Il Csm apre un pratica su Roberto Scarpinato

«Caro Paolo … stringe il cuore a vedere talora tra le prime file, nei posti  riservati alle  autorità,  anche personaggi la cui condotta di vita sembra essere la negazione stessa di quei valori di giustizia e  di legalità per i quali tu ti sei fatto uccidere; personaggi dal passato e dal presente equivoco  le cui vite – per usare le tue parole – emanano quel puzzo del compromesso morale  che tu tanto aborrivi e che si contrappone al fresco profumo della libertà». Inizia con queste parole il suo intervento pubblico in ricordo dell’amico Paolo Borsellino il procuratore capo di Caltanissetta Roberto Scarpinato. Un discorso certamente duro e carico della passione morale di un magistrato che ha indagato da sempre sulla stagione della trattativa tra pezzi dello Stato e Cosa nostra.

Indagini che lo hanno spinto a scoprire, e con lui i colleghi della Procura di Palermo – i lati oscuri di una stagione ancora coperta di misteri, silenzi e complicità. L’impegno di Scarpinato a Caltanissetta, così come quello di Ingroia a Palermo, ha fatto si che le indagini ripartissero e che i processi basati sulle dichiarazioni di Scarantino fossero annullati.

«E così Paolo – prosegue nel suo discorso Scarpinato – ci siamo spinti laddove voi eravate stati fermati e dove sareste certamente arrivati se non avessero prima smobilitato il pool antimafia, poi costretto Giovanni ad andar via da Palermo ed infine non  vi avessero lasciato morire. Abbiamo portato sul banco degli imputati e abbiamo processato gli intoccabili: presidenti del Consiglio, ministri, parlamentari nazionali e regionali, presidenti della Regione siciliana, vertici dei Servizi segreti e della Polizia, alti magistrati, avvocati di grido dalle parcelle d’oro, personaggi di vertice dell’economia e della finanza e molti altri. Uno stuolo di sepolcri imbiancati, un popolo  di  colletti bianchi che hanno frequentato le nostre stesse scuole, che  affollano i migliori salotti, che nelle chiese si battono il petto dopo avere partecipato a summit mafiosi. Un esercito di piccoli e grandi Don Rodrigo senza la cui protezione i Riina, i Provenzano sarebbero stati nessuno e mai avrebbero osato sfidare lo Stato, uccidere i suo rappresentanti e questo paese si sarebbe liberato dalla mafia da tanto tempo».

Un discorso che – si apprende oggi dalle agenzie di stampa – ha indotto il Csm ad aprire una pratica nei confronti di Roberto Scarpinato. L’iniziativa è partita dal componente laico Nicolò Zanon che ha chiesto al Comitato di presidenza di investire del caso la Prima sezione dell’organo di autogoverno dei magistrati. La sezione che si occupa di misure disciplinari che – tra l’altro – possono prevedere il trasferimento d’ufficio.  L’iniziativa del Csm ha sollevato polemiche e prese di posizioni.

Agnese Borsellino, la vedova del magistrato palermitano dichiara: «Condivido ogni parola della lettera emozionante con la quale Roberto Scarpinato si è rivolto a Paolo. Non avrei mai immaginato – aggiunge – che alcuni stralci di quella lettera inducessero un membro laico del Csm a chiedere l’apertura di un procedimento a carico del procuratore generale di Caltanissetta e fossero ritenute così gravi da giustificarne la richiesta di trasferimento per incompatibilità ambientale e funzionale». 

«Se vi è oggi un magistrato “compatibile” con le funzioni attualmente svolte – sottolinea la signora Borsellino – quello è il dottor Scarpinato, che non dimenticherò mai essere stato uno degli otto sostituti procuratori della direzione distrettuale antimafia di Palermo, che all’indomani della morte del “loro” procuratore aggiunto Paolo Borsellino, rassegnò le dimissioni, poi fortunatamente rientrate, dopo avere avuto il coraggio e la forza di denunciare le divergenze e le spaccature di “quella” Procura di Palermo che avevano di fatto isolato ed esposto più di quanto già non lo fosse mio marito».

Sostegno a Scarpinato anche dall’Anm. La giunta dell’associazione palermitana scrive in una nota che: «Sembra che la vicenda sia scaturita dall’analisi del contenuto di una lettera ideale indirizzata a Paolo Borsellino, letta pubblicamente da Scarpinato in occasione delle manifestazioni per la celebrazione del ventennale della strage di via D’Amelio. La libera manifestazione del pensiero, di cui quella lettera è alta espressione e la assoluta mancanza di ogni contenuto o intento diffamatorio o anche solo denigratorio, inducono la giunta a manifestare la propria partecipe vicinanza al collega Scarpinato nelle cui parole si riconoscono e a rilevare con preoccupazione che l’iniziativa assunta dal Csm oltre ad acuire le già forti tensioni registrate attorno al caso Borsellino, rischia di apparire censoria verso un richiamo alto e condiviso per un impegno collettivo alla ricerca della verità sui retroscena delle stragi del 1992 – 1993, che hanno mutato il corso della storia del nostro paese».