Il messaggio degli immigrati in catene. Non si trasferiscono persone ma merce avariata

Immigrati trump

La foto pubblicata dalla Casa Bianca con i primi immigrati incolonnati verso l’aereo che li allontana dagli Stati Uniti ha molti dettagli importanti e non casuali. Sono in fila, tutti incatenati. Le catene non stringono solo i polsi ma sono attorno al corpo.

Nello stesso modo arrivavano nel continente americano gli schiavi dall’africa. Facile immaginare l’effetto che questa foto può avere sugli afroamericani d’America. A scortarli non sono agenti di custodia o di frontiera, ma soldati in divisa mimetica.

Il messaggio è che gli Stati Uniti sono in guerra e quella con gli immigrati non è un’operazione di polizia ma una battaglia contro un nemico. Trump ha chiesto l’impiego di unità militari alla frontiera nonostante l’obiezione del Pentagono: a che servono cannoni e mitragliatrici per rimpatriare gli immigrati?

D’altronde il mezzo  su cui vengono fatti salire i deportati nella foto non è un aereo normale ma un cargo militare da trasporto. Non sono così tanti da giustificare l’uso di un mezzo simile.

Il messaggio è che non si trasferiscono persone ma si scarica merce avariata. Lo scopo della pubblicazione della foto è fare rumore, dimostrare che la promessa di cacciare gli immigrati viene mantenuta. Ma è un modo per nascondere la realtà: rispettare la promessa di deportare dieci milioni di persone è impossibile, più facile spettacolarizzare il rimpatrio di dieci persone.

Non bisogna fare l’errore di pensare che operazioni come questo sollevino rabbia e critiche a Trump. La maggioranza degli americani ritiene l’immigrazione irregolare un problema .

Ma il numero di rimpatri è stato più alto durante le presidenze di Biden e Obama che durante la prima presidenza Trump. Come dire non si tratta di sostanza ma di forma.

Da sempre, nella storia, la persecuzione e l’umiliazione di una minoranza da parte del potere è uno spettacolo che può suscitare plauso e addirittura ammirazione.

Fino a quando quella persecuzione arriva a colpire chi sta applaudendo. E a quel punto è troppo tardi.

Fonte: Articolo 21