L’Analisi// “Molto fumo” (e ipocrisie) sull’immigrazione

Migrazioni libia

Da alcuni giorni, sull’immigrazione marina, si sta parlando di un’operazione “Frontex plus” ( in tal senso anche il presidente del Consiglio Renzi nel suo recente discorso al Parlamento europeo) che dovrebbe ampliare la sua operatività nel mar Mediterraneo sempre più affollato di barconi che trasportano migranti in condizioni spesso inumane che, a volte, si concludono con le note tragedie. Questa nuova edizione di Frontex, in realtà, altro non è che il “tentativo” del nostro Governo di trovare una soluzione che cerchi di trovare equilibri tra le operazioni gestite da Frontex nel Mediterraneo centrale e quella di Mare Nostrun che, come noto, è un dispositivo aeronavale in gran parte composto e gestito dalla Marina Militare italiana e che verrebbe, pertanto, ridotto.

Si sta, in definitiva, cercando una soluzione che consenta una graduale “retromarcia” di Mare Nostrum ( operazione elogiata ancora il 3 luglio u.s. dal presidente Napolitano in occasione della visita al Quirinale del Commissario europeo per gli Affari Interni Cecilia Malmstron) che comporta pesantissimi oneri finanziari, coinvolgendo maggiormente Frontex con la partecipazione (auspicabile ma per nulla scontata) di altri Stati membri che conferirebbero “carattere europeo” alla missione. (punto evidenziato in recentissimi documenti del Ministero dell’Interno). Questo passaggio potrebbe essere accompagnato da una campagna informativa in Libia ( fatta da chi?) per informare i migranti sulla riduzione del dispositivo di Mare Nostrum. Migranti che, come ben noto, continuano ad affluire in modo massiccio lungo le coste libiche e, se un paio di mesi fa, avevano suscitato scalpore e polemiche i dati di 900mila persone (informazioni acquisite da esperti italiani dell’immigrazione presenti a Tripoli) pronte ad imbarcarsi in Libia con destinazione l’Italia forniti dal prefetto Pinto in sede di audizione alla Commissione parlamentare, oggi quei dati sono saliti addirittura a due milioni di persone. L’emergenza umanitaria nel Mediterraneo era stata oggetto di un dibattito il 16 maggio c.a. alla Camera dei Deputati ( si era alla vigilia delle elezioni europee) e al termine il Governo aveva accolto diverse mozioni che indicavano le linee politiche da sostenere in ambito Unione Europea e quelle da adottare in ambito nazionale. Tra queste, ricordiamolo, una serie di impegni tra cui quello di “adoperarsi per realizzare, in prospettiva, un ufficio europeo dell’immigrazione in territorio nordafricano che abbia, oltre alle opportune missioni nelle aree di maggiore afflusso, una sede istituzionale permanente, in modo da consentire ai profughi che ne abbiano diritto il successivo re insediamento, in tempi brevissimi, verso tutti i paesi dell’Unione Europea, con preferenza per quelli dove essi abbiano già legami familiari..”. Sino ad oggi non vi è stato nessun segnale in tal senso. Ed ancora lettera morta è l’altro importante punto concernente l’iniziativa, da assumere d’intesa con i partner europei, per istituire, nei paesi di origine di transito dei migranti, presidi dell’Unione Europea “…per un preventivo screening delle domande dei richiedenti protezione internazionale, anche al fine di evitare che i migranti possano diventare merce per i trafficanti di esseri umani”. Impensabile una cosa del genere in Libia, paese nelle mani di clan e capi milizie in lotta, da dove proviene il 95% del flusso migratorio marino. Già bocciata l’ipotesi di sospendere e rivedere le norme del cosiddetto Dublino III per consentire di far chiedere ai rifugiati domanda di asilo già nei paesi di transito e non solo nel primo paese di arrivo.

Da fantapolitica , poi, l’idea di proporre alla Commissione europea la creazione di un centro di accoglienza europeo per immigrati sul territorio europeo al fine di avviare un diverso percorso per i richiedenti asilo e protezione internazionale. Difficilmente accettabile, infine, la proposta di un trasferimento della sede di Frontex (attualmente è a Varsavia) in un’area geograficamente collocata al centro del Mediterraneo con la contestuale iniziativa “..che porti al definitivo superamento del sistema Frontex affinché quelle risorse e professionalità siano finalizzate in primis ad organizzare un efficiente sistema di monitoraggio e soccorso” ( ma non c’è già Eurosur –European Border Surveillance System, quello che Cecilia Malmstrom, nell’ottobre 2013, indicava come il “grande fratello del Mediterraneo (…) per aiutare quanti rischiano la vita pur di raggiungere le coste europee”?). Insomma tra gelosie e rivalità ( la Marina Militare che non vuole “dipendere” da Frontex in un’attività coordinata in mare, la Capitaneria di Porto che vuole avere la supremazia nell’attività di “rescue and research”), costosi e lentissimi progetti spaziali finanziati dall’UE sull’osservazione della Terra (GMES, Global Monitoring Enviroment System) finalizzati, tra l’altro, alla sorveglianza delle frontiere, l’Europa appare sempre più una “fortezza” assediata da “difendere” da gente che sta fuggendo dalle guerre e dalle povertà, alla ricerca di un po’ di dignità e di rispetto.