L’inchiesta sul politico Costa e le parole mai smentite dell’on. Casini

Enzo e Davide, padre e figlio, la politica di mezzo. Sono i Costa, navigati politici marsalesi. Enzo è stato molti anni addietro, ai tempi della Prima Repubblica, deputato regionale del Psdi, assessore in diversi Governi, David, il figlio, è stato eletto in anni più recenti, e dopo il ritiro del padre, con il Ccd, poi è passato con l’Udc, anche lui assessore regionale più volte, fino ad arrivare alle disavventure giudiziarie, un avviso di garanzia prima, successivamente l’arresto per concorso esterno in associazione mafiosa nel 2005, coinvolto nelle indagini denominate “Peronospera”, coordinate dalla Dda di Palermo e condotte dalla Squadra Mobile di Trapani. Una carriera politica interrotta quella di David Costa, aspettava il verdetto della Cassazione per rientrare nell’agone, dove comunque pian piano era riuscito a mettere piede facendo da regista anche alle ultime elezioni amministrative, dalla sua parte poteva vantare di avere ben due sentenze di assoluzione ma la massima Corte ha appena rifiutato di porre il sigillo dell’assoluzione definitiva, ha deciso meno di 48 ore addietro di tornare a fare celebrare il processo di secondo grado, accogliendo contro l’assoluzione dell’on. Costa il ricorso della procura generale di Palermo. David Costa deve tornare sotto processo, resta imputato di concorso esterno in associazione mafiosa.
 
Gli atti giudiziari consegnano un quadro di presunti continui contatti tra David Costa e l’organizzazione mafiosa marsalese: sostegno elettorale, scambi di favori, interventi per sbloccare finanziamenti regionali e pratiche di banca, assunzioni di boss e di figli di boss, raccomandazioni da capi mafia, addirittura David Costa un giorno si sarebbe rivolto ai mafiosi per bloccare la candidatura a sindaco di un suo avversario politico, il senatore socialista Pietro Pizzo, un altro che no alla mafia non l’avrebbe potuto dire per via anche di vicendevoli rapporti di frequentazione.
 
Ma ciò che emerge da questa vicenda, per via di alcune intercettazioni, è la spudoratezza dei Costa, padre e figlio, che ben sapendo le vicende giudiziarie, arrivano addirittura a “mettere nel sacco” un politico navigato come il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini. Parole “intercettate” nei giorni in cui David Costa aveva ricevuto un avviso di garanzia, aveva lasciato il Governo regionale ma pensava già alle prossime elezioni, e andando ad incontrare Casini, allora presidente della Camera, riceveva da questi compiacimenti e promesse. Nonostante l’avviso di garanzia il leader Udc prometteva a Costa un posto in Parlamento.
 
Casini parla con Costa figlio di presenza e poi telefona anche al padre. David parla con il genitore e questi gli conferma, “mi ha telefonato e mi sono commosso, lui mi ha detto di non essere triste”. Rapporto intimo quello tra i Cosa e l’onorevole Casini, tanto che Enzo Costa svela al figlio che durante il colloquio ha detto all’on. Casini di “affidargli David, lei che lo può seguire ovunque più di quanto non abbiamo potuto fare io…noi continueremo a pregare per lei”. L’on. Casini secondo le parole di Enzo Costa accetta e ricambia le affettuose parole, le vicende giudiziarie non sembrano preoccuparlo, anzi dalle parole di David Costa sembra essersi fatto convincere in fretta che il giovane Costa non ha colpe. Il padre così chiede al figlio di sapere cosa si sono detti nel faccia a faccia: “…              io gli ho detto … intanto voglio dirti che io non ho mai fatto nulla … di nulla … io ho detto alcune cose … lui ha detto dopo di che … sappi … diversamente da GRILLO … da TURANO … da FRATELLO … da LUCCHESE … da tutti quelli che sono là dentro … noi siamo persone per bene … dopo di che … ho difficoltà … che vorrei capire se mi vuoi bene … e vorrei capire visto che ho queste difficoltà politiche che debbo fare …”. La risposta di Casini, sempre a sentire David Costa, è  di quelle che non lasciano spazi agli equivoci, gli avrebbe detto, “senti non mi rompere le palle”, poi David Costa, ancora al telefono col padre continua nel suo racconto: “.. praticamente si è messo un quarto d’ora a passeggiare con me … a braccetto … qua per strada … mi ha detto … noi il prossimo anno votiamo regionali e nazionali insieme … e deciderò io se devi venire a Roma o se devi andare a Palermo… ma guarda è stato un grande stamattina …poi mi ha detto … questi si stanno suicidando con le loro mani …CUFFARO e LOMBARDO…”.
 
Una discussione antica di diversi anni ma che letta oggi, alla luce di una serie di accadimenti mostra quanto spesso la politica ed i politici possano risultare parecchio ipocriti. Come è finita è cosa nota, passarono pochi mesi e l’on. Casini puntò i piedi per avere l’ex Governatore Cuffaro candidato al Senato nonostante il processo in corso.