Castelvetrano, Manganelli nella terra di Matteo Messina Denaro

Luigi Ciotti

E’ una delle abitudini più dure a morire della Sicilia. E’ una abitudine quella di vedere sopravvivere le notizie buone per poche ore e subito prendono sopravvento le altre. E’ successo fino a sabato scorso. Nel giorno della inaugurazione della nuova sede del nuovo commissariato di Polizia, costruita sul terreno che appartenne a Totò Riina ma del quale si prendeva puntuale cura il suo figlioccio prediletto, Matteo Messina Denaro. Per inaugurare da Roma Trapani si è spostato il capo della Polizia, prefetto Antonio Manganelli, che a Castelvetrano ha ricevuto la cittadinanza onoraria, mai giornata è stata più gioiosa per la Polizia di Stato, giornata particolare che coincideva con la festa dedicata a San Michele Arcangelo, il protettore dei poliziotti. Una giornata ancora più gioiosa si attende ed è quella che coinciderà con la cattura del violento e volgare assassino Matteo Messina Denaro, ricercato dal 1993 e che a 50 anni suonati sembra essere indirizzato a calcare le grande latitanze della mafia. Su questo, per rincuorare coloro i quali non vedono l’ora che arrivi il giorno dell’arresto, per il prefetto Manganelli ha voluto usare parole chiare sull’impegno messo in campo, “siamo disposti a tutto pur di chiudere presto questa partita”.
 
Giornata perciò importante quella di sabato scorso a Castelvetrano, lo Stato ha voluto affermare la sua presenza autorevole, legalità e lotta alla mafia sono stati il comune denominatore, e però fa specie leggere alcuni titoli girati sul alcuni siti che è come se vogliano mettere in dubbio il positivo lavoro svolto. Nel giorno in cui si dovrebbe parlare meglio e bene di legalità, ecco che spunta fuori qualche titolo che parla di “illegalità”, gli articoli letti meglio non si riferiscono tanto al commissariato quanto al tribunale, alla sezione staccata del Tribunale di Marsala che a Castelvetrano rischia di chiudere. Ecco l’altra faccia della medaglia è stata subito servita, il messaggio che arriva ai cittadini è del tipo che le istituzioni sono assenti, incapaci, con le mani legate, che è l’esatto modo con il quale alla mafia piace vedere lo Stato. La spending review continua a mietere vittime, nemmeno i Tribunali ne sono esenti, la chiusura della sezione staccata di Castelvetrano è nei programmi del ministero di Grazia e Giustizia. Apriti cielo, anche nel giorno in cui lo Stato vince una battaglia. Per carità sacrosante le ragioni esposte dagli avvocati, ma forse è stato esagerato parlare di illegalità in un territorio poi dove le illegalità hanno avuto sempre altre espressioni ed altri volti, spesso sono rimaste non denunciate quanto più violente sono state nelle loro conseguenze.
 
Fu un atto decisamente illegale quello che tantissimi anni or sono spogliò i proprietari dei terreni di Giallonghi di uliveti e terra perché quei terreni piacevano a Totò Riina che chiese a Matteo Messina Denaro di comprarli e a loro disposizione ebbero anche un eccellente prestanome, il gioielliere Francesco Geraci. Fu un atto decisamente illegale e violento quello che molti anni addietro provocò la morte di un giovane rampollo belicino, Lorenzo Santangelo, fatto ammazzare dal suo “padrino”, don Ciccio Messina Denaro che non aveva gradito che il giovane facesse la cresta sui quantitativi di droga che commerciava per contro del patriarca mafioso. Fu un atto decisamente illegale, violento, quello che causò la morte di Nicola Gonzales, titolare di albergo che aveva messo alla porta Matteo Messina Denaro ed i suoi sgherri che usavano l’albergo a loro piacimento. E come potere non ricordare il filo di morte passato anche per questa parte di Sicilia che segnò la sorte del piccolo Giuseppe Di Matteo, il figlio del pentito Santino, che fu strangolato e sciolto nell’acido per vendetta contro il padre. O ancora impossibile cancellare dalla memoria che da Castelvetrano partì il tritolo usato nelle stragi del 1993.  Illegalità e violenza hanno purtroppo i volti di queste storie e portano con  loro l’odore acre della morte. Una sezione di Tribunale che chiude non è un atto illegale e soprattutto non aiuta i mafiosi, quelli ci sono, a prescindere dai Tribunali aperti o chiusi, vivono grazie ad altro, alle complicità per esempio, ai colletti bianchi, ai professionisti, alla zona grigia, che è magari la stessa dalla quale partono questi messaggi che suscitano confusione. Certamente c’è chi conduce queste battaglie in buonafede, allora è meglio utilizzare le giuste parole e attendere le giuste occasioni per parlarne. Sabato l’inaugurazione del commissariato di Polizia a Castelvetrano, sorto su di un terreno tolto alla mafia più potente, non meritava certo di essere coperta da altre notizie. Ma dicevano questa è una abitudine tutta siciliana, quella di lamentarsi sempre e comunque.
 
Una strada lunga quella da percorrere ancora nella lotta alla mafia ed ai mafiosi. Lo ha detto il Capo della Polizia usando un esempio chiarissimo: “Siamo come dei rocciatori, il traguardo non è vicino per voltandoci ci rendiamo conto che è stato fatto un lungo cammino”. E sui tempi della cattura di Matteo Messina Denaro: “Io sorrido quando sento dire siamo  a poca distanza, ci mancano tanti metri, un latitante è tale fino a quando non viene preso e se non è preso è latitante, oggi siamo qui a far consuntivo ma anche a individuare quegli spazi dove bisogna investire per continuare la ricerca”. Per il Capo della Polizia “oggi lo Stato sta vincendo la sua battaglia contro la mafia, la mafia che si è rpposta come antistato ha fallito”, ha aggiunto che “la legge contro la corruzione se approvata aiuterà certamente a contrastare meglio la criminalità mafiosa” ed ha evidenziato che quando nella lotta alla mafia si trova l’uomo giusto al posto giusto la vittoria è certa, riferimento fatto in relazione all’incremento che in poco tempo hanno avuto nel trapanese i sequestri e le confische dei beni, grazie alla maggiore incisiva azione messa in campo dalla Questura di Trapani. Il questore Esposito ha fatto la scelta di affidare la divisione anticrimine al neo promosso dirigente Giuseppe Linares, uno dei più capaci investigatori antimafia della Sicilia. E Manganelli non ha nascosto la propria convinta condivisione della scelta fatta.
 
Il prefetto Manganelli ha anche ricordato i tanti caduti morti sulla strada della lotta alla mafia e non ha potuto non ricordare come mentre c’era chi moriva, c’era chi trattava con Cosa nostra, la famosa trattativa Stato Mafia: “Certo sono cose che addolorano, ma abbiamo la piena consapevolezza che c’è chi dietro una elegante eloquenza antimafia nasconde altri comportamenti, anche questa è una criminalità da combattere”.
 
Da sabato scorso il prefetto Manganelli è cittadino onorario di Castelvetrano. E’ stato felice di ricevere il riconoscimento dal sindaco Felice Errante. Contento di fare parte dei tanti cittadini onesti di Castelvetrano, quelli che sanno benissimo cosa sono le illegalità e non le confondono con altro, quelli che sanno cosa significa difendere la legalità e tutelare il bene comune dai mafiosi. Magari non tutti vengono allo scoperto, ma adesso avendo in testa a loro il Capo della Polizia le paure dovrebbero sparire così da prendere il coraggio a due mani e mostrare ai mafiosi, come spesso dice un bravo investigatore trapanese, la luce della quale i loro avversari sono portatori.