A ricordare che ci siano problemi nella gestione delle convocazioni degli stranieri e nel rilascio/rinnovo dei permessi di soggiorno è stata, alcuni giorni fa, la protesta, a Brescia, della comunità di immigrati che ha lamentato, tra l’altro, il numero molto alto di pareri negativi al rilascio del titolo di soggiorno legati al requisito del reddito.
In realtà, in generale, la questione riguarda il sostanziale fallimento della procedura di emersione (c.d. sanatoria) prevista dal Decreto Legge 34/2020 per la quale risultano essere state presentate (alla data del 10 maggio scorso) presso gli Sportelli Unici degli Uffici Territoriali (Prefetture) 207.824 istanze, di cui 15.412 già nella disponibilità delle Questure per il rilascio del titolo di soggiorno.
Dalla emersione, che ha riguardato solo i settori dell’agricoltura, del lavoro domestico e dell’assistenza alla persona, è risultata esclusa una buona fetta di stranieri come quelli che lavorano nelle fabbriche, nella logistica e in altri settori. Non c’è dubbio che tutta la complessa macchina burocratica del rilascio e rinnovo dei permessi di soggiorno è stata inceppata anche dall’emergenza sanitaria (ancora in corso anche se in attenuazione) che ha richiesto l’adozione di misure idonee a garantire il necessario distanziamento sociale, realizzato anche attraverso una riduzione degli appuntamenti preso gli Uffici immigrazione delle Questure e la contestuale adozione dello smart working.
Una temporanea boccata d’ossigeno per gli stranieri è arrivata con il D.L. n.56 del 30 aprile scorso con cui è stata disposta una ulteriore proroga dei permessi di soggiorno con scadenza il 31 luglio p.v. una opportunità che deve servire “..per accelerare la definizione dei procedimenti amministrativi ancora pendenti e per ridurre sensibilmente i tempi di convocazione dell’utenza al fine di non comprimere ulteriormente le aspettative degli aventi diritto”.
In tal senso la sollecitazione del Capo della Polizia in una circolare inviata l’11 maggio scorso a tutti i Questori ai quali viene richiesta “l’adozione di urgenti e immediate misure risolutive della problematica” con adeguati “piani di recupero” per annullare i notevoli ritardi accumulati. “Piani di recupero” che, precisa ancora il Capo della Polizia, devono prevedere “aperture quotidiane al pubblico (..) con eventuale coinvolgimento dei Commissariati distaccati anche al solo fine del rilevamento delle impronte”, limitando l’impiego in altre attività istituzionali del personale in servizio negli Uffici immigrazione (punto non sempre realizzabile per i tanti servizi, anche emergenziali, quotidiani), prevedendo “anche in via temporanea” un rafforzamento dell’organico dei predetti Uffici ( con una “coperta” già corta) per smaltire l’arretrato.
Va, comunque, sottolineata l’attenzione e la sensibilità al tema in questione dei vertici dell’Amministrazione della P.S. già intervenuti peraltro, nel recente passato, con la Direzione Centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle Frontiere ad assicurare ulteriori risorse tecnologiche alle Questure (2.000 apparecchiature tra pc, scanner e stampanti), umane agli Uffici immigrazione (397 mediatori culturali, 120 lavoratori interinali ai quali si dovrebbero aggiungere ulteriori 384 con le procedure di selezione in fase di definizione) e finanziarie (monte ore di straordinario aggiuntivo per le esigenze in tema di immigrazione).
Le ansie e le “pene” per i molti stranieri in attesa del tanto sospirato documento dovrebbero attenuarsi nelle prossime settimane con l’ulteriore impegno e professionalità dei tanti poliziotti e poliziotte addetti ad un settore così delicato e complesso come quello dell’immigrazione. Il Capo della Polizia, intanto, ha fatto la sua parte dando le opportune disposizioni per la risoluzione della problematica.
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