Le nostre forze politiche di maggioranza sono impegnate in uno stillicidio continuo, una specie di work in progress, con l’obiettivo di arrivare a un risultato che ricorda il racconto della Bibbia sulle cavallette d’Egitto che coprirono tutto il paese oscurandolo.
Lungo è il catalogo e c’è il rischio di dimenticare più di una voce.
Comunque sia, si parte da un considerevole aumento della discrezionalità della pubblica amministrazione, con una contestuale minimizzazione dei controlli, coinvolgendo addirittura la Corte dei Conti. Vi sono poi la cancellazione dell’abuso di potere e l’attacco al traffico di influenze, nonostante le direttive europee di segno tutt’affatto contrario. Il conflitto di interessi non è oggetto di riforma e continua a fare danni incontrastato.
Le intercettazioni vengono ostacolate e sono come lobotomizzate; la disciplina del loro impiego si fa sempre più farraginosa e complessa: oggi sembra per lo più mirata a far perdere tempo, con punte kafkiane tipo la inutilizzabilità per i reati connessi che vanifica acquisizioni importanti, con sostanziale grave riduzione dei poteri di indagine della magistratura.
Senza mai dimenticare che dietro l’angolo – ossessione irriducibile e permanente ! – sta in agguato la separazione delle carriere tra Pm e giudici che comporta in sostanza, ovunque sia realizzata, la fine della indipendenza della magistratura e quindi della legge almeno tendenzialmente eguale per tutti.
Aggiungiamo la propensione della Premier ad additare come nemici suoi e della patria tutti coloro che osano criticarla (da Scurati a Saviano a Canfora), esercitando a suo favore un potere enorme sproporzionato rispetto a quello di coloro che la contestano. Fino al punto che ormai scatta spesso una sorta di censura in automatico, senza bisogno di ordini, perché si gioca d’anticipo per compiacere il potere.
chini e imbavagliati
Mentre si diffonde l’accettazione rassegnata del nuovo andazzo finendo per viverlo come normale, salvo casi esorbitanti e particolarmente simbolici (Scurati in quanto XXV aprile) che producono fiammate presto spente da una «semplice» realtà: che se vuoi andare avanti devi abbassare la cresta (anzi la testa) e comunque tacere sul Governo.
Per non parlare dei «bavagli» di vario tipo imposti o in arrivo per l’informazione e la magistratura. Le quali presidiano una sfera non decidibile dal potere politico, quella della dignità dei diritti di tutti: sottratta al potere della maggioranza e affidata a custodi (appunto una stampa libera e una magistratura indipendente) estranei al processo elettorale ma non alla democrazia. Anche perché il processo è liberamente interpretato sugli organi di informazione dalla parte privata, il che dovrebbe consentire, per il naturale riequilibrio delle parti, una lettura speculare ad opera della parte pubblica, anche per precisazioni e chiarimenti a protezione dei soggetti coinvolti.
Tanto più che i problemi sorgono soprattutto nel caso del difensore che abbia un committente «forte», che tiene a veder soddisfatti i suoi interessi oltre che riconosciuti i suoi diritti; per cui richiede al difensore anche aiuto perché non sia danneggiata la sua immagine presso l’opinione pubblica. E se questa è la realtà quotidiana, pretendere di ingessare più tanto il rapporto dei magistrati con la stampa e la stampa stessa si risolve in un favore ai potenti a scapito dei cittadini qualunque: una giustizia asimmetrica.
il peggio deve ancora venire
Ma il peggio del catalogo deve ancora venire. Sono vicine al traguardo due riforme costituzionali (premierato e autonomia differenziata) che segneranno per decenni il nostro futuro e la qualità della democrazia italiana. Gustavo Zagrebelsky ebbe a dire che siamo «quasi al punto zero della democrazia». Mentre Michele Ainis ha denunziato il «silenzio degli astanti» come se le riforme non ci riguardassero più di tanto.
Eppure con il premierato si punta ad un fortissimo potenziamento dell’esecutivo, con inevitabili pesanti ricadute sull’intero sistema vigente, a partire dal Capo dello stato, svuotato di ogni significativo potere, con effetti a cascata via via fino al CSM e alla Consulta. E allora, come non chiedersi in che misura il «nuovo» sia compatibile con una autentica democrazia?
Quanto poi alla Autonomia differenziata è successo l’inimmaginabile, come fossimo nel teatro dell’assurdo. In Commissione «Affari costituzionali» un voto sfavorevole alla maggioranza non è stato proclamato dal presidente (uomo della maggioranza) che ha bellamente deciso di procedere a una nuova votazione come se niente fosse accaduto. Il tutto con l’avallo del presidente della Camera, anch’egli uomo della maggioranza. Un esempio da manuale di quel fenomeno che già secoli fa Alexis de Toqueville denunziava come «tirannide della maggioranza».
Da notare che il principale promotore della Autonomia differenziata è il ministro Roberto Calderoli, lo stesso che anni fa ebbe a chiedersi – a fronte di una pronuncia della Consulta non gradita – chi sono questi 15 signori che osano andare contro la volontà del popolo? Vien da dire che l’imprinting è sempre lo stesso.
Ma è più serio citare Piero Calamandrei quando ammonisce che: «la libertà è come l’aria; ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per 20 anni e che io auguro a voi di non sentire mai».
Un augurio che conserva – ancora oggi – il suo valore.
* Fonte: Rocca n°11 – 01 giugno 2024
Rocca è la rivista della Pro Civitate Christiana di Assisi



