Mafie a Roma, “in corso nuove operazioni”

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Pignatone: ”Pensare a collaboratori di giustizia per combattere corruzione”/// – Il Comune di Roma  sospende una gara per 25 milioni riguardante l’Ater (l’azienda per l’edilizia residenziale). La Regione Lazio  revoca un appalto per il Cup, per un valore di non meno di 60milioni di euro, che potevano finire nell’arcipelago delle cooperative di Buzzi. Dieci giorni dopo l’operazione “Mafia Capitale” c’è tensione nei palazzi della pubblica amministrazione. A raccontarlo in Commissione parlamentare antimafia, a dieci giorni dall’indagine che ha fatto tremare Roma, il procuratore  Giuseppe Pignatone e l’Aggiunto, Michele Prestipino. Una lunga e intensa audizione oggi ha portato i due procuratori ad un secondo appuntamento a Palazzo San Macuto, dopo la precedente del 12 febbraio scorso. “C’eravamo lasciati con una domanda – ricorda la presidente Rosy Bindi – se vi fossero rapporti fra mafia e politica. E ci avevate detto che non potevate ancora rispondere. Beh, poi la risposta l’abbiamo vista tutti”.

Pignatone “Le indagini continuano. Su corruzione, premiare chi collabora con lo Stato”. “Oggi noi riteniamo di avere fatto un passo avanti con l’operazione “Mafia Capitale”. Noi abbiamo definito questa mafia originaria e originale. Originaria perché è di Roma, non c’è collegamento con le mafie classiche. Originale perché ha caratteri suoi propri. Dopo questa seconda grande operazione altre saranno fatte a breve su questo tema.  E riteniamo che questa “splendido lavoro dei Ros” – aggiunge Pignatone – possa rispondere anche alla domanda che tutti si fanno e che anche noi ci siamo fatti con il nostro arrivo: c’è la mafia a Roma? La risposta è che nella Capitale ci sono tante mafie, quella dell’indagine “Mafia Capitale” è una delle organizzazioni criminali di stampo mafioso che operano sul territorio. Non è l’unica e non è quella che governa tutto”: non siamo di fronte a Cosa nostra per la città di Palermo – per capirci. Nel giorno dell’avvio delle udienze del tribunale del Riesame che dovrà vagliare la tenuta dell’impianto accusatorio della procura, il procuratore di Roma ha spiega in maniera puntuale e dettagliata in Commissione antimafia  le caratteristiche che connotano questa come “una nuova mafia”.  “Noi siamo andati all’articolo di legge 416-bis del codice penale” dove nella fattispecie non viene citata “né il controllo del territorio, né il numero infinito di affiliati, né una manifestazione quotidiana e continua di atti di violenza”. Come già fatto in conferenza stampa dieci giorni fa il procuratore di Roma ha illustrato in Commissione antimafia affari e dinamiche del sodalizio criminale e i rapporti diretti e indiretti con pezzi del mondo istituzionale, con la politica e con il mondo dell’imprenditoria. E su questo versante ha aggiunto, rispondendo ad alcune domande della Commissione, “senza voler entrare nel merito dei testi in via di approvazione, auspico – per i reati di corruzione – un sistema premiale che sia simile a quello dei collaboratori di giustizia per le indagini antimafia”.

Una mafia che basa la sua forza sul sistema di relazioni. Anche il procuratore aggiunto Michele Prestipino spiega in Commissione l’articolazione di “Mafia Capitale” e torna sul reato di stampo mafioso aggiungendo “si tratta di una mafia che non opera su un territorio circoscritto, piuttosto possiamo dire che il suo raggio di azione è il contesto”. La forza di Mafia Capitale, la sua forza di intimidazione e condizionamento, affonda le radici nella rete di relazioni che l’associazione mafiosa era stata capace di mettere in piedi. “Si tratta di una mafia che predilige la corruzione all’uso della forza ma che è in grado di fare capire alle vittime o agli interlocutori che non ha alcun problema ad usare la violenza se non ottiene l’obiettivo con il primo metodo”. Si tratta, inoltre, di una mafia “trasversale”, al suo interno e all’esterno: vede la convivenza di pregiudicati che hanno alle spalle militanze politiche di segno opposto e anche nei rapporti con la politica, hanno contatto più diretti nella Giunta Alemanno (“mettono i loro uomini nei posti di vertice di municipalizzate – ricorda Prestipino) ma non si danno per vinti neppure con l’amministrazione di segno opposto, millantando di trovare comunque la strada per mettere in campo tentativi di corruzione.

Il dialogo “alla pari” con la ‘ndrangheta. E’ la notizia del giorno e i procuratori non si tirano indietro nell’illustrarne i dettagli in Commissione. Si tratta della doppia misura cautelare chiesta per Rocco Rotolo e Salvatore Ruggiero, accusati di aver assicurato il collegamento tra alcune cooperative gestite dalla “cupola romana” e la ‘ndrangheta. “Si tratta di un rapporto che mafia capitale ha gestito alla pari con le “famiglie” dei Mancuso  e dei Piromalli in merito alla gestione di appalti”. In sostanza, le cooperative di Buzzi avrebbero lavorato “senza problemi” in Calabria grazie alla “protezione” della cosca. E avrebbero poi restituito il favore su Roma, nel 2013, favorendo i boss nell’ottenimento di un appalto per la pulizia  del mercato dell’Esquilino. L’indagine dei Ros rintraccia, questo dialogo “alla pari” fra la mafia di Roma e la ‘ndrangheta calabrese che gravita sempre intorno alla gestione di appalti e spesso legati all’emergenza migranti. A tal proposito, Pignatone precisa “Rispetto alle indagini sulla prefettura e il ministero dell’Interno con riferimento a questo procedimento è chiaro che la vicenda di Odevaine è la punta dell’iceberg. È nostra intenzione approfondire non dico l’iceberg ma le parti del fenomeno di nostra competenza”. Una indagine, quella di Mafia Capitale, come spiegano i procuratori che ha al suo interno ancora altre nuove operazioni in corso.

 

 Le dichiarazioni della presidente Rosy Bindi al termine dell’audizione