«Quando arrivai a Caltanissetta da parte di tutti c’erano perplessità rispetto alla caratura del personaggio Vincenzo Scarantino. Ricordo perfettamente che si trattava di dubbi nutriti non solo dai magistrati ma anche dagli investigatori». Lo ha detto il procuratore aggiunto Ilda Boccassini che sta deponendo al quarto processo per la strage di Via D’Amelio, in cui fu ucciso il magistrato Paolo Borsellino, in corso davanti alla corte d’assise di Caltanissetta, riferendosi all’ex collaboratore di giustizia. Al dibattimento sono imputati di strage i boss Salvino Madonia e Vittorio Tutino e di calunnia i falsi pentiti Calogero Pulci, Vincenzo Scarantino e Francesco Andriotta, autori di un clamoroso depistaggio che è costato la condanna all’ergastolo a sette innocenti. «Scarantino – ha raccontato la Boccassini che tra il ’92 e il 94 fu applicata alla Procura di Caltanissetta per indagare sugli eccidi di Capaci e via D’Amelio – dal carcere faceva arrivare messaggi tramite la polizia penitenziaria. Accennava alla possibilità di parlare, poi si tirava indietro. Oscillava. Fino a giugno quando ci fu la ciliegina finale, decise di collaborare e andammo a Pianosa a sentirlo»
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