Il duplice omicidio, alcuni giorni fa, a Bratislava, del giornalista slovacco Jan Kuciak e della fidanzata Maria Troskova, assistente del premier Robert Fico, ha destato non poco clamore atteso che il giornalista stava approfondendo collegamenti emersi tra presunti esponenti della mafia calabrese e personaggi politici dell’entourage dello stesso presidente Fico. Il reporter, secondo le indiscrezioni emerse, aveva individuato alcune aziende gestite da mafiosi italiani aggiudicatarie di appalti pubblici banditi in sede UE grazie all’appoggio di politici ed esponenti istituzionali slovacchi.
Intanto, nessuno stupore dovrebbe suscitare la presenza, anche in Slovacchia, di persone della ‘ndrangheta o, comunque , collegate a quella mafia per il semplice motivo che le loro cosche sono presenti non solo in tutta la Calabria ma, da anni, “nel resto dell’Italia e del mondo”. È quanto ci ha ricordato anche alcuni giorni fa la Commissione parlamentare antimafia presentando la sua relazione conclusiva di fine Legislatura. E, molto opportunamente, la Commissione ha fatto riferimento alla presenza nel mondo perché credo, oggi, siano davvero pochissimi i paesi immuni dalla presenza nefasta di questa mafia divenuta “colonizzatrice”. Paesi che non conoscono affatto il metodo mafioso (da noi sottovalutato per anni o, in molti casi, volutamente ignorato) della ‘ndrangheta che nei nuovi territori “esporta il suo sistema relazionale con il quale raggiunge e infiltra (..) imprenditoria, libere professioni, politica, pubblica amministrazione”. È, probabilmente, quanto accaduto in Slovacchia, con il ricorso alla violenza solo in casi estremi quando il giornalista stava diventando troppo curioso e una vera minaccia per gli interessi economici mafiosi nella regione. Interessi che presumibilmente riguardavano anche il traffico degli stupefacenti proprio per la presenza di alcuni calabresi (clan Vadalà) segnalati, in passato, in indagini della DCSA sul narcotraffico con la Colombia. Ed è noto, che la ‘ndrangheta ha “rapporti privilegiati, se non addirittura esclusivi, con i principali cartelli i narcotrafficanti del Centro e Sud America”.
Ma, tornando alla Slovacchia e alla pista seguita dal giornalista sulla aggiudicazione di appalti pubblici ricorrendo a forme di corruzione, va ricordato che la ‘ndrangheta è “maestra” in Italia per inquinare il sistema economico privato e la pubblica amministrazione per “..aggiudicarsi importanti appalti pubblici, imporre le proprie ditte e la propria manovalanza nei subappalti..(..) grazie alla rete di relazioni consolidate con esponenti della politica, delle istituzioni..”. La ‘ndrangheta continuerà nella sua attività criminale in gran parte dei paesi del mondo (in Africa si è insediata saldamente) sfruttando anche “la bassa soglia di consapevolezza e attenzione” che si registrano un po’ ovunque ma, soprattutto, approfittando di quella “sorprendente cedevolezza e friabilità” mostrata nei nuovi territori da “molti imprenditori, professionisti, dirigenti pubblici e amministratori locali”.



