Nove anni di reclusione per il generale di carabinieri Mario Mori e sei per il colonnello Mauro Obinu. Questa la richiesta dal pm Antonino Di Matteo fatta oggi al termine della requisitoria del processo per la mancata cattura di Bernardo Provenzano. Una vicenda che si collega ai misteri della trattativa Stato-Mafia. Mori e Obinu, infatti, sono imputati per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra.
”Mori e Obinu non furono collusi o corrotti o ricattati dalla mafia, ma fecero una scelta di politica criminale sciagurata: fare prevalere le esigenze di mediazione favorendo l’ala ritenuta più moderata di Cosa nostra”, ha affermato il pm Di Matteo nel corso della requisitoria. Nel 1995, ai carabinieri del Ros arrivò una segnalazione precisa sulla presenza della “primula rossa”, il numero uno di Cosa nostra dopo che Totò Riina era finito in carcere. Ma la cattura saltò. Secondo l’accusa, “con l’avvio della trattativa tra Stato e mafia nel 1992″ l’allora latitante Provenzano “ebbe la consapevolezza di potere avere la garanzia dell’impunità per il suo futuro da latitante”.



