Beni per 200 milioni di euro sono stati sequestrati dalla Dia di
Palermo a un imprenditore edile palermitano, socio in affari di
esponenti del clan mafioso della Noce e di Palermo Centro. Tra i beni
sequestrati numerosi appartamenti, ville, magazzini, terreni, quote
societarie di aziende e rapporti bancari. L’operazione e’ il secondo
sequestro per entita’ economica compiuto nel corso del 2009 dagli
investigatori della Direzione investigativa antimafia di Palermo dopo
quello a carico dell’imprenditore Rosario Cascio del valore di 400
milioni. I particolari del sequestro saranno illustrati nel corso di
una conferenza stampa alle 10.30 nel palazzo di giustizia di Palermo.
Il costruttore destinatario del provvedimento di maxisequestro e’
Francesco Pecora, settantenne, agli arresti domiciliari, gia’ noto
negli anni Settanta per le dichiarazioni del pentito Leonardo Vitale.
In quegli anni era accusato di associazione a delinquere e
favoreggiamento, insieme a personaggi come Pippo Calo’ e Nino Rotolo;
alla fine degli anni Novanta l’accusa di riciclaggio, mentre nel 2008
gli viene contestato il reato di associazione mafiosa. Risulta
imparentato a esponenti di spicco della mafia: la figlia di Pecora, a
esempio, e’ sposata con Giovanni Motisi, 50 anni, nell’elenco dei
trenta latitanti piu’ pericolosi.
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