La legge del mare

Pier Luigi Vigna

“Scusateci, scusateci”. Non riuscivamo a dire altro. “Siete i benvenuti, scusateci davvero”. Dalle nostre bocche solo parole di accoglienza, dai nostri occhi solo lacrime di commozione. Tutto questo appena sei mesi fa, a Lampedusa, mentre migliaia di persone si incontravano per ricordare insieme a “Libera” il sacrificio delle tante vittime delle criminalità organizzate. Avevamo scelto quel posto, non Corleone, tanto meno Scampia, per lanciare una provocazione, l’ennesima. “Il mare Mediterraneo è il posto con più morti di mafia“, le parole di denuncia di Don Luigi Ciotti ancora risuonano a monito.
Erano arrivati in 50, partiti invece in 60. Somali ed eritrei dalla pelle scura come le notti che avevano trascorso nel Deserto e nel Grande Mare. Stanchi e spossati da una fuga durata mesi quei nostri fratelli aspettavano che gli si aprissero le porte della libertà. Desideravano pace, tranquillità, lavoro e futuro. In cambio ci porgevano la mano affinché potessimo stringere il loro coraggio. “Scusateci, scusateci“. Dalle nostre bocche solo quelle parole. La culla della civiltà, la nostra Sicilia, che nei secoli aveva accolto popoli di ogni provenienza non riusciva a regalargli uno straccio di speranza.
Giusy Nicolini, oggi, è il nuovo Sindaco. La sua energia e la sua specchiata onestà sono state scelte, qualche mese fa, da chi aveva voglia di mettersi alle spalle un passato troppo scuro di vergogna.
Resiste e combatte ogni giorno contro l’ostinazione di chi guarda al mare vedendolo soltanto come una minaccia. Con lei il prezioso lavoro delle tante associazioni come “Askavusa” a cui sono state incendiate, ad un anno esatto dai violenti scontri con i tunisini ripresi da tutte le emittenti televisive del mondo, mentre ricordavano ad Agrigento il sacrificio del Giudice Rosario Livatino ucciso da Cosa Nostra, le barche del Museo delle Migrazioni e dell’Accoglienza ospitate nella Casa della Fraternità della parrocchia di San Gerlando.
Non è la prima, e nemmeno l’ultima volta, che il fuoco prova a spegnere il cambiamento. E’ la prassi consolidata. Tentativi vani, però, che non hanno mai scalfito il coraggio e la determinazione dei lampedusani onesti a cui siamo vicini e solidali e da cui abbiamo imparato la sacralità e la profonda umanità della legge del Mare. Prima della Bibbia o della Costituzione sull’Isola s’impara che “chi tende una mano ne avrà sempre una in suo aiuto“. Lo insegnano da secoli e così sarà per sempre.
Non ho più visto quei ragazzi somali. Non so su quale strada il destino li avrà condotti. So soltanto che il coraggio di ognuno di loro è lo sprone per fare di più e meglio ogni santissimo giorno. Spero un giorno di rincontrarli. Ci accenderemo insieme una sigaretta. Questa volta il fuoco dell’accendino ci aiuterà a dire quanto bella sarà diventata la “nostra” terra.