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Una settimana lunga, infinita. Si parte dal venerdì pre-urne, con i postumi giornalistici sullo choc Mangano: un eroe per Dell’Utri e Berlusconi, un mafioso per la giustizia italiana, uno scandalo per il Pd e la Sinistra. Alla vigilia del voto, l’allarme brogli: lo stesso Dell’Utri avrebbe contrattato favori alle urne all’esterno in cambio di 50mila euro. Un caso che non ha influenzato minimamente le elezioni. Al Parlamento così come nei tanti comuni sciolti per mafia: tutti candidati i vecchi amministratori, spesso rieletti. Un colpo di spugna che riporta in sella Cuffaro e manda in paradiso Lombardo in Sicilia. Mentre la Borsellino resta a casa, Cintola va a Palazzo Madama e porta con sé il ricordo dell’amicone Brusca. Si torna a parlare di Ponte sullo Stretto, Mori sarà processato per la mancata cattura di Bernardo Provenzano e finalmente il segreto di Stato non è più un tabù: archivi aperti dopo trent’anni, adesso la verità su Moro. Ma gli uomini di mondo avvertono: non ci saranno più le carte che scottano. Ultimo giro di cronaca: i Casamonica portano l’usura da Roma alla provincia di Viterbo, le mani di Gelli su Villa Ada nella Capitale, nuovi guai giudiziari per l’ex Governatore calabrese Chiaravalloti, inchiodato dagli esposti di Franco Fortugno.
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