Alta tensione in Calabria

Segnali di guerra. Così è intitolato un intervento di Enzo
Ciconte del 29 aprile su L’Unità, dopo che negli scorsi giorni la
Calabria è stata al centro di una escalation criminale vertiginosa equamente
divisa tra la recrudescenza più violenta nelle strade (clamorosa l’autobomba
esplosa il 26 a Gioia Tauro) e i nebulosi misteri in Procura con la cimice
scovata in uno degli uffici, a Reggio Calabria. Segni importanti, preludio di
quello che potrebbe da qui a breve, se già non lo è, trasformarsi in un
confronto serrato e conclamato tra clan avversari, una nuova guerra di
‘ndrangheta.

Gioia Tauro, l’autobomba

(ANSA) – GIOIA TAURO (REGGIO CALABRIA), 26 APR – Un
commerciante, Nino Princi, e’ rimasto oggi gravemente ferito in un attentato
dinamitardo a Gioia Tauro. Secondo le prime notizie fornite dalla Polizia,
sotto la vettura del commerciante e’ stato collocato un ordigno che e’ esploso
nel momento in cui l’uomo ha avviato il motore.

Il quarantacinquenne, titolare di alcuni negozi di
abbigliamento in città e detentore di una quota
societaria nel centro commerciale “Il porto degli Ulivi” di Rizziconi,
ha perso nell’esplosione gli arti e la vista (leggi su Gazzetta del Sud, Il
Giornale
). Grande spazio per la vicenda sul il Quotidiano della Calabria. «Scoppia
il terrore a Gioia Tauro»
titola il giornale calabrese ma subito si cerca
di analizzare i motivi di un attentato così cruento. A colpire sono le
parentele eccellenti: i Rugolo di Oppido-Castellace per parte di moglie, e quindi
i Mammoliti, tutti alleati degli Alvaro di Sinopoli. Ad avercela con Princi
potrebbero essere anche i Crea di Rizziconi. In ogni caso è in atto un
terremoto che ha distrutto gli antichi equilibri. Ne parla il Quotidiano a
pagina cinque «Un commerciante con
qualche parentela troppo “scomoda”»
mentre nelle pagine successive il
discorso si fa meno circoscritto al delitto e si analizza la situazione di
Gioia: recentemente sciolta la giunta comunale («Gli affari tra mafia e
politica, un Comune appena sciolt
), la città calabrese è sempre stata uno
snodo eccezionale, terra di lotta e di conquista tra i clan («Il centro
commerciale che faceva gola alla criminalità
»
e «Porto e cocaina: la geografia dei clan»
). Non sorprende
nonostante la gravità e la ferocia di far saltare in aria Princi, con la stessa
tecnica usata in passato per Musella e Gullaci anche se è bene
far notare, come precisa Piero Grasso, procuratore nazionale Antimafia che ci
sono imprenditori differenti: alcuni vittime, altre che si muovevano in un
contesto criminale. Un
messaggio per i vivi, ipotizza il Quotidiano il 28 aprile (leggi) mentre
la città vive in un stato di tensione palpabile (leggi l’articolo) e
forte si fa l’appello di Don Pino Demasi, Vicario Generale Oppido – Palmi (leggi
l’articolo sul nostro sito
) a non «farsi imbrogliare dalla ‘ndrangheta».

Reggio Calabria, spy story in Procura

Alta tensione anche in Procura, dove è stata
ritrovata una “cimice” durante una operazione di bonifica. L’apparecchio era
situato in una stanza utilizzata anche dal pm Gratteri, titolare dell’inchiesta
sulla strage di Duisburg. «Una cimice negli uffici del pm Gratteri»,
titola la Gazzetta del Sud mentre il Quotidiano della Calabria parla di magistrati
sotto intercettazione e riporta le reazioni del procuratore Pignatone( leggi uno, due, tre, quattro, cinque).
Alcuni sospetti ricadrebbero anche su dei pm (leggi articolo su Liberainformazione)
mentre nei giorni seguenti ci si interroga su chi sia l’obiettivo della cimice
(leggi su il Quotidiano) senza contare le lettere di accuse firmate “Il
Corvo” («Dopo la talpa ecco il Corvo» su Quotidiano della Calabria) arrivate in
procura provocando un’ondata di veleni (come richiama il titolo della Gazzetta
del Sud
)
, in una situazione delicata ed estremamente intricata. Intanto il
Csm apre un fascicolo su quanto accaduto in Calabria per «accertare mediante
opportune indagini e audizioni degli interessati, la preoccupante situazione
venutasi a creare negli uffici giudiziari» (leggi da Repubblica).

Il blitz a Crotone, gli autobus bruciati, un nuovo
omicidio

Heracles 2, seconda fase di una operazione contro il clan
Vrenna-Bonaventura, Corigliano. Sedici in manette nel Crotonese. Ordinanza
notificata di custodia cautelare anche per altri 39 uomini fermati tre
settimane fa. Omicidi, estorsioni, droga, questi i fatti oggetto di indagine
(leggi su Quotidiano della Calabria «Altri sedici in manette», vedi articolo
sulla mappa dei clan) e i contatti con i colletti bianchi su cui insiste il
procuratore Emilio Ledonne («La borghesia mafiosa ancora più pericolosa dei
killer
»
). Di questi giorni (30 aprile) anche la notizia di 58 avvisi di
garanzia a Castrovillari nell’inchiesta Wild Cement che ha portato anche al
sequestro di sei strutture, in una bufera giudiziaria che sta scoperchiando il
Comune di Castrovillari («Edilizia, 58 avvisi di garanzia»). Mentre la
giustizia procede, un devastante atto incediario ha funestato San Donato di
Ninea (Cosenza) portando alla distruzione di trenta autobus della società
“Trasporti Nord Calabria” riducendo in ginocchio l’azienda cosentina (leggi su
La Gazzetta del Sud, su Il Quotidiano della Calabria e su Avvenire) anche se il
titolare non parla di esplicita richiesta di pizzo.

Ancora pistole che
sparano a Lamezia. Ucciso con venti colpi Gino Benincasa, imprenditore di 64 anni, impegnato nel settore ittico, già
stato accusato d’estorsione e poi assolto (leggi l’articolo).