C’è una Puglia ben lontana da quella da anni fissata nell’immaginario di molti italiani, terra di spiagge dorate, mare cristallino, paesaggi mozzafiato e cibo genuino. È l’altro lato della cartolina, quello nascosto agli occhi dei turisti: è il territorio vissuto quotidianamente dagli “indigeni” con i suoi problemi e le sue piaghe. Alcuni giorni fa San Vito dei Normanni, Comune del brindisino di 20mila abitanti, è stato, suo malgrado, alla ribalta delle cronache nazionali a causa dell’attentato bomba subito dall’assessore all’Ambiente e alle Attività Produttive Gianvito Ingletti giunto a poche ore da un consiglio monotematico svoltosi in città per chiedere alla Regione Puglia il ritiro dell’Aia concessa alla discarica Formica Ambiente. Inevitabile, all’inizio, ipotizzare un probabile collegamento tra i due eventi. C’è da dire, tuttavia, che gli ultimi sviluppi investigativi sembrerebbero aver fortemente ridimensionato questa pista. Un gesto intimidatorio che si è trasformato in un’occasione utile per rimettere al centro del dibattito pubblico la discarica Formica Ambiente di Brindisi, riconducibile alla galassia imprenditoriale del gruppo del re delle discariche romane Manlio Cerroni, posta sotto sequestro nel 2009 in seguito ad un’indagine dei carabinieri del Noe di Lecce. I militari individuarono in Brindisi il terminale di un vasto traffico di rifiuti pericolosi, non pericolosi e tossico nocivi che i gestori della discarica accoglievano senza badare troppo alle norme ambientali in vigore. Una grande macchina occulta messa in moto grazie alla compiacenza di chimici e laboratori che falsificavano sistematicamente le analisi,“trasformandoli” da pericolosi in non pericolosi e “legalizzando”, dunque, il loro smaltimento in discarica. Con questo escamotage grosse aziende, in particolare del Veneto, del Lazio, della Campania e delle Marche, riuscivano a ridurre sensibilmente i costi rispetto a quelli che avrebbero dovuto sostenere in siti autorizzati. Complessivamente finirono in manette 10 persone, titolari, rappresentanti legali ed amministratori unici delle varie aziende coinvolte.
L’arresto di Cerroni ed il filo rosso Pianura – Formica
Il 9 gennaio scorso un terremoto giudiziario si è abbattuto su Manlio Cerroni, il re delle discariche romane, arrestato insieme ad altre 6 persone nell’ambito di un’inchiesta sulla gestione dei rifiuti nel Lazio con le accuse di associazione a delinquere e truffa. Tra i nomi eccellenti finiti in manette anche quelli di Francesco Rando e Piero Govi. Entrambi hanno avuto ed hanno a che fare con la discarica brindisina. Il primo, infatti, sul finire degli anni 80 fu amministratore unico della Ines Sud che gestiva la discarica di Brindisi “meta” a quel tempo dello smaltimento delle ceneri della centrale Enel di Cerano. Francesco Rando subentrò a Giuseppe Giordano direttore tecnico, fino al 1988, anche della società che gestiva l’insediamento napoletano di Pianura. Alle Ines Sud subentrò poi nella gestione della discarica di Brindisi la società Formica Ambiente Srl, tra i cui soci figuravano Vittorio Ugolini e Vincenzo Fiorillo (finito in manette nel 2009 nell’ambito dell’inchiesta condotta dai carabinieri del Noe di Lecce). Fino al 2008 Fiorillo fu consigliere nella Systema Ambiente srl. Una quota di circa il 30% era detenuta proprio dalla Formica Ambiente che ha avuto a capo Manlio Cerroni. Nell’ambito dell’inchiesta sui rifiuti romani è stato arrestato Piero Govi, componente del cda della Formica Ambiente e in precedenza consigliere di un’altra società, la Slia di Malagrotta, poi sottoposta ad interdittiva antimafia. A subentrare fu la veneta Enerambiente che ha gestito per anni la raccolta dei rifiuti nel capoluogo campano e poi fallita nel 2012. Amministratore delegato di questa società era l’avvocato brindisino Giovanni Faggiano, condannato in primo grado e poi assolto in appello nel 2010 dall’accusa di favoreggiamento nei confronti dell’ex sindaco di Brindisi. L’arresto di Cerroni è solo l’ultimo dei filone di inchiesta che ha scoperchiato una serie di collegamenti trasversali, passaggi di proprietà e nomi “ricorrenti” su cui gli inquirenti e la magistratura stanno cercando di fare chiarezza, con non poche difficoltà.
La discarica Formica non lascia, anzi “raddoppia”
Da alcuni mesi la discarica Formica è rientrata in esercizio. La Regione Puglia, infatti, alla fine del gennaio scorso, non solo ha rilasciato l’Autorizzazione Integrata Ambientale, nonostante il parere contrario della Provincia di Brindisi, ma ha anche approvato l’ampliamento degli impianti che arriveranno ad occupare un volume di circa 1 milione e mezzo di metri cubi. Un via libera rilasciato senza la valutazione dell’impatto sanitario della discarica Formica sulla salute della popolazione residente, così come previsto dalla stessa legge regionale 21 del 2012 «Norme a tutela della salute, dell’ambiente e del territorio sulle emissioni industriali inquinanti per le aree pugliesi già dichiarate a elevato rischio ambientale». Una legge ad hoc approvata dalla giunta guidata da Nichi Vendola per tutelare le aree già a rischio come Taranto e Brindisi. Una vera e propria doccia che ha provocato l’immediata sollevazione da parte dei Comuni (San Vito dei Normanni in testa) che vivono a ridosso della discarica. Le campagne di monitoraggio delle acque di falda, condotte dall’Arpa Puglia negli anni 2008-2009 relative alle gestione della discarica da parte della società Formica Spa, mostrarono uno stato di grave inquinamento con il superamento dei limiti di legge di diverse sostanze, quali: piombo, manganese, cloroformio e nichel nei pozzi posizionati a valle della discarica. Il corpo di vigilanza della Provincia di Brindisi nel corso di un recente sopralluogo ha accertato la persistenza di un’ingente quantità di percolato che ammonterebbe a circa 21.000 m3, a fronte di 14.000 metri cubi dichiarati nell’ottobre del 2012. A dispetto dei dati emersi e della storia pregressa della discarica, questa scelta da parte della Regione Puglia non poteva, comprensibilmente, essere accolta senza reazioni critiche. Il Comune di Brindisi, che in un primo momento aveva dato il suo assenso, ha annunciato ricorso al Tar di Bari chiedendo l’istanza di sospensiva. Anche la Provincia di Brindisi ha deciso di appellarsi alla magistratura per chiedere il blocco degli impianti e dei lavori di ampliamento. L’udienza del Tribunale Amministrativo Regionale è fissata per il 9 aprile prossimo a Bari Se i giudici dovessero rigettare il ricorso, il sindaco di Brindisi Mimmo Consales, sostenuto dai primi cittadini di Mesagne, San Vito dei Normanni e Carovigno, si è detto pronto a ritirare in autotutela il parere favorevole precedentemente rilasciato dallo stesso ente comunale in fase istruttoria.
L’interpellanza della deputata Pd Elisa Mariano e le eco balle campane
Sulla vicenda la deputata brindisina del Pd Elisa Mariano, il 21 marzo scorso ha presentato un’interpellanza al ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti e della Salute Beatrice Lorenzin per chiedere «quali iniziative urgenti intendano porre in essere, per la tutela della salute e dell’ambiente dell’area del brindisino interessata alle attività della discarica» e se « se si ritenga opportuna, in tale contesto, una verifica da parte del Comando carabinieri per la tutela dell’ambiente». Nella stessa interrogazione, Elisa Mariano ha chiesto chiarimenti circa un’indiscrezione pubblicata il 19 marzo dal quotidiano “Il Sannio” di Benevento, secondo la quale circa 60.000 ecoballe semicombuste, circa 400 tonnellate di rifiuti altamente inquinanti, stoccate da ben nove anni nei pressi di Fragneto Monforte in provincia di Benevento, e più volte date alle fiamme tanto da imporre l’evacuazione di parte dei residenti, sarebbero in procinto di essere trasferite presso la discarica brindisina. L’amministratore giudiziario di Formica Ambiente Roberto Paoletta ha smentito nel modo più categorico « di aver smaltito o di essere prossima a smaltire presso la propria discarica rifiuti parzialmente combusti e, in particolare, oltre 400 tonnellate di ecoballe derivanti dagli incendi appiccati sulle colline di Toppa Infuocata o comunque provenienti dalla cosiddetta Terra dei fuochi”. In attesa dei chiarimenti ministeriali ufficiali, che dovrebbero giungere nei prossimi giorni, la paura tra i cittadini della zone resta palpabile.
Tumori, dati shock a Brindisi
Paure più che fondate. Maurizio Portaluri, direttore del reparto di Radioterapia di Brindisi, ascoltato in questi giorni in Commissione Sanità della Regione Puglia, ha presentato un rapporto shock sull’incidenza delle patologie tumorali tra la popolazione. Questo, tra i tanti dati rilevati, è tra i più inquietanti: le malformazioni congenite nella città di Brindisi sono il 17% in più di quanto atteso in base al registro europeo delle malformazioni, il 48% in più per le sole malformazioni cardiache. In particolare dal 2001 al 2010 sono nati 189 bambini con malformazioni congenite, 3 in più ogni anno rispetto alla media europea [Clicca qui per approfondire]



