Censura, notizie oscurate, minaccia al pluralismo dell’informazione, tutela dei giornalisti, querele temerarie, servizio pubblico. Sono queste alcune delle sfide affrontate dall’Associazione Articolo 21, e dalla galassia di realtà associative che si battono per la libertà di stampa, nei primi dieci anni di attività. Un decennio convulso e difficile per la vita democratica in Italia. In questi giorni a Roma l’associazione è riunita in assemblea per fare il punto delle attività e delle sfide. La prima volta senza Berlusconi al governo, ma ancora con il macigno del berlusconismo da superare. Il quadro programmatico lo offre Beppe Giulietti, portavoce dell’associazione: «Articolo 21 mal sopporta il pensiero unico, prova fastidio per ogni forma di berlusconismo, in qualsiasi forma si presenti».
L’associazione – aggiunge:«Sta in primo luogo con la Costituzione che non deve essere stravolta, ma che al massimo necessita di una buona manutenzione. Manutenzione che non significa distruzione». Il messaggio è chiaro ed è presente in molti degli interventi del pomeriggio di ieri. Gli attacchi subiti dalla Carta negli ultimi diciassette anni, lunghi, costanti e quotidiani, sono stati il frutto di un disegno ben definito: cambiare le regole del gioco. Il magistrato Domenico Gallo è chiaro nella sua esposizione. «Nell’ultimo ventennio – sottolinea – due partiti si sono appropriati del governo. Due partiti ontologicamente anticostituzionali: uno proto-nazista, l’altro un partito azienda».
Nonostante abbiamo provato a stravolgere la Carta costituzionale, hanno fallito. Perché? Perché – spiega Gallo – i meccanismi di garanzia hanno funzionato. «L’attacco verso la Costituzione – commenta il magistrato – si è mosso lungo tre direttrici. Il primo è stato quello delle riforme costituzionali, l’ultima in ordine di tempo è la famosa riforma “epocale” della giustizia». Progetti di riforma che muovevano dal disegno di delegittimazione culturale della Carta: è vecchia e obsoleta, non risponde alle nuove esigenze del paese, etc. La seconda direttrice è stata quella dei: «Comportamenti incostituzionali: il respingimento dei profughi, l’abuso di potere del Parlamento come nel caso di Rubi Rubacuori che per legge è diventata nipote di Muabarak».
Infine: «La presentazione di provvedimenti palesemente incostituzionali dai quali sono emersi progetti di eversione costituzionale che puntavano al cambiamento di regime». Basti pensare alle leggi ad personam, ai tentativi di svuotare i poteri del Parlamento con l’uso della decretazione d’urgenza e del voto di fiducia per ogni singolo procedimento, il tentativo di imbrigliare la magistratura, quello di togliere al Presidente della Repubblica il potere di nomina dei giudici costituzionali, o di abolire il Csm, solo per citarne alcuni. Fortunatamente, e inaspettatamente, i poteri di garanzia hanno retto, spinti dall’indignazione dell’opinione pubblica. Negli ultimi anni le sempre più numerose manifestazioni di protesta nelle piazze, sulla rete, hanno reso possibile al Quirinale, alla Suprema Corte e alla magistratura di resistere agli attacchi delle truppe berlusconiane.
C’è un altro problema, tuttavia, quello del monopolio dell’informazione. Se Berlusconi ha governato per ben 17 anni, è stato anche grazie al monopolio che ha esteso sull’informazione televisiva in Italia. Ecco che Articolo 21 e la Federazione della Stampa, insieme a European iniziative, cercano di trovare una soluzione europea al problema. A parlarne è Roberto Natale. L’idea è quella di utilizzare una citizen iniziative: «Uno strumento di partecipazione popolare introdotto dal Trattato di Lisbona. Se su un tema condiviso – sottolinea Natale – si raccolgono un milione di firme su almeno un quarto degli stati dell’Unione (sette stati) la Commissione ha l’obbligo di prendere in considerazione la tematica in tempi ragionevoli».
«Forse saremo tra i primi in Europa ad usare questo strumento – le firme possono essere raccolte ad iniziare dal mese di aprile – punteremo sull’Antitrust per portare un ordine del giorno sul pluralismo dell’informazione». Uno strumento che può servire – a detta di Natale: «a dare un’anima che ad oggi manca all’Europa».



