Quasi vent’anni di carcere, sospeso fra il regime del 41 bis e quello dell’alta sorveglianza: Davide Emmanuello, tra gli ex affiliati all’omonima famiglia di cosa nostra, retta per diversi anni dal fratello Daniele, sta attualmente scontando la sua pena all’interno del carcere di Catanzaro. Da dietro le mura del penitenziario, scrive e critica il sistema detentivo italiano che lo ha costretto ad un vero tour fra le aule di tribunale. Per tre volte, infatti, il regime del carcere duro gli è stato revocato da altrettante corti e, oggi, rimane in attesa di quello che verrà deciso dai magistrati del tribunale di sorveglianza di Roma chiamati a pronunciarsi su una nuova richiesta di 41 bis, ancora pendente sulla sua testa.
Gli anni trascorsi tra le celle di diversi istituti di pena, gli hanno consentito di elaborare pensieri e scritti che vengono filtrati attraverso il web. A raccontare la sua storia, è anche il compagno di sezione Pasquale De Feo che, dai corridoi del penitenziario di Catanzaro, ha lanciato un appello in favore di Emmanuello. “Credo, e forse converrete con la mia opinione, che la storia non è solo memoria del passato – scrive proprio Davide Emmanuello – ma sopratutto una somma di eventi che guidano e impongono il determinarsi di scelte nel presente. E’ necessario, di conseguenza, ai dotti non solo il sapere ma anche la virtù, il gradino più alto della morale”.
Di recente, ha lanciato, insieme ad altri detenuti, una petizione per la revoca definitiva del regime dell’ergastolo: proposta indirizzata al ministro della giustizia Paola Severino. Dietro le porte del carcere, Emmanuello continua a battersi per diritti che, lui e i suoi compagni di detenzione, definiscono basilari. Un presente che lo accomuna ad un altro ex protagonista del recente passato criminale. Ivano Rapisarda, entrato in carcere a diciannove anni, ha avviato uno sciopero della fame dopo il trasferimento dal penitenziario di Spoleto a quello abruzzese di Sulmona.



