
Trovato nel suo bunker dai militari del Ros dei Carabinieri di Reggio Calabria, Francesco Pesce, reggente della famiglia Pesce vede finire la sua breve latitanza. Già falcidiata dalle operazioni All Inside 1 e 2 coordinate dalla Dda di Reggio Calabria (Sostituti Procuratori Roberto Di Palma, Adriana Fimiani, Giuseppe Bontempo, Alessandra Cerreti e Stefano Musolino) diretti da Giuseppe Pignatone, la famiglia Pesce di Rosarno è praticamente dalla metà di luglio sotto processo. Il gup presso il Tribunale reggino, Andrea Esposito, ha infatti, nell’aprile scorso rinviato a giudizio tutti i 76 indagati nell’ambito della maxi inchiesta. Tra questi vi sono anche due persone detenute in regime di 41 bis Salvatore Pesce e Giuseppe Ferraro. 76 furono proprio le persone tratte in arresto con accuse a vario titolo, tra cui molte donne e tra queste Giuseppina Pesce, figlia di Salvatore, la cui collaborazione con la giustizia ha assunto un ruolo di primo piano nelle fasi investigative che hanno portato al nuovo filone di inchiesta denominata appunto ‘All Inside 2’ ed al rinvio a giudizio lo scorso aprile, e dunque alla celebrazione del dibattimento avviato lo scorso luglio.
Il processo adesso in atto segue ad una lunga e articolata attività che i carabinieri hanno avviato nel 2006, dopo l’omicidio di Domenico Sabatino, soggetto organicamente inserito all’interno del sodalizio criminale facente capo alla cosca «Pesce». Ma all’indagine parteciparono anche Polizia e Guardia di Finanza con una prima fase in cui nell’aprile 2010, da quando fu latitante lo stesso Francesco Pesce, vennero fermate 40 persone ritenute affiliate alla clan e sequestrati beni per un valore di 7 milioni di euro. La seconda operazione ‘All inside 2’ risale invece al novembre 2010 quando vennero eseguite 23 ordinanze di custodia cautelare in carcere, tra cui quella per colei che poi avrebbe collaborato e ritrattato, Giuseppina Pesce. I capi di imputazione formulati dai sostituti procuratori della DDA reggina Alessandra Cerreti e Roberto Di Palma, erano e sono gravi e diversi, dall’associazione mafiosa al concorso esterno, dalla rapina all’estorsione, dalla frode calcistica alla detenzione illegale di armi, all’intestazione fittizia di beni.
Rimane da notare, oltre alla svolta sulla conoscenza dello spaccato di criminalità nella piana, anche la costituzione di parte civile nel processo del Comune di Rosarno, della Regione Calabria e del Ministero dell’Interno.



