La segretaria generale Fnsi Alessandra Costante: «Documentare quanto sta accadendo a Gaza è un dovere per ogni cronista». Usigrai: «Contro Riccardo Iacona e la redazione un atto intimidatorio».
«Su Gaza serve più informazione, non meno informazione. Documentare ciò che sta accadendo al popolo palestinese, stretto nella morsa tra i terroristi di Hamas e l’esercito di Israele, è un dovere per ogni giornalista. Antisemitismo non è raccontare la tragedia di un popolo, ostaggio di una brutalità senza fine, ma, ad esempio, non prendere le distanze dalla squadraccia che a Dongo, nei giorni scorsi, è sfilata facendo il saluto fascista sul luogo in cui venne fucilato Mussolini».
Alessandra Costante, segretaria generale della Federazione nazionale della Stampa italiana, interviene così, in una nota diffusa mercoledì 30 aprile 2025, all’indomani dell’annuncio della presentazione di un esposto da parte dell’ex ministro Carlo Giovanardi, di Iuri Maria Prado e del semiologo Ugo Volli al generale Pasquale Angelosanto, coordinatore nazionale per la lotta contro l’antisemitismo presso la presidenza del Consiglio, per il reportage da Gaza trasmesso da Presa Diretta su Raitre il 27 aprile.
«Senza se e senza ma – aggiunge Costante – la Fnsi si schiera al fianco di Riccardo Iacona e della sua trasmissione oggetto di intimidazione. E contemporaneamente invita il generale Angelosanto, più che ad occuparsi di Presa Diretta, ad assumere ogni iniziativa affinché non si debba più assistere ad episodi come quelli di Dongo, nel ricordo di chi firmò le leggi razziali e fu protagonista dell’uccisione di milioni di ebrei».
Al fianco dei colleghi e delle colleghe di Presa Diretta si schiera anche l’Usigrai: «Le questioni aperte sono molte, a partire dalla sorte degli ostaggi israeliani in mano ad Hamas. Ma il tentativo di fermare con un esposto il lavoro della redazione di Presa Diretta, è un atto intimidatorio nei confronti di chi lavora esclusivamente al servizio dei cittadini e del loro diritto ad essere informati».
L’organismo sindacale di base prosegue: «Vedere e ascoltare cosa sta succedendo a Gaza, dove ancora oggi i reporter stranieri non possono entrare e i giornalisti locali vengono uccisi a centinaia, è l’unico modo per capire cosa sta subendo ancora, dopo un anno e mezzo da quel tragico 7 ottobre, la popolazione della Striscia». (anc)



