Il superlatitante mafioso
palermitano Gianni Nicchi si fa vivo e invia una raccomandata
per nominare il suo secondo difensore, da affiancare
all’attuale: la lettera e’ stata mandata al presidente della
quarta sezione della Corte d’appello, Rosario Luzio, che
gestisce il processo ‘Gotha’ in secondo grado. Tra i 42
imputati c’e’ pure Nicchi, considerato nonostante la giovane
eta’, appena 28 anni, uno dei capi della nuova mafia e
attivamente super-ricercato da polizia e carabinieri. Cosi’
come aveva fatto nel processo di primo grado, celebrato col
rito abbreviato davanti al Gup Piergiorgio Morosini, Nicchi ha
fatto arrivare la nomina attraverso una raccomandata spedita da
un ufficio postale del capoluogo siciliano: l’avvocato Nino
Rubino, cosi’, affianchera’ il primo difensore, l’avvocato
Marco Clementi, nominato davanti al Gup. Sia nell’uno che
nell’altro caso la firma e’ considerata autentica. Difficile
che a spedire la raccomandata sia stato lo stesso latitante, ma
Nicchi ha voluto comunque dare un segnale della propria
capacita’ di controllare e coordinare complici e ‘picciotti’
anche senza mostrarsi in pubblico. Secondo gli inquirenti,
Nicchi (condannato a 15 anni dal giudice Morosini) ha rischiato
di essere ucciso e ha trascorso il primo periodo della
latitanza, dal giugno 2006 alla fine del 2007, lontano da
Palermo, a Milano: dopo l’arresto dei boss Salvatore e Sandro
Lo Piccolo, suoi avversari in Cosa Nostra, e’ tornato in citta’
e da’ segnali di presenza sul territorio. Altri due boss erano
stati ancora piu’ spavaldi e, l’uno nello stesso processo
‘Gotha’, l’altro nel dibattimento ‘Addiopizzo’, erano andati
addirittura a farsi autenticare le firme in delegazioni
municipali di Palermo, mostrando i propri veri documenti di
identita’ personale. Pochi mesi dopo avere scelto il rito
abbreviato con le procure speciali rilasciate ai difensori,
pero’, sia Andrea Adamo che Antonino Lo Nigro erano stati
catturati. Ecco perche’, forse, Nicchi preferisce non esagerare
e si limita alle raccomandate.
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