Paradossalmente, nel contesto delle misure per i risparmi di spesa nella P.A , che il Governo sta cercando di adottare (con Cottarelli, Commissario per la revisione della spesa), tra molte difficoltà e ostruzionismi più o meno evidenti, ricercando anche maggiori sinergie nel quadro della sicurezza pubblica e del riordino delle forze di polizia, c’è chi pensa alla istituzione di un altro Corpo, quello della Guardia Costiera. Il disegno di legge (A.S. 1157), d’iniziativa dei senatori Battista ed altri, risale, in effetti, all’ottobre 2013 (periodo, guarda caso, in cui iniziava l’operazione Mare Nostrum con mezzi della Marina Militare italiana nel soccorso ai migranti) ma è soltanto in questi ultimissimi giorni che è tornato alla ribalta in relazione alla imminente audizione del Ministro dell’Interno, Alfano, innanzi alla Commissione Difesa del Senato, interessata ad un’indagine conoscitiva sulle attività in mare del Corpo delle Capitanerie di Porto, delle Forze di polizia e dei Vigili del Fuoco.
Dalla lettura del preambolo, la proposta di legge pare più un tentativo di scardinare, con argomenti a mio parere poco consistenti e contraddittori, il sistema ben collaudato ( in parte ancora inapplicato) dalla legge 121/81 (di riforma dell’amministrazione della pubblica sicurezza) e dal testo unico sull’immigrazione del 1998 e successive modificazioni ( in particolare con la legge 189/2002). Partendo, dunque, dall’ “eccesso di organizzazioni impegnate in tale settore (mare, n.d.r.)..ma anche (dalla) difficoltà di coordinamento tra le stesse e, soprattutto, (da) una sovrapposizione una duplicazione di interventi…” si conclude che “… l’esigenza dell’unità dell’azione delle forze di polizia in mare è vivamente sentita a causa della vastità degli spazi da controllare..” e, quindi, l’esigenza della istituzione del Corpo della Guardia Costiera quale “… unico ente operativo nell’ambito di attività che in precedenza venivano svolte da più organismi in costante dannosa concorrenza reciproca”. Tutto questo dovrebbe comportare il trasferimento alla nuova autorità, di tutti i mezzi aeronavali, relative infrastrutture e personale, impiegati nei compiti di vigilanza, tutela, sicurezza e polizia marittima degli altri Corpi (Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Carabinieri) che operano in mare. Insomma, pare di capire, una quinta forza armata marina di polizia! Scomparirebbero anche le “volanti lagunari” della Questura di Venezia? L’attività di polizia di sicurezza e giudiziaria da chi verrebbe svolta nella laguna? Incomprensibile anche il “notevole risparmio per lo Stato italiano” richiamato nel preambolo del disegno di legge in questione, atteso che si tratterebbe di trasferimenti di mezzi e infrastrutture (non di riduzione) ad un Corpo da riorganizzare profondamente ( in sede centrale e periferica) con inevitabili costi
La verità è che il Corpo delle Capitanerie di Porto, caratterizzato da un modello gerarchico, mal sopporta quello coordinamentale che fa capo al Ministero dell’Interno, Direzione Centrale dell’Immigrazione della Polizia delle Frontiere, e soffre straordinariamente quando partecipa alle operazioni in mare coordinate da Frontex (l’agenzia europea che ha sede a Varsavia). Ma c’è di più. Questa pretesa di semplificare e razionalizzare le attività di soccorso in mare si pone in evidente contrasto con gli orientamenti, espressi da tempo in molti documenti, tra i quali, per ultimo, la Comunicazione congiunta relativa alla Strategia europea per la sicurezza marittima (Join 2014 n°9 del 6 marzo c.a.), che vanno esattamente nella direzione della “..coesistenza delle varie specificità che, coordinate tra loro, portano ad un reciproco arricchimento, ad un miglioramento della conoscenza situazionale, ad una completa mappatura dei rischi e ad una più efficace capacità di reazione alle varie minacce”. Tutto nel rispetto del principio della integrità funzionale dei vari apparati che, anche per affrontare il problema dell’immigrazione illegale e dei traffici di droga via mare, sono già sicuramente ben attrezzati e coordinati come dimostrano anche i buoni risultati operativi.



