Il 20 maggio 2011 è scomparso Roberto Morrione, un grande giornalista, ma prima di tutto una grande persona e un caro amico. Roberto sapeva, che mai come in questi anni l’informazione corre il rischio di essere soffocata o asservita. Non accettava, Roberto, le parole troppo spesso imbrigliate, le penne opportunamente spuntate, le cronache monche o pilotate. La sua era invece una penna che lasciava il segno. Coltivata a quella grande scuola che era stata la Rai degli anni sessanta, quella di Enzo Biagi. Una penna che andava al sodo, senza tanti fronzoli, sempre però dopo un lavoro di approfondimento, sempre dopo quello studio, quel lavoro di conoscenza che rende davvero il giornalismo un servizio per la collettività. Non improvvisava, Roberto. Si preparava sempre con coscienza e scrupolosità, per lui non c’era persona, fatto, che non fossero degni di un’attenzione vera, autentica. Non ha mai sviluppato quel distacco, quel disincanto, che può sopraggiungere nel giornalista che ne ha viste tante. Lo ricordiamo con una frase che spesso ci diceva per spronarci nell’impegno quotidiano: “Fai ciò che devi, accada quel che può!”
Ciao Roberto, grazie dei colori che ci hai donato.
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