanti d’Europa, Berlino e Parigi”. Elisabetta Antognoni – Cofondatrice e Presidente della Cinemovel Foundation – presenta così la nona edizione del Festival internazionale di cinema itinerante contro le mafie.: “nel 2006 c’è stata la prima edizione in Sicilia, oggi avrei voluto parlare di un cinema dopo le mafie, piuttosto che contro”. Ben diciassette le tappe previste per quest’anno: le piazze e i beni confiscati alla criminalità organizzata ospiteranno il sempre più ricco programma culturale offerto dal felcie connubio di Libera con la Cinemovel Foundation – il progetto culturale che dal 2001, partendo dal Mozambico, fa del cinema il mezzo privilegiato per trasmettere conoscenza e sensibilizzare allo sviluppo culturale, sociale ed economico dei paesi che attraversa.

8 mila volontari sui terreni sottratti ai boss. Il Festival Internazionale di cinema itinerante contro le mafie sara’ sui camp di Estate Liberi 2104 i campi di volontariato e formazione sui beni confiscati alle mafie promossi da Libera. Oltre ottomila volontari, 40 campi sui beni confiscati alle mafie, 181 settimane di formazione, 13 regioni coinvolte. Fino a ottobre ragazzi, studenti, giovani e adulti, gruppi da tutta Italia e dall’Europa potranno partecipare ad un’esperienza di impegno civile con i campi di volontariato sui terreni e beni che una volta appartenevano ai boss delle principali organizzazioni criminali. Dalla Piana di Gioia Tauro sulle proprietà confiscate ai Piromalli, alle terre un tempo appartenenti a Brusca e Riina nel corleonese, passando per la Puglia sulle tenute che erano della famiglia Screti, ai beni del clan casalesi nel casertano.

Le tappe di Libero Cinema in Libera Terra. Per la prima volta, con il patrocinio del Comune di Roma e la collaborazione dell’ufficio cultura, il tour partirà, il 15 luglio, dalla capitale, in cui la proiezione di Mare Magnum di Ester Sparatore e Letizia Gullo e The Missing Picture di Rithy Panh avranno luogo alla Casa del Jazz, bene confiscato alla Banda della Magliana. Altra novità interessante sarà la performance di Vito Baroncini che, con lo spettacolo “La mafia liquida” e la sua lavagna luminosa, aprirà tutte le tappe della carovana. Dopo Roma, il festival si fermerà nelle piazze campane di Castel Volturno (16/7), “storica tappa, in cui la mozzarella di bufala ha un sapore in più, quello della legalità” – come ricorda Elisabetta Antognoni riprendendo le parole di don Luigi Ciotti – Casal di Principe (17/7), tappa altrettanto importante, anche “alla luce delle elezioni politiche che hanno visto la vittoria di quel sindaco che aveva amministrato prima dell’uccisione di don Peppe Diana” e Pollica (18/7), in cui per la quarta volta Libero Cinema si ferma in ricordo del Sindaco pescatore Angelo vassallo. La carovana prosegue il suo percorso in Sicilia, dove, dal 20 al 23 luglio, saranno i beni confiscati sui territori di Paceco, Santa Margherita Belice, Roccamena e Catania ad ospitare il proiettore di Libero Cinema. Si risale la penisola per arrivare alla Calabria di Polistena, davanti al bene confiscato alla famiglia Versace che, nel tempo, è stato ristrutturato per diventare oggi sede della Cooperativa valle del Marro, oltre che di un ambulatorio di Emergency. Il 26 e 27 luglio, Libero Cinema passa in Puglia, occupando le piazza di Bitonto prima, con la proiezione de La mia classe, alla presenza del regista Daniele Gaglianone, e poi arrivando alla nuova Masseria didattica di Mesagne, gestita dalla Cooperativa Libera Terra Puglia. Il 29 luglio Libero Cinema approda al nord, a Galbiate, nella villa confiscata alla famiglia Coco-Trovato, in cui oggi nasce un centro diurno per anziani gestito dalla Cooperativa Arcobaleno. Il 30 luglio sarà la volta di San Giorgio di Mantova, sempre in Lombardia, per poi passare, il 2 agosto, in quella Rimini che per troppo tempo era stata “off limits”, nella riviera indisturbata dei turisti. Dopo l’Emilia Romagna, Libero Cinema si fa internazionale, arrivando, il 7 agosto a Berlino, in collaborazione con Mafia? Nein danke!, l’associazione nata nel 2007 in seguito alla strage di Duisburg. Dopo una pausa, il primo fine settimana di ottobre Libero Cinema arriva a Ferrara, ospite del festival di Internazionale, con la proiezione di Mare Magnum e Miraggio all’italiana, di Alessandra Celesia. La carovana concluderà il suo percorso il 14 e 15 ottobre, a Parigi, ospite degli Ateliers Varan – centro di formazione e documentazione audiovisiva nato in Mozambico – con la proiezione di Repubblica nostra di Daniele Incalcaterra e La mia classe. “I film sono stati scelti senza pregiudizio. Si tratta di film anche molto diversi tra loro, ma tutti accomunati dal tema della legalità e dei diritti umani”, così il giornalista e critico cinematografico Fabrizio Grofoli commenta la scelta dei film. Rispetto agli anni passati, la programmazione presenta lavori prevalentemente italiani, film documentari profondamente radicati nel reale, che tendono a trattare temi cari a Libera e alla Fondazione Cinemovel, passando dall’argomento caldo della disoccupazione a quello altrettanto importante dell’Ilva di Taranto. Le tematiche scelte sono, quindi, tutte vicine alla sensibilità di chi guarda i film. Alcuni dei lavori saranno presentati in anteprima al festival, che si impegnerà affinché la loro circolazione sia assicurata. Altra novità importante è la partecipazione di Libera a Estate romana, con due settimane di film e testimonianze a Ostia, realtà che oggi versa in una situazione di gravissima corruzione, nell’indifferenza generale.

I film. “Il pericolo dell’aumento della mafia è l’abitudine, la rassegnazione. La sorpresa è nemica della mafia e Cinemovel è una sorpresa, è un tracciato arterioso che porta nuova aria”. Ettore Scola, presidente onorario della Cinemovel Foundation, ripercorre la storia del progetto e il suo obiettivo affermando che “si pensava che quest’esperienza sarebbe durata meno, c’era una nuova legge, le cooperative che lavoravano e Luigi, che non è un sacerdote, non è una persona qualunque: è una forza della natura. C’erano i numeri perché quest’iniziativa avesse risultati più tangibili” e invece la mafia, come una piaga, è cresciuta, s’è dilatata, e il fenomeno da locale è diventata nazionale e internazionale. Il rimedio, secondo le parole di Scola, passa attraverso Cinemovel e il senso di sorpresa che esso è capace di suscitare nei territori che tocca, “gesti sorprendenti per un pubblico sorpreso che immediatamente sposa questi gesti perché avverte un’epifania che cambierà le loro vite […] Questa strada è piena di cose da fare: ognuno ha questa possibilità di contribuire a mettere in piedi un paese che è stato messo a terra”. Dalla disperazione di un attimo prima alla speranza che Cinema Libero lascia nelle coscienze di chi partecipa. “Partire dalla speranza” è secondo don Luigi Ciotti il motto che ognuno dovrebbe far suo in questo percorso, tenendo ben presente, però, che la situazione drammatica in cui versa il paese non va ignorata. Gli occhi vanno tenuti aperti su quelle cinque milioni di persone che soffrono la povertà assoluta e – dato altrettanto inquietante – dei sei milioni di analfabeti. “La cultura dà la sveglia alle coscienze” ed è proprio questo il concetto cui fa riferimento Libero Cinema che, attraverso la carovana, si fa promotore di quella cultura della legalità e della solidarietà alla base della vita sociale. Non dimenticare i passi avanti e i successi, i momenti positivi che vanno sempre rivendicati, ma evidenziare costantemente la forte illegalità che permea questo momento. Nonostante infatti la parola più ripetuta, abusata sia “legalità”, si vive in un eterno stato di illegalità. Legalità è la parola dietro cui ci si nasconde: continua, secondo il fondatore di Libera, il furto delle parole, come legalità ed etica che, modellabili e cedevoli, contribuiscono ad alimentare il clima di corruzione che ci circonda. La politica, come ogni ambito della società di oggi, è intrisa di illegalità e, aggiunge don Ciotti, “io mi stupisco di chi si stupisce della corruzione! Una sola parola manca nella Costituzione, sempre data per scontata, ed è verità”. C’è una costante ricerca della verità cui non si trova risposta, è un grido inascoltato. “La mafia si è globalizzata e con essa anche Libera”, sono tanti i segnali di positività che hanno caratterizzato gli ultimi anni, ma la verità è che i progressi sono accompagnati dalle ricadute, che “non sono casuali”: “c’è un vento contrario, c’è una mafiosità diffusa che è il vero patrimonio della mafia. Mafia, corruzione e malaffare sono impastati insieme”. Don Ciotti insiste sul valore di un noi che cresce continuando ad investire nella lotta alla mafia, ma che diventa utile nel contrasto alla “violenza in guanti bianchi, anonima della mafia” solo attraverso la continuità del lavoro. Necessaria in questo frangente è l’educazione alla responsabilità, che passa per la responsabilità all’educazione: “meno parola legalità e più educazione alla responsabilità, perché l’antimafia è un problema di coscienza prima che di carta d’identità”.

Corruzione e mafie. La crisi ha favorito le mafie, ma la colpa ricade anche nella politica corrotta e nella società sporca: “noi siamo la spina nel fianco dei mafiosi, sono loro stessi a testimoniarlo e continueremo a trovarci nelle aule dei tribunali alle sentenze, continueremo a stare vicini a vittime e magistrati come facciamo da vent’anni”. La responsabilità di una situazione tanto inquietante è da attribuirsi ad uno stato che si dice democratico, ma che nasconde profonde disuguaglianze, quelle stesse crepe che permettono al malaffare di insinuarsi e di infettare la società. “Bisogna distruggere le disuguaglianze, ribellarsi all’impotenza”. Tutti sbandierano la parola “etica”, per poi procedere solo a infinite scritture di codici ed enunciazioni di leggi, ma “i codici non servono senza le coscienze sveglie”. È necessario riflettere e conoscere per essere più responsabili. Secondo Luigi Ciotti, fondamentale è la moltiplicazione di progetti che guardino avanti, “la corruzione crea un grande deserto”, è necessario che il deserto si trasformi. Una trasformazione passa anche attraverso l’iniziativa di Libero Cinema in Libera Terra.