Ucciso a colpi di pistola a Ragusa dal figlio del presidente del Tribunale della città. Era il 27 ottobre 1972 e Giovanni Spampinato, giovane giornalista di soli 25 anni moriva così per aver “cercato la verità”, aver fatto il suo mestiere: quello del giornalista. Erano gli anni ’70 e Spampinato viveva e lavorava a Ragusa, era corrispondente del quotidiano L’Ora di Palermo e dell’Unità. In alcuni articoli, che gli costarono la vita, aveva segnalato che quell’uomo era stato interrogato nella prima fase delle indagini. L’assassino era stato coinvolto nelle indagini per un omicidio compiuto sei mesi prima nella stessa città, un delitto oscuro che la giustizia non è riuscita mai a chiarire: l’inchiesta giudiziaria è stata archiviata trentotto anni dopo a carico di ignoti. Oggi, 41 anni dopo quel delitto, a Giovanni Spampinato sono state dedicate due poesie che “Ossigeno” l’osservatorio sui cronisti minacciati e le notizie oscurate pubblica in anteprima.
“La prima composizione che pubblichiamo – scrivono da “Ossigeno” – è del poeta ragusano Umberto Migliorisi, un amico di Giovanni che coordinava il quindicinnale di Ragusa L’Opposizione di Sinistra, con il quale il corrispondente de L’Ora collaborava. L’altra lirica – continuano – è di Rosanna Alberghina di San Michele di Ganzeria, il paese in provincia di Catania in cui nacque il padre di Giovanni e nel quale la famiglia Spampinato trascorreva l’estate”. “A novembre del 2012 – ricordano infine – il sindaco di San Michele, nel corso di un incontro pubblico in memoria del giornalista, ospitato nella sala consiliare, ha consegnato ai familiari una targa d’onore in memoria di Giovanni in cui lo ricorda come un “compaesano” ad honorem.
La storia di Giovanni Spampinato
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