Gela, indietro tutta

Nicola Ingargiola

A quattro anni dall’inchiesta “In&Out”, mossa sferrata al binomio mafia-imprenditoria a Gela, il giudice dell’udienza preliminare di Caltanissetta, Francesco Lauricella, ha assolto quello che, stando alle indicazioni acquisite dagli investigatori, avrebbe costituito la vera mente pensante del coordinamento economico-criminale, Nicola Ingargiola, ex vice-presidente del consiglio di amministrazione del “Consorzio Nazionale della Produzione e Lavoro”, storica società con sede a Roma, attiva fino al 2004 entro la dimensione dell’indotto Eni.  L’imputato, dunque, non avrebbe rappresentato gli interessi della famiglia Emmanuello, interessata ad acquisire profitti anche dall’industria pesante, essendone, al contrario, vittima.

 La decisione assunta dai giudicanti nisseni si pone, così, in contrasto anche con la battaglia che, all’epoca, venne condotta dall’ex sindaco, ed oggi europarlamentare Pd, Rosario Crocetta, scagliatosi, dopo aver avuto la conferma del salvataggio dei 240 dipendenti ex “Co.Na.Pro.”, trasferiti ad altre ditte, contro l’odierno imputato ed i suoi legami con una politica nazionale “spuria”.  La revoca dell’informativa antimafia all’azienda, infatti, aveva indotto anche un ex senatore della Repubblica, Liborio Ognibene di “Nuova Sicilia”, formazione voluta da Bartolo Pellegrino, già assessore regionale al territorio, a scagliarsi, dal soglio parlamentare, contro le azioni e le denunce poste in essere dal “sindaco della legalità”. 

Nicola Ingargiola, invece, alla luce della decisione assunta dalla magistratura nissena, si vede totalmente scagionato dalle accuse mossegli.  “Co.Na.Pro.”, tra le molte società operanti nell’ambito dell’indotto Eni, non era certamente una gregaria, tutt’altro: al momento dell’espulsione stabilita dai vertici della multinazionale lombarda, sulla base di un giudizio negativo espresso dalla Prefettura di Roma circa il rischio di “mafiosità” della stessa, si accingeva all’edificazione di un grande impianto per la desolforazione delle benzine ed alla partecipazione ad una nuova gara d’appalto dagli importi decisamente elevati.  Nessun concorso esterno in associazione mafiosa, né rapporti con l’allora reggente del gruppo Emmanuello, Crocifisso Smorta, tra le fonti più utili alla sua assoluzione.