L’anno giudiziario, visto da Trapani

Giustizia

L’accento posto è forte deciso. È il
grido di allarme più autorevole che può uscire dal Palazzo di Giustizia.
Lo si trova nella relazione, fornita alla Procura Generale di Palermo
in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario, e che reca la firma
del capo della Procura, Giacomo Bodero Maccabeo da sei anni alla guida
della squadra di magistrati che sono impegnati sui due fronti, la lotta
al crimine semplice e organizzato e contro quello mafioso.

Un ufficio
che ha avuto aumentato il carico di responsabilità dovendosi occupare
dei procedimenti delle misure di prevenzione dell’intero territorio
provinciale, ma che si è assottigliato e che entro quest’anno supererà
il 50 per cento delle vacanze di organico. Degli 11 in organico oggi
la Procura ha 7 pm in servizio, ma prima della prossima estate altri
due verranno trasferiti mentre scadrà l’applicazione di un terzo. Con
il procuratore Bodero Maccabeo e l’aggiunto Anna Maria Leone resteranno
solo in servizio altri 4 sostituti. Ci sono stati e ci saranno altri
trasferimenti di pm, e non ne arriverranno di nuovi. Le nuove norme
impediscono ai magistrati di prima nomina di potere accedere alle procure,
quelli già in carriera non pensano ad assumere servizio presso le procure
cosidette di frontiera, e Trapani è una di queste. Non ci sono ancora
gli «incentivi» che erano stati promessi dal Governo, per cui la situazione
è drammatica. Le cose non vanno bene in Procura ma nemmeno in Tribunale
dove i collegi giudicanti spesso fanno ricorso alla nuova legge che
permette il rinvio per un massimo di quasi due anni dei processi per
potere svolgere quelli a rischio prescrizione e più importanti.

«La Procura – scrive il procuratore
Bodero Maccabeo – attraversa attualmente uno dei più gravi momenti
di crisi. Senza un tempestivo intervento legislativo la situazione appare
senza alternative anche perché l’esperienza insegna che, salvo rarissime
eccezioni, i concorsi banditi per la copertura ordinaria dei posti presso
questa Procura, nel corso dell’ultimo decennio, sono andati generalmente
deserti».

Soluzioni?  «Un’idonea contromisura
potrebbe essere costituita dall’adozione urgente di provvedimenti legislativi
attualmente allo studio, finalizzati ad assicurare incentivi economici
e di progressione in carriera a magistrati disponibili al trasferimento».

Un problema, quello dei vuoti di organico,
che riguarda anche il personale amministrativo e una macchina della
giustizia in generale che si trova anche a corto di fondi per fare funzionare
gli uffici e le cancellerie, e comprare la benzina per i propri mezzi.
Un bel vedere a fronte del ben dire di chi Governa.

Questo non significa che vi sia una paralisi:
«C’è tanta responsabilità professionale – dice il procuratore – con
questa si affronta un territorio irto di insidie e di difficoltà. Se
si usano certi termini lo si fa per rappresentare i fatti in termini
realistici per la tempestiva adozione di provvedimenti legislativi,
a mio giudizio indilazionabili, e non per suscitare scoraggiamento.
La Procura  ha continuato efficacemente a svolgere le sue molteplici
attività, nell’azione di contrasto all’attività della criminalità
organizzata radicata in profondità nel territorio del circondario trapanese».

Lo stato di salute del territorio? «Una
permanente situazione di grave di pericolo per la vita della società
civile a causa delle profonde infiltrazioni capillarmente diffuse ed
altamente inquinanti della criminalità organizzata, meglio nota come
“Cosa Nostra”, in gangli vitali della attività politica,
economica ed amministrativa locale, in spregio ad ogni principio di
legalità. Nelle parole più che nei fatti continua ad abbondare il
richiamo alla legalità. Salvo rare eccezioni (tra le quali va esemplificativamente
segnalata per l’alto significato simbolico la manifestazione indetta
dalla Prefettura di Trapani in occasione dell’anniversario della strage
di Capaci), prevalgono vuoti esercizi retorici».

E a proposito di amministrazioni pubbliche:
«Nelle istituzioni pubbliche, accanto alla vera contiguità mafiosa,
continua ad allignare “l’humus” di illegalità più volte
richiamato in passato che opera in modo autonomo, favorendo le eventuali
richieste provenienti da Cosa Nostra».