In democrazia c’è sempre un ambito nel quale si affrontano tesi ed opinioni, si costruiscono dibattiti, leggi e mediazioni: sono le regole della convivenza civile, per noi italiani si chiama Carta Costituzionale. Una serie di orientamenti e di regole che offrono la più ampia discrezionalità di opinione e di diritti, se la Carta viene osservata fino in fondo, dando a ciascuno il diritto di esprimere le proprie idee e di difenderle , anche di violare quelle leggi che si ritengono ingiuste, purchè si resti dentro quell’ambito, non si finisca per uscire da quel perimetro di non violenza e rispetto delle persone, dei diritti e delle idee, anche di chi la pensa in modo diverso. Ebbene, il 15 ottobre a Roma, alla grande manifestazione degli indignati, le violenze di Piazza San Giovanni, sono decisamente uscite da quel perimetro di legittimità costituzionale. Basterebbe questo aspetto per dire il NO che ci sentiamo di scrivere qui a chiare lettere. Ma c’è anche un aspetto di opportunità; relativo, rispetto al precedente vincolo inderogabile, ma importante nella società della comunicazione nella quale viviamo.
Un amico di Libera Informazione ieri ci scriveva: in Val di Susa, domenica 23 ottobre,non ci sono stati incidenti, nessuna immagine di devastazione e di lacrimogeni da mandare in onda, nessun estintore gettato contro gli agenti, nessun blindato bruciato, ma solo donne, uomini e bambini in corteo pacifico: allora la notizia è scesa precipitosamente in fondo ai TG e nelle pagine interne dei giornali, nessuna spiegazione dei motivi della manifestazione contro la Tav, siano essi condivisibili o meno. Un esempio che il nostro amico e lettore ci ha inviato per chiedere di riflettere: noi giornalisti per il sistema delle comunicazioni e di informazione, ma anche le associazioni e gli indignati scesi in piazza il 15 ottobre. Perché non è un caso che gli incidenti siano esplosi a Piazza San Giovanni, là dove erano piazzate almeno 6 telecamere fisse, più molte altre “a spalla”, delle più importanti TV italiane e straniere: E quegli incidenti, causati da 500-1000 persone al massimo, hanno così soverchiato e messo in ombra le ragioni delle 200mila o 300mila persone che erano scese in piazza in Italia, insieme alle migliaia e migliaia di persone nelle altre città del mondo. Incidenti causati scientificamente da poche persone, sapendo che in TV i violenti avrebbero avuto quella supremazia che per strada e tra i manifestanti non avrebbero mai avuto.
Ed allora noi di Libera Informazione apriamo sulle nostre pagine lo spazio per poter far parlare le ragioni di chi era in piazza il 15 ottobre, per dare voce a chi vuole affrontare quei problemi e non ha potuto far capire le proprie ragioni di indignato. Ma anche a chi vuole discutere su quelle violenze perché non accadano più, a chi vuole capire da dove nasce la rabbia di una vita sempre pracaria e senza prospettive; e perché i violenti siano estromessi dalle piazza di chi vuole protestare.
Come scriveva pochi giorni fa l’economista Guido Rossi sul Sole24ore,”gli indignati non sono certo a favore dell’antipolitica, bensì di una politica che persegua, anche nella globalizzazione, fini di giustizia e risolva a tutti i livelli, le sempre più intollerabili diseguaglianze, figlie del predominio della finanza”.



