“Abito in una cittadina vicino al confine con il Gambia e, a causa del conflitto militare tra i ribelli che controllano la zona e costringono i proprietari di aziende agricole a coltivare cannabis e a condividere i profitti con loro e i soldati, ho deciso di lasciare il paese…la mia intenzione non era quella di raggiungere l’Europa, ma semplicemente di lasciare il mio paese cercando di trovarne uno sicuro in cui vivere e lavorare…Giunto a Tambacounda, in autobus mi trasferivo a Bamako (Mali), passando per Kayes e pagando alla frontiera 5mila franchi ai soldati senegalesi e 2mila ai soldati del Mali. Raggiungevo, quindi, Ouagadougou e con un bus Niamey e, quindi, Agadez dove si trovano tanti organizzatori di viaggi verso la Libia…Venivo portato a Sabha, con un camion e consegnato, insieme ad altre persone, ad un certo Moussa che mi ha internato in una cittadina che si chiama Beni Qualid…poi a Tripoli con altri compagni che volevano raggiungere l’Europa…ma io volevo trovare un buon lavoro in Libia..Qui venivo trattato male dai libici, forse a causa del mio colore, quindi decidevo di trasferirmi in Europa, dove altri miei connazionali hanno trovato una giusta e onesta collocazione umana.
Contattavo un organizzatore e riuscivo a raggiungere Zouwarah dove la notte del 7 giugno, raggiunta la spiaggia, venivo fatto salire a bordo di un gommone e abbiamo iniziato la traversata..Gli organizzatori avevano dato disposizioni ad alcuni stranieri di come condurre l’imbarcazione e leggere la bussola..”. Fa un certo effetto leggere queste scarne dichiarazioni, rilasciate ad un nostro poliziotto da un senegalese appena sbarcato, il 9 giugno, in un porto siciliano, dopo essere stato soccorso in mare, insieme ad altri 210 migranti, da una delle navi della nostra Marina Militare, impegnate nella ben nota operazione Mare Nostrum. Qualcuno, forse, sulla scorta delle informazioni raccolte da queste persone, di appunti con annotazioni di cellulari e di nomi di “battaglia” di procacciatori e di organizzatori dei viaggi, cercherà di approfondire le lunghe e complesse indagini che riguardano la tratta delle persone, fenomeno che non accenna affatto a diminuire. Anzi, in modo sempre più frenetico, partono dalle coste africane, soprattutto dalla Libia che è fuori da ogni controllo, e, una volta soccorsi, vengono accompagnati nei vari porti siciliani. E’ evidente che, nonostante la generosità e la solidarietà straordinarie della gente siciliana, l’impatto umano che stanno affrontando quelle comunità, sul piano, in particolare, delle strutture di assistenza, non può essere retto a lungo. Lo vanno ripetendo molti sindaci ma anche esponenti di Governo che, come è capitato spesso di sentire, invocano aiuti dall’UE e, più recentemente, anche dall’ONU (che proprio ieri, 9 giugno, dopo un lungo silenzio, con una nota, ha sottolineato che l’Italia non può essere lasciata sola ad affrontare l’immigrazione). Anche i controlli, evidentemente, si allentano e sono molti quelli che poco dopo aver avuto una sistemazione di fortuna, si allontanano verso altre destinazioni.
Problemi di accoglienza e di sistemazione si stanno avendo anche in molti Comuni dove, sulla scorta di indicazioni ministeriali, vengo distribuiti i migranti-profughi. Problemi che si acuiscono anche per fondi insufficienti a fronteggiare tale emergenza. Si pensi che, alla data odierna, sono stati 50.821 i migranti soccorsi-sbarcati sulle nostre coste. Sottratti i 1.917 sbarcati in Puglia, i 771 della Calabria e i 4 della Sardegna, sono stati ben 48.108 quelli approdati in Sicilia. Tutto lascia prevedere che, stando così le cose, a fine anno saranno oltre 100mila gli stranieri soccorsi in mare superando in tal modo i 62mila del 2011, l’anno delle rivolte africane. Si rifletta, poi, sui problemi che si pongono con i minori, ben 7.596 nel 2014 e di questi 5.223 non accompagnati da nessun genitore o adulto. Il 27 e il 28 giugno pare che il tema dell’immigrazione sarà l’argomento principale in sede di Consiglio Europeo. Speriamo sia la volta buona per cercare di risolvere, tutti insieme, questo drammatico problema che riguarda centinaia di migliaia di persone pronte a salire sui gommoni dopo aver pagato, mediamente, almeno 1000 dollari a testa ed essere stati anche “bastonati” dai libici, nelle spiagge, poco prima di imbarcarsi, per un trattamento diverso da quello pattuito con i “procacciatori” del viaggio ( è la testimonianza raccolta dalla polizia italiana, di alcuni siriani soccorsi in mare dalla nave mercantile Maerk Rhode Island l’8 giugno u.s. e trasportati nel porto di Empedocle).



