Ore decisive per “L’Ora della Calabria”. E l’occupazione continua

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Dalla sede occupata della redazione del giornale “L’Ora della Calabria” l’articolo della giornalista Gabriella Lax per Libera Informazione/// – “L’Ora della Calabria” non è più in edicola dal 19 aprile. Persino il sito internet del giornale è stato oscurato. A prendere la fatale decisione il liquidatore Giuseppe Bilotta. Adesso, circa settanta lavoratori rischiano il posto di lavoro. Per comprendere però le vicende delle ultime settimane bisogna fare un salto indietro a due mesi fa. Tutto comincia con lo scandalo dell’“OraGate”. La sera del 18 febbraio 2014 il direttore Luciano Regolo riceve pressioni dallo stampatore del giornale, Umberto De Rose (presidente di Fincalabra nds), che al telefono con l’editore, Alfredo Citrigno, chiede di non pubblicare la notizia che Andrea Gentile, figlio del senatore Tonino Gentile, è indagato per fatti relativi all’azienda sanitaria di Cosenza. Il direttore de “L’Ora della Calabria” che da due mesi ha sostituito Piero Sansonetti alla guida della testata si rifiuta. La stessa notte un guasto alle rotative dello stampatore (De Rose) impedisce la pubblicazione del giornale. Da qui la denuncia pubblica dei fatti da parte di Regolo in una conferenza stampa, il giorno successivo.

«Ieri notte si è consumato un fatto gravissimo per la libertà di stampa – spiegava il direttore in conferenza – la violazione delle più elementari regole della democrazia e del vivere civile. Ultimata la lavorazione del giornale, a tarda ora – ha aggiunto – l’editore (Alfredo Citrigno) mi ha chiesto se non fosse possibile ritirare dalla pubblicazione l’articolo relativo all’indagine in corso sul figlio del senatore Tonino Gentile, Andrea, al quale sono contestati i reati di abuso d’ufficio, falso ideologico e associazione a delinquere” nell’ambito di un’inchiesta che ha coinvolto l’azienda sanitaria provinciale di Cosenza. Di fronte alla mia insistenza, nella difesa del diritto di cronaca ho minacciato all’editore stesso le mie dimissioni qualora fossi stato costretto a modificare il giornale, vanificando il mio lavoro e quello dei miei colleghi». Di seguito era stato lo stesso stampatore che aveva cercato di convincere l’editore a non pubblicare la notizia, ricordandogli che «il cinghiale, quando viene ferito, ammazza tutti». «Avendo io ribadito all’editore che non intendevo in alcun modo censurare ciò che era stato scritto, ci siamo salutati. Così De Rose, dopo avere chiamato insistentemente la redazione, soltanto alle due di notte ha fatto sapere che il giornale non poteva andare in stampa per un guasto alle rotative». Il giornalista denunciando l’accaduto si è richiamato alla Procura di Cosenza perché faccia luce sulle «pressioni che Gentile, per interposta persona, ha effettuato per evitare che fosse divulgata l’indagine sul conto di suo figlio». Nonostante il tam tam mediatico suscitato dall’OraGate sulla vicenda il senatore Gentile, alla nomina del governo Renzi, viene fatto sottosegretario alla giustizia. Una beffa delle beffe. Ma la pressione sul neoeletto sottosegretario è troppa, troppe cose non quadrano nella vicenda della notte in cui L’Ora non fu pubblicata. La telefonata del “cinghiale” fa il giro del Paese, e non solo. Gentile si dimette ma per il giornale non c’è ugualmente un lieto fine. Dopo il sequestro, a fine febbraio, di parte delle quote societarie al proprietario della testata, Alfredo Citrigno, lo stesso affida le quote dell’Ora al liquidatore Giuseppe Bilotta. Per settimane il liquidatore non prende alcuna decisione, anzi, confessa di non aver avuto nemmeno il tempo di guardare i bilanci societari. Al Comitato di Redazione dei giornalisti dell’Ora, fino al 17 aprile, Bilotta non riesce a dare delucidazioni circa la possibilità di saldare le spettanze arretrate e circa le prospettive future. Nel frattempo si sono susseguite varie ipotesi di acquisto da parte di imprenditori, tutte scivolate via come sabbia tra le dita. Fino a che, la sera dell’incontro col Cdr, sempre il 17 aprile, si prospetta anche l’ipotesi che l’acquisto della testata possa avvenire proprio da parte dello stampatore De Rose che, nei confronti de L’Ora sembra vantare un credito di svariate migliaia di euro. Situazione che, appena paventata, scatena la decisione di scioperare, da parte dei giornalisti dell’Ora già da settimane in stato di agitazione. A questo punto avviene l’imprevedibile. Nel giro di 12 ore, nel giorno del venerdì santo che precede la Pasqua, il liquidatore non solo riesce a leggere i bilanci che da settimane non aveva potuto approfondire, ma si accorge anche che la testata non è più in grado di andare avanti per problemi economici. Da qui la decisione di chiudere il giornale. Se da un lato rimane il dubbio su questi “problemi economici” da verificare (considerato che la testata, anche a causa dell’OraGate, nell’ultimo periodo aveva registrato un incremento di copie del 30%), nulla giustifica la chiusura del sito che avrebbe il costo irrisorio di tre euro al giorno, dunque facilmente ammortizzabili.

Per protestare contro l’ingiusta chiusura di una testata, contro la violazione di ogni più elementare diritto alla libertà d’informazione dal 25 aprile, giorno della Liberazione, i giornalisti hanno occupato la sede di Cosenza della testata. Il giorno successivo, l’occupazione è iniziata anche nella sede di Reggio Calabria. Nelle redazioni occupate si stanno svolgendo incontri e dibattiti per tenere alta l’attenzione delle istituzioni e dei cittadini. Sono state organizzate altresì raccolte di firme a favore della libertà di stampa de L’Ora. In attesa di sviluppi il sindacato calabrese dei giornalisti, con Carlo Parisi, ha depositato un esposto alla Procura, firmato anche dal Comitato di redazione e dal direttore Regolo. Lo stesso, insieme ad una delegazione di giornalisti, è stato ricevuto a Reggio Calabria dalla Commissione antimafia che, tra qualche giorno, ha fissato un’audizione a Roma. Uno dei commissari antimafia ha altresì richiesto la documentazione della liquidazione, ravvisando la possibilità di annullamento della stessa. Da una sinergia il pr ed il sottosegretario Lotti potrebbe esserci la possibilità, per il giornale, di un finanziamento pubblico, il primo che vedrebbe coinvolta una testa non nazionale.

Settimana decisiva per le sorti della testata: ci sarà infatti un primo incontro, stavolta in Prefettura a Cosenza, con il liquidatore Bilotta, alla presenza del prefetto Gianfranco Tomei per la massima garanzia di legalità e a Roma con la commissione antimafia. I giornalisti hanno creato una pagina Facebook “L’Ora siamo noi” che, in pochi giorni ha raccolto circa 13mila seguaci. Gli articolo sono attualmente pubblicati sul blog “lorasiamonoi.wordpress.com”. Nel frattempo, a Reggio e Cosenza, l’occupazione continua…