Camorra, a che punto le strategie di contrasto?

Libera, 15 marzo

Proseguono gli incontri di avvicinamento alla XIII giornata nazionale della memoria e dell’impegno per tutte le vittime delle mafie che quest’anno avrà luogo il 15 marzo a Bari. Così è stato anche a Napoli, all’Università Federico II, dove l’associazione Libera insieme all’Osservatorio sulla camorra e le illegalità e all’Unione degli universitari si è chiesta a che punto sono le strategie di contrasto alla camorra.

«Noi di Libera – ha esordito Geppino Fiorenza, per l’occasione anche moderatore dell’incontro –
non faremo mai sconti a nessuno richiamando tutti alle proprie responsabilità. Dopo l’attività educativa e la solidarietà da esprimere ai familiari delle vittime proseguiremo con decisione e tenacia il difficile cammino già intrapreso in materia di beni confiscati, oltre a cercare di perseguire un’informazione rigorosa ed attenta che sembra mettere in difficoltà i clan».

Proprio i beni confiscati hanno rappresentato l’apertura dell’incontro visto che è stato sottolineato, richiamando ciò che ha espresso nelle scorse settimane  la Commissione Parlamentare Antimafia, l’importanza di creare un’agenzia che sostituendo quella del Demanio si interessi di gestire meglio l’intera materia.

«Di camorra, però, si continua a parlare molto poco», lo ha sostenuto Franco Roberti coordinatore della DDA di Napoli, «probabilmente perché questa città è considerata irrecuperabile».
Un fenomeno in continua evoluzione ben presente nell’economia globale ma che non perde mai d’occhio il territorio locale, altrettanto capace di condizionare sviluppi demografici in pochissimo tempo  «grazie al tacito accordo», ha poi sottolineato Amato Lamberti,  «con la classe politica che ha consentito la realizzazione a Napoli e provincia, negli ultimi trent’anni di tre milioni di vani abusivi».
Se per Franco Roberti «lo Stato se lo vuole può vincere questa battaglia facendo funzionare la quotidianità con impegno straordinario, va bene la maggiore presenza di forze dell’ordine se aumenta il numero di magistrati ed altrettanto rafforzato il sistema penitenziario», per Amato Lamberti, invece, «si è persa una grande occasione quando in tutte le operazioni di contrasto al traffico e smaltimento di rifiuti tossici, ricorda le operazioni “Cassiopea e “Terra Madre”, nonostante gli inquirenti avessero scoperto un accordo trasversale tra politici, imprenditori e criminalità organizzata, non si è mai pensato di formulare l’accusa di associazione mafiosa».

La camorra non è un problema locale, questo concetto sembra stia diventando un sentire comune, e per Tano Grasso  la si può chiaramente considerare «un fenomeno delle classi agiate». Anche le imprese possono farcela secondo Grasso e competere, finalmente, con le concorrenti europee ma solo se decidono di «puntare all’eccellenza soprassedendo definitivamente il concetto di sopravvivenza quotidiana».
Arcangelo Munciguerra, coordinatore degli studenti, rilancia un argomento a lui caro ma di vitale importanza, «la criminalità va combattuta anche con l’arma della cultura che compatta e non divide le comunità».