Gli americani sono sbarcati in città…di nuovo: dopo l’epopea del conflitto mondiale, i soldati della marina si armeranno di ramazze e secchi per assicurare la bonifica di un’area archeologica inestimabile, quella di Bosco Littorio. L’opera di convincimento è già iniziata? Sì, perché già in molti sospettano che lo spirito altruistico mostrato dai vertici della marina a stelle e strisce abbia un unico obiettivo: catturare le simpatie di cittadini ed istituzioni locali e creare una coltre sempre più estesa sopra al progetto Muos. Sicuramente, quello gelese non è l’unico caso di prodigalità americana.
Strano a dirsi, infatti, i militari della marina Usa denunciano anche chi spara, caso veramente più unico che raro. Era da poco scoccata la mezzanotte di domenica quando, dalla base di contrada Ulmo a Niscemi, è partito l’allarme: due cacciatori armati di doppiette sono stati individuati e denunciati. Sono stati proprio i responsabili della base a chiedere l’intervento dei carabinieri. Sparavano in una zona sottoposta a vincoli e, di conseguenza, chiusa a qualsiasi azione di caccia ma non, ovviamente, alle ronde dei militari americani e alle antenne del sistema di telecomunicazioni che avrà, con il Muos in costruzione, la classica ciliegina sulla torta.
Insomma, una sorta di Washington consensus di provincia: aiutare per farsi aiutare; o, meglio, parlare in conferenza stampa, come è capitato al municipio di Gela, per produrre silenzio all’esterno. L’espansione, dicono in molti, è già cominciata: il Muos val bene una bonifica. Costo zero per l’amministrazione e strada spianata per i progetti militari. Il primo cittadino gelese Angelo Fasulo, però, tende a separare i due eventi.
“Questa iniziativa della marina statunitense – dice – non influirà sulla questione Muos. La mia amministrazione rimane fermamente contraria alla realizzazione del sistema militare”. A Niscemi, si preparano le strategie di guerra e i sistemi per alimentarle: a Gela, invece, i soldati si riscoprono protettori dell’arte sommersa dall’incuria.



