Calcio e Camorra, un paracadute per salvarsi da una colposa inefficienza

Stadi: tifo e camorra?

Gli interessi della criminalità
organizzata sono notevoli. Le mafie, per intenderci, sono brave a nascondersi,
a penetrare e a confondersi nella società civile, nei sistemi amministrativi
e a diventare un soggetto con il quale interloquire e addirittura per
l’ex ministro Lunardi, un soggetto con il quale
imparare a convivere. Oramai è cosa nota che la forza militare 
delle organizzazioni mafiose rappresentano solo un aspetto mentre gli
interessi economici  sono, senza dubbio, quel settore sul quale
convergono gli interessi maggiori. Secondo le più accreditate stime
ufficiali la criminalità organizzata fattura, nel nostro Paese, un
terzo del Pil. Questo siginifica che la terza parte dell’economia
italiana va ad ingrassare i patrimoni illeciti o quelle ricchezze di
aziende che gravitano nell’orbita criminale o comunque di azioni illecite.

Per fare tutto questo, però,
cioè per accedere a congiunture favorevoli, aggiudicarsi appalti importanti
le mafie hanno bisogno o di interlocutori che assicurino loro tutto
quanto indicato o, nella maggior parte dei casi, di propri rappresentanti
all’interno delle istituzioni, nelle banche o di amici compiacenti
all’interno delle forze dell’ordine.

Un collaboratore di giustizia
eccellente, Dario De Simone, che fino al giorno del suo arresto ha fatto
parte del clan dei casalesi, durante un interrogatorio conferma tutto
questo dichiarando che “solo con l’aiuto di appartenenti corrotti
alle forze dell’ordine, politici, avvocati, imprenditori e tanti altri
un clan può andare avanti”.
 
 
 

Quando si parla di camorra
in Campania, nonostante gli innumerevoli morti ammazzati, la voluta
emergenza rifiuti, i  beni confiscati alla criminalità ancora
inutilizzati, l’abusivismo edilizo che continua a foraggiare le casse
di società, imprenditori e politici lontani da ogni regola, il più
alto numero di comuni sciolti per infiltrazioni camorristiche lo si
continua a fare come se si discutesse di un soggetto astratto e misterioso,
di una piovra che si rende visibile solo grazie all’esito finale delle
proprie azioni violente. Eppure i rinviati a giudizio eccellenti, che
occupano un posto importante nella società campana sono tanti e, tranne
qualcuno, ancora tutti ai propri posti.
 

Ma veniamo alla questione centrale
di quest’intervento. In Campania si parla di camorra proprio come
se fosse un paracadute al quale aggrapparsi per salvare ogni  tipo
di inefficienza che la classe dirigente, con il colpevole e sempre voluto
silenzio di un’opposizione inesistente, continua a causare. Qualsiasi
azione è controllata dalla camorra dal quel soggeto misterioso ed invisibile
di cui si accennava pocanzi. Guai, però, a fare nomi e cognomi. A questo
brutto andazzo si sono sempre accodati anche i governi nazionali auto
assolvendosi e facilitando ogni compito ai quali vengono chiamati ad
assolvere.
 

Gli incidenti causati durante
la prima giornata del campionato di calcio di serie A da numerosi teppisti,
al seguito del calcio Napoli, hanno subito fatto invocare, per placare
gli eventuali commenti su un inefficiente servizio d’ordine, la regia
di Mater Camorra che a suo uso e consumo manovrerebbe “quei soliti
teppisti” che approfittano anche dell’evento sportivo per creare
caos.
 

Eppure ai vari dirigenti della
Digos, al questore della città partenopea e al ministro degli interni
non dovrebbere essere sconosciuto il fatto che tanti gruppi organizzati,
che da anni occupano settori specifici dello stadio San Paolo, in particolare
la curva A, provengono da quartieri della città o dell’area metropolitana
dove il confine tra legalità o illegalità è motlo labile, dove sono
i tanti  a rispondere, quotidianamente, alle assunzioni che loro
propone la criminalità organizzata e a credere in quel modello di vita
che a loro offre un’identità. Quindi perché sorpendersi se alla
trasferta romana hanno preso parte anche giovani con notevoli precedenti
penali?
 

La criminalità organizzata
ha si interessi anche nel mondo del calcio, a partire dalla scommesse
clandestine che, lo ricordiamo, hanno rappresentato un vero e proprio
business miliardario per la famiglia Giuliano di Forcella, alla vendita
di biglietti con il bagarinaggio, alla riproduzione di materiale sportivo.
Eppure tutto questo fenomeno illegale viene semplicemente contenuto
e mai seriamente affrontato.
 

Vietare le trasferte a tutta
la tifoseria partenopea rappresenta una grossa ingerenza sulla libertà
personale ed un’utilizzo del diritto “ad personam”. Be la passione
dei tifosi azzurri è conosciuta in tutto il mondo e adesso, chi vorrà
vedere gli incontri in trasferta della propria squadra del cuore ricorrerà
alla tv a pagamento e in tanti, soprattutto in quei quartieri dove l’antistato
è l’unica istituzione credibile, ricorrerà all’acquisto delle
solite carte clonate continuando così a foraggiare gli interessi della
camorra. Ci sarà qualcuno pronto a scandalizzarsi nuovamente?