Tre Procure antimafia impegnate a scandagliare
attorno a Matteo Messina Denaro, super boss latitante di Castelvetrano,
capo assoluto della mafia trapanese, ma in grado di «comandare» anche
nell’agrigentino. Più si «cerca» più si scava attorno a lui, più
si trovano gli affari, e le alleanze. Le ultime sono quelle tra i corleonesi
«seguaci» di Messina Denaro e il clan dei Casalesi. Le indagini degli
inquirenti avrebbero individuato i legami tra il capomafia trapanese,
ricercato da 15 anni e condannato per le stragi del 1993, il clan camorristico
dei casalesi e altre organizzazioni criminali romane.
Matteo Messina Denaro avrebbe investito in diverse società imprenditoriali
e commerciali che fino adesso non sono mai state sfiorate dalle inchieste
antimafia. Ma in questo affare il latitante non sarebbe il solo siciliano
ad aver investito grossi capitali di provenienza illecita, con lui vi
sarebbero anche alcuni boss corleonesi. Affari che si riportano agli
stretti rapporti fra gli stragisti siciliani e i casalesi che furono
avviati molti anni fa da Totò Riina.
Quella delle «alleanze» tra Mafia e Camorra non è notizia nuova.
Già a metà degli anni ’80 se ne occupò il giudice Giovanni Falcone
dopo averne raccolto particolari dal pentito Tommaso Buscetta. Casalesi
e Cosa Nostra hanno molte cose in Comune, capaci di usare le armi per
imporre il proprio predominio sul territorio, in grado a far diventare
l’illecito impresa, usando i capitali del traffico di droga e riuscendo
ad attingere a canali pubblici di finanziamento. Usando quei soldi stanziati
per incentivare impresa e occupazione per creare un «welfare» del
malaffare.
Mafia e Camorra, Trapani come Gomorra, Messina Denaro e i suoi complici napoletani
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