L’ex ministro Mancino resta nel processo sulla trattativa Stato – mafia

Secondo atto dell’udienza preliminare dell’inchiesta sulla “trattativa” Stato – mafia. Si è svolto  nell’aula bunker del carcere Ucciardone il procedimento che vede imputati l’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino, il generale Mario Mori, il colonnello Giuseppe De Donno, Marcello Dell’Utri, Calogero Mannino ma anche boss del calibro di Bernardo Provenzano e Toto’ Riina. Lo scorso 29 ottobre, sono stati affrontati dal gup del Tribunale di Palermo, Piergiorgio Morosini, solo alcune questioni e proprio  la Corte d’Appello civile di Palermo ha respinto la richiesta di ricusazione che era stata avanzata a fine ottobre dal legale di uno degli imputati, De Donno, nei confronti del gup Morosini,  chiamato a decidere sul rinvio a giudizio di 12 imputati. L’udienza si è svolta anche oggi a porte chiuse. 
Le parti civili. I familiari di Claudio Traina, l’agente di scorta di 26 anni morto nella strage di via D’Amelio, e i figli del caposcorta del magistrato Agostino Catalano, hanno chiesto di costituirsi parte civile. Nel corso della prima udienza, svoltasi il 29 ottobre nell’aula bunker del carcere Pagliarelli, hanno avanzato richiesta di costituzione di parte civile il Governo nazionale, il comune di Palermo, il Centro Pio La Torre, il Prc, i familiari dell’eurodeputato Dc Salvo Lima, l’ex capo della Polizia Gianni De Gennaro, Salvatore Borsellino, per il movimento delle Agende Rosse e familiare del magistrato ucciso in via D’Amelio, e il sindacato di polizia Coisp. Anche l’associazione antiracket di Marsala (Trapani). Sempre nella prima udienza preliminare avevano chiesto di costituirsi parte civile, tra gli altri, Salvatore Borsellino, le Agende Rosse, il Comune di Palermo, la Presidenza del Consiglio (fatta eccezione per l’imputato Nicola Mancino), Rifondazione comunista, Centro Pio La Torre, Gianni De Gennaro contro Massimo Ciancimino e il sindacato di Polizia Coisp.
Respinte parti civili familiari via D’Amelio. Il fratello del giudice Paolo Borsellino e gli altri familiari delle vittime delle stragi di mafia di Capaci e via D’Amelio e il poliziotto sopravvissuto alla strage, Antonio Vullo,  non sono stati ammessi come parte civile dal Gup Piergiorgio Morosini; Rigettata anche la richiesta dell’associazione antiracket di Marsala (Tp). Per tutti loro, secondo il gup, non ci sarebbe «un nesso causale diretto e immediato» tra il reato di minaccia a corpo politico dello Stato contestato agli imputati e il dolore patito per la morte dei familiari. 
Ammessi come parte civile. Salvatore Borsellino invece è stato ammesso in qualità di presidente del comitato delle Agende rosse. Così anche per la Presidenza del Consiglio dei Ministri,  Rifondazione Comunista, il Comune di Palermo, il Centro Pio La Torre, l’ex capo della polizia Gianni De Gennaro, i familiari dell’ex eurodeputato Salvo Lima, ucciso dalla mafia nel ’92 e il sindacato di Polizia, Coisp. 
Mancino resta nel processo. Rigettata, infine,  l’istanza fatta dal legale di  Nicola Mancino che aveva chiesto di separare la posizione dell’ex ministro da quella degli altri imputati – boss, politici, ex ufficiali del Ros e Massimo Ciancimino – mancando la connessione tra le condotte contestate. Per il gup, invece la connessione c’è. Almeno allo stato – ha precisato il giudice – visto che le parti potrebbero fare altre questioni procedurali e che nuove acquisizioni probatorie potrebbero entrare nel processo.