Oltre la pirateria: educhiamo i ragazzi alla visione legale del cinema

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di Francesca Rispoli – Prefazione alla ricerca “Oltre la pirateria” di Ludovica Ioppolo e Flavia Montini presentata  a Roma. Una ricerca sui giovani e sul loro rapporto con il cinema e con il mondo degli audiovisivi è stato un interessante terreno di azione comune con i moltissimi partner protagonisti di questo progetto proposto da Libera. Libera infatti, nel pieno spirito che ne caratterizza il proprio dna, cerca di costruire rete tra soggetti diversi tra loro, che possano ciascuno dare il proprio contributo nella riflessione e nell’azione culturale contro le mafie. Siamo partiti con l’obiettivo di raccogliere il punto di vista dei giovani, quale contributo al dibattito sulla pirateria audiovisiva. Abbiamo voluto offrire agli studenti innanzitutto un’opportunità di conoscere la normativa in materia e informarli sull’uso responsabile dei materiali audiovisivi e le possibilità lecite di condivisione dei materiali. Un tema di stretta attualità ma ancora poco affrontato nelle scuole e dalle altre agenzie formative: al momento l’uso degli audiovisivi (lecito o meno) pare essere un solo fatto privato, relegabile al singolo e non anche un fatto pubblico, che porta con sé la riflessione su un mondo artistico e lavorativo, a cui troppo spesso non si pensa e che viene lasciato sullo sfondo.

Così l’esperienza della visione di un film, ad esempio, può diventare un’occasione formativa ulteriore se c’è una riflessione a monte e a valle della stessa. Ma, come sempre, è necessario porre agli studenti le questioni in un modo che non tenda ad allontanarli, colpevolizzando comportamenti che sono all’ordine del giorno e su cui prima di ogni giudizio vale la pena procedere con un’analisi. In questo senso il progetto è stato un’occasione di confronto e approfondimento più in generale sul diritto d’autore, sulla libertà di espressione, sulla valorizzazione delle opere culturali. E sia dalla compilazione dei questionari, sia dai focus group, emergono interessanti dati su cui riflettere e su cui poter anche lavorare insieme agli esperti del settore e al corpo docenti. Alcuni di questi, che voglio anticipare in questa introduzione, riguardano la percezione della pirateria come reato.

Un gran numero di studenti infatti ha dichiarato che, benché fosse a conoscenza del fatto che per la legge italiana la pirateria sia un reato, non lo ritiene un reato grave a confronto di molti altri che vengono quotidianamente perpetrati. Questo si può spiegare anche con il clima di “tolleranza” che nel nostro Paese persiste in merito ad alcune illegalità, come l’evasione fiscale ad esempio, o la corruzione. È un po’ come se gli studenti ci guardassero e ci dicessero: “Volete mettere in galera noi perché guardiamo un film scaricandolo da internet, quando voi quotidianamente trovate il modo di aggirare la legge e restarne indenni?”. Un altro interessante spunto dato da questa analisi attiene al tipo di esperienza legata agli audiovisivi, che sta prendendo sempre di più piede e cioè lo streaming, che ha superato il download. Difficile interpretare fino in fondo questa nuova tendenza, che in poco tempo si è affermata. Sicuramente è legata anche all’ampliamento della banda larga e dunque all’affermazione di dotazioni di base che consentono un più veloce accesso alla rete, ma potrebbe anche essere legato al voler simulare maggiormente l’esperienza del cinema, con un tempo “definito” in cui guardare il prodotto e non sine die. Infatti, a proposito di download, uno su tre dichiara di aver visto solo la metà o meno delle copie scaricate, con ciò lasciando intendere che ci possa essere una sorta di bulimia audiovisiva, a fronte di una vasta scelta, che però poi non si trasforma in ricchezza culturale, in vissuto. Per quanto riguarda Libera e in particolare il nostro settore Formazione, l’utilizzo degli audiovisivi quali strumenti educativi è ormai un dato affermato da oltre un decennio. Sappiamo che si tratta di un linguaggio molto amato dagli studenti, che ha una capacità di sintesi unica e che può lanciare messaggi molto importanti. Per questa ragione siamo certi che il cinema e il documentario siano mondi che devono sempre di più entrare nella scuola, far conoscere anche il “dietro le quinte” dagli studenti, appassionarli e carpire la loro attenzione. Allo stesso modo è importante che la scuola entri nel cinema, facendo vivere agli studenti l’esperienza della visione del film con gli standard cinematografici audio e video. E che aiuti i giovani ad amare la differenza tra questo genere di visione e quella solitaria davanti al pc. È importante accompagnarli anche alla scoperta dei tanti mestieri di cui si compone l’industria cinematografica: oltre gli attori e i registi, chi sono i protagonisti “occulti” della pellicola? Chi si occupa del montaggio, chi del suono, chi delle luci, chi della scenografia, chi della fotografia: una folla di maestranze invisibile, che anche grazie a un gioco di ruolo abbiamo cercato di mettere in luce e di far conoscere agli studenti, anche per capire quanto lavoro movimenti questa industria e dunque quanto possa essere diffuso il danno creato dalla pirateria.

Il cinema come luogo di aggregazione, anche. Benché qualcuno sottolinei che non si reca al cinema perché c’è troppo silenzio (“E io e il silenzio siamo due cose opposte”) la maggior parte vede l’andare al cinema come possibilità di stare con altri e di parlare (anche del film) prima e dopo. Questo è un altro nodo interessante. Probabilmente per i professionisti del mondo cinematografico il film è un unico, un prodotto finito. Per noi educatori questo unico è una stanza che ha le porte aperte, sia per entrarci, sia per uscirci. Vale a dire che l’esperienza filmica è interessante, pedagogicamente, se c’è anche la possibilità di costruire accanto alla visione un discorso culturale e di consapevolezza rispetto ai temi trattati. Questo vale tanto più quando parliamo di mafie e dunque di un terreno scivoloso, che spesso crea fascinazione, trasporto, voglia di stare “con i cattivi”, perché spesso “i buoni” sono i perdenti. Dunque accanto alla narrazione del film, è interessante far uscire con loro un’ulteriore narrazione, collettiva, che li aiuti anche a metabolizzare i passaggi più critici della pellicola. Dunque abbiamo detto: cinema per crescere, pirateria e diritto d’autore, valorizzazione delle opere culturali e delle professionalità che qui gravitano. E la criminalità organizzata? Le mafie, da un lato, come dicevamo rappresentano un interessante topos letterario e cinematografico, dunque sono soggetti e protagonisti di centinaia di pellicole su cui si può lavorare con i ragazzi, dall’altro lato sono protagonisti occulti del mercato sotterraneo degli audiovisivi. Il tema è ancora impalpabile e di difficile definizione, soprattutto per ciò che attiene i numeri di questo traffico e i tipi di mafie che vi sono maggiormente coinvolti. Ciò che è certo è che i venditori che troviamo per strada, pronti a cedere dvd o blu ray (o cd) sono solo l’ultimo anello di una catena ben più articolata, che ha al suo interno, saldamente inserite con il loro capitale di interesse, le mafie. È il grande tema dello sfruttamento delle opere culturali da parte della criminalità organizzata, tema su cui sicuramente lavoreremo ancora e su cui, in ascolto delle forze di polizia che si occupano di sequestri di questo materiale, cercheremo di raccogliere maggiori dati per dare confini più precisi a un fenomeno tanto diffuso quanto impercettibile.

La ricerca e i risultati che presentiamo in questo quaderno, non sono dunque che un punto di partenza per un percorso comune sul quale c’è tanta strada da fare insieme. Perché il cinema è reso possibile sia da chi realizza i film, sia da chi li guarda: professionisti e spettatori, gli uni dinanzi agli altri, entrambi con a cuore il potere e fascino romantico delle immagini. E in mezzo, noi educatori, cerchiamo di fare la nostra parte per aiutare quel potere e quel fascino a coniugare l’etica con l’estetica.