Calabria, rubati quintali di arance e devastato agrumeto della Coop Valle del Marro Libera Terra

Furto arance

Dopo gli incendi che l’estate scorsa hanno devastato parte delle coltivazioni della Valle del Marro Libera Terra, la cooperativa sociale torna ad essere bersaglio di danneggiamenti.

Nel giro di pochi giorni sono stati scoperti due furti agricoli, entrambi avvenuti nello stesso agrumeto confiscato alla ndrangheta in località Sovereto, V stradone, nel Comune di Gioia Tauro.

Il primo furto si è verificato il 26 novembre, quando ignoti hanno rubato circa 60 quintali di arance navel biologiche. Poco dopo aver denunciato il misfatto ai Carabinieri, il 1 dicembre gli operatori della cooperativa hanno scoperto un secondo furto nel medesimo terreno. Anche in questo caso, è stata sottratta una parte consistente di arance, pronte per essere distribuite alla Grande distribuzione cooperativa, in particolare a Unicoop Firenze, e ai Gruppi di acquisto solidale. Sul secondo episodio sta indagando la Polizia.

La campagna agrumicola in corso nella Piana di Gioia Tauro aveva avuto un avvio anticipato rispetto agli anni precedenti, ma i volumi di produzione, soprattutto per quanto riguarda le arance, si sono rivelati inferiori rispetto alle aspettative. I furti, pertanto, aggravano ulteriormente la situazione economica della cooperativa Valle del Marro, mettendo a rischio la sostenibilità finanziaria dell’impresa sociale, già messa a dura prova dall’epoca del Covid in avanti.

“La situazione è insostenibile” ha commentato Domenico Fazzari, socio della cooperativa. “I raccolti di fine anno – olive, clementine, arance, kiwi – sono fondamentali per garantire la tenuta economica della cooperativa, dopo tutti i costi sostenuti nelle operazioni agronomiche precedenti. E invece ci troviamo in una condizione di totale affanno, sopraffatti da un senso di impotenza generato dalle annose questioni irrisolte sulla gestione dei beni confiscati: dalla problematica dei mancati titoli comunitari sui terreni, fino alla mancanza di risorse adeguate per supportare la continuità delle pratiche di riuso. La posta in gioco è altissima, e non c’è tempo da perdere. Dietro al nostro lavoro non c’è solo la produzione agricola, ma la dignità di braccianti liberati da condizioni di sfruttamento, e il benessere di famiglie emancipate da situazioni di estrema difficoltà. C’è un impegno sociale per educare i giovani a rifiutare la mentalità mafiosa e a credere nell’etica individuale e collettiva. Ci sono nuove sane logiche di produzione e mercato, attente alla sostenibilità autentica, che però danno fastidio a chi vuole continuare a depredare e impoverire il territorio sotto ogni punto di vista. Chiediamo l’individuazione dei responsabili del doppio furto aggravato e una risposta decisa da parte delle Istituzioni e della società civile, affinché venga rafforzata la protezione dei beni confiscati alla criminalità e rilanciato il loro riutilizzo, che ha dimostrato piena capacità di liberare le persone dalla ricattabilità mafiosa.”

La cooperativa sociale Valle del Marro – Libera Terra è riconosciuta come un esempio di impegno sociale e di lotta contro la mentalità mafiosa, che riesce a unire la salvaguardia del territorio alla promozione della giustizia sociale. La speranza ora è che il sistema delle istituzioni e della comunità civile risponda con strumenti concreti, con sostegni economici, con progettualità di lungo periodo, affinché non venga vanificato il prezioso lavoro svolto finora, per garantire – secondo lo spirito della legge 109/96 – il risarcimento sociale di una comunità da lungo tempo umiliata da mafie e corruzione.

Cooperativa Valle del Marro – Libera Terra