De Masi, Libera: «Azzurri incoraggiano la Calabria che cambia»

Prima nessuno voleva giocare su quel campo, ora c’è il tutto liberainformazione.org/news.php?newsid=14874″>esaurito per vedere la Nazionale. Quella del campo sportivo di Rizziconi, in provincia di Reggio Calabria, è la fotografia di una vittoria della società civile sulle mafie. Domenica gli Azzuri si alleneranno su questo bene confiscato alla ‘ndrangheta nel 2000. La società civile calabrese li attende  con molta partecipazione e anche la stampa nazionale ha dedicato spazio al racconto della trasferta calabrese degli Azzurri. Oggi il campo di Rizziconi è un bene comune restituito a tutti ma  – come ci racconta Don Pino De Masi, animatore di Libera in Calabria – non è stato un percorso facile. Abbiamo ricostruito con lui la storia e il presente di questo campo da calcio simbolo del riscatto dalle mafie.

Come si è arrivati al riutilizzo sociale di questo campo da calcio sul quale giocherà la Nazionale?

La storia di questo campo ha inizio circa 12 anni fa. Il sequestro del terreno avvenne già nel 1994 al boss di Rizziconi, Teodoro Crea. La confisca definitiva, invece, risale al 2000. In quegli anni il Comune  era stato commissariato per mafia. Non è stato facile ma l’impegno dei commissari fu determinante. Grazie a loro che, dopo un periodo di incuria e abbandono,  hanno lavorato per il ripristino del campo, questo luogo per lo sport ha ripreso vita. La prima inaugurazione risale al 2003, presente anche Don Luigi Ciotti, e in quell occasione organizzammo sul campo da calcio anche una cena con i prodotti di Libera Terra.

Dopo cos’è accaduto?

Che tutto si fermò. La  paura scaturita in molti  ha lasciato quel campo inutilizzato per alcuni anni. Nessuno andò a giocare su quel bene confiscato. Poi, come spesso accadde, l’impegno delle istituzioni ancora una volta e il coraggio di un uomo, Renato Naso ha restituito vita a quel luogo. Naso, infatti, è fondatore e animatore di una squadra di giovani dai 6 ai 14 anni che giornalmente si allenano sul campo di calcio, segnando definitivamente il riutilizzo effettivo di questo bene, che adesso si appresta ad ospitare gli Azzurri della Nazionale. Questa vicenda è un po’ l’emblema delle contraddizioni in cui si muove la Calabria. Da un lato la società civile e una parte delle istituzioni schierate per cambiare giorno per giorno questa terra e dall’altra una cultura della paura che scoraggia e allontana, a volte anche i giovani.

Lei fra i primi denunciò la presenza della ‘ndrangheta  nel mondo del calcio. Perché le ‘ndrine si sono interessate a questo sport?

Circa sei anni lanciammo l’allarme sugli affari della ‘ndrangheta nella costruzione di impianti sportivi e nell’acquisto di squadre di calcio. In pochi all’epoca vollero crederci. Anni dopo è stato pubblicato da Libera proprio un dossier sulle mafie nel calcio che parte da quella denuncia e fa una panoramica nel resto del Paese. Purtroppo, dati alla mano, abbiamo avuto ragione. La ‘ndrangheta (e anche le altre organizzazioni criminali) è interessata al mondo del calcio per tre motivi.  Primo fra tutti il consenso dei cittadini. Investire in strutture sportive o in una società calcistica rende “popolari”   e la ‘ndrangheta continua ad avere bisogno di radicarsi sul territorio. Il calcio, in alcuni casi, ha rappresentato un elemento che ha consolidato il loro potere. In secondo luogo investire economicamente in queste attività a carattere sportivo è diventato un modo per ripulire soldi sporchi che arrivano da affari illeciti. Oltre al riciclaggio, inoltre, come terzo elemento non secondario, lo sport e il calcio in particolare sono anche il luogo d’incontro principale con i giovani e non è escluso che la ‘ndrangheta abbia provato  a “reclutare”  lì i giovani per le proprie attività illecite.

C’è il tutto esaurito a Rizziconi, in attesa degli Azzurri. Quali gli umori a pochi giorni dal loro arrivo?

La stragrande maggioranza dei calabresi  sta attendendo con positività e partecipazione la Nazionale ed è la stessa parte dei calabresi che sono pronti e lavorano ogni giorno per voltare pagina. L’arrivo degli Azzurri è un segnale molto importante che incoraggia proprio questa parte di calabresi. Per noi questa esperienza si inserisce in quella che amiamo chiamare “l’antimafia del giorno prima”: quella della prevenzione, dell’educazione alla legalità. E’ una tappa di un percorso che è in corso. Iniziative come questa sono sicuramente di grande importanza perché capaci di tenere alto l’impegno e coinvolgere sempre più ciascuno di noi in questa importante battaglia per la legalità.