
Vito Damiano neo sindaco di Trapani, Pdl, generale dei carabinieri in pensione, ex uomo del controspionaggio italiano, del quale oggi si è parlato tanto per via di una sua dichiarazione che suonava in sostanza così, “parlare di mafia significa fare pubblicità alla mafia”, ha incontrato la stampa per spiegare il perché di queste sue dichiarazioni e da uomo dei servizi si comporta di conseguenza, sulle cose delicate meglio la consegna del silenzio, ma è da politico che ha sorpreso tutti. Cosa avrebbe fatto un altro politico al suo posto. Avrebbe detto che è tutta colpa dei giornalisti, chi ha scritto le sue dichiarazioni lo ha frainteso, il cronista ha capito quello che gli faceva comodo capire e che lui quelle cose non le aveva dette. E invece? Tutto il contrario, il sindaco Damiano ha confermato per filo e per segno. Dando anche spiegazione di ciò.
Ha detto che il suo sentire scaturisce dall’avere visto rappresentazioni teatrali, produzioni scolastiche, dove chi recita è tutto vestito di nero, magari con la coppola, oppure recita a memoria le frasi di libri, “manifestazioni retoriche e talvolta patetiche, spettacoli che parlano di mafia ma che non lasciano nulla nei giovani”. “E’ giusto parlare di legalità – ha continuato – ma di legalità concreta, ecco che allora un laboratorio e uno studio finale dedicato all’alimentazione, che faccia crescere in ogni caso la dote culturale di ognuno, lo preferisco ad un laboratorio sulla mafia”. Sulla lotta alla mafia il sindaco si è detto convinto che non si faranno passi indietro e che gli organi preposti “continueranno la lotta” ma ha aggiunto “non mi piace vedere manifestazioni dove gli studenti recitano perché imbeccati”. Rispondendo alle domande sfidando anche le contraddizioni ha insistito nelle sue convinzioni: “Dobbiamo dare semmai ai ragazzi la convinzione che è vera l’affermazione di Falcone e cioè che la mafia può morire”. Ma sul “come” fare questo non ci sono indicazioni.
Quando però al sindaco Damiano si è chiesto di indicare quali, a suo avviso, sono state manifestazioni retoriche non ha fatto alcun esempio concreto, quando gli si è ricordato che la sua prima uscita pubblica è stata in occasione della manifestazione di Libera Trapani organizzata per il 23 maggio (anniversario strage di Capaci) e gli si è chiesto il giudizio, ha risposto di essere rimasto favorevolmente impressionato, perché i lavori presentati dagli studenti erano variegati ed in chiave antimafia, c’era anche il laboratorio sui sapori. Quando gli è stato fatto presente che a Trapani sono queste le manifestazioni che coinvolgono le scuole nell’impegno per la legalità e contro la mafia, ha risposto che in effetti il suo giudizio nasceva da altre cose che aveva visto a Catania, quando era comandante provinciale. E allora che c’entra Trapani? Nulla. Alla fine però registriamo che nonostante tutto il sindaco Vito Damiano ha chiesto che la parola mafia nelle scuole venisse un po’ contratta, tutto il contrario di quello che diceva Borsellino che chiedeva che di mafia se ne parlasse ovunque per additarla come pericolo e soprattutto nelle scuole.
«Crediamo che solo una conoscenza superficiale del mondo scolastico trapanese ha fatto fare quelle dichiarazioni al sindaco di Trapani, dott. Vito Damiano, a proposito delle iniziative antimafia a scuola – afferma in una nota il coordinamento di Libera Trapani». «Noi abbiamo memoria dell’impegno di tanti studenti, giovanissimi e giovani, che hanno elaborato e presentato iniziative che hanno spaziato in tutti i settori della vita sociale e hanno fatto toccare con mano agli adulti, spesso increduli dalle nostre parti a proposito della presenza del fenomeno mafioso, come le mafie ancora oggi riescono ad infiltrarsi nei settori sociali – continuano». «Non abbiamo mai visto studenti recitare vestiti di nero, con coppole e lupare, ma li abbiamo visti vestiti di bianco e se proprio indossavano magliette scure erano quelle dove è scritta a colori la parola “Libera” e recanti i volti delle vittime della mafia o ancora le parole di chi è stato ucciso dalla mafia per le sue idee. E poi li abbiamo visti recitare con convinzione e non in modo automatico le frasi di grandi uomini come Sciascia, Falcone, Borsellino, per citare alcune delle loro “fonti”». «Prendiamo atto che il sindaco Damiano ha spiegato che quella sua convinzione discende dall’avere visto, ma lontano da Trapani, spettacoli di grande retorica – concludono da Libera – Trapani da qualche anno ha conosciuto l’impegno delle scuole contro la mafia, prima era il tabù, e non ha conosciuto affatto aspetti retorici come lui stesso ha potuto apprezzare lo scorso 23 maggio partecipando alla manifestazione che si è tenuta al teatro Don Bosco. In questo contesto quindi siamo portati quasi a capire il perché delle sue parole che però non condividiamo quando le stesse prendono anche altro contenuto, il sindaco ha affermato che la parola mafia a scuola deve essere “contratta” noi pensiamo di no e la pensiamo come Paolo Borsellino, “parlatene di mafia, parlatene in ogni dove a cominciare dalla scuola”. Noi speriamo che di mafia se ne continui a parlare non solo a scuola ma anche nelle sedi politiche e istituzionali che dalle nostre parti restano poco resistenti all’influenza mafiosa».



