Palermo ricorda le vittime della strage di Capaci

Sono passati vent’anni da quel fatidico 23 maggio del 1992, quando centinaia di chili di tritolo furono fatti brillare all’altezza di Capaci da un commando di killer di Cosa nostra. Morirono Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, e gli agenti della scorta Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani. Oggi Palermo si è fermata per ricordare la strage sanguinaria che aprì una lunga catena di terrore che investì l’intero paese. Alla commemorazione stanno partecipando le più alte cariche dello Stato, dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al premier Mario Monti, dai magistrati palermitani al procuratore nazionale antimafia Piero Grasso. Ma soprattutto migliaia di giovani giunti da tutta Italia. Ragazzi che nel 1992 non erano nati o erano ancora bambini. 

Duro il monito di Napolitano, nel messaggio rivolto soprattutto agli studenti delle scuole, tra questi anche una delegazione della scuola Morvillo-Falcone di Brindisi, colpita nell’attentato dello scorso sabato. «Non ci facemmo intimidire – ha dichiarato il Presidente – non lasciammo seminare paura e terrore nè nel ’92 nè in altre dure stagioni sconvolgenti; tantomeno cederemo ora. Non ci faremo intimidire». Poi rivolto ai ragazzi ha aggiunto: «Voglio dirvi completate con impegno la vostra formazione, il vostro apprendistato civile e scendete al più presto in campo».  Commosse le parole di Mario Monti, arrivato nel capoluogo siciliano dopo aver fatto tappa a Brindisi per assistere ai funerali di Melissa Bassi, e in Emilia Romagna. «Non bisogna mai stancarsi di cercare la verità sulla morte di Giovanni Falcone come su quella di Paolo Borsellino», ha sottolineato il premier, che poi ha aggiunto: «In questi ultimi anni sono emersi nuovi particolari che hanno fatto anche rivedere sentenze della magistratura già definite; sono venuti alla luce alcuni pezzi mancanti della ricostruzione di quegli anni che devono essere analizzati fino in fondo, perché solo con la ricerca di tutta la verità noi renderemo pieno onore alla vita di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Di Cillo e Antonio Montinaro». Infine ha affermato che: «Non c’è alcuna ragione di Stato che possa giustificare ritardi nell’accertamento dei fatti e delle responsabilità. L’unica ragione dello Stato è la verità: verità per le vittime e per i familiari, verità per i cittadini, verità per gli onesti, verità per la speranza dei nostri figli».

Sentito anche il riconoscimento dall’estero. Alle commemorazioni di oggi sta partecipando una delegazione dello Fbi, l’agenzia statunitense che ha strettamente collaborato con Giovanni Falcone. Sul sito del bureau, dove una sezione è dedicata proprio al giudice palermitano, si legge: «In occasione del ventesimo anniversario del suo omicidio, si è svolta una commemorazione al quartier generale dello Fbi per ricordare Falcone come un coraggioso oppositore della mafia, e uno dei primi sostenitori della cooperazione internazionale nella lotta contro il crimine organizzato». La collaborazione tra Falcone e lo Fbi consentì agli inquirenti americani di portare a compimento l’operazione “Pizza Connection” che consentì di disarticolare la rete di traffico internazionale di eroina dalla Sicilia agli Usa. La collaborazione con gli Usa, inoltre, servì a Falcone per mutuare strumenti investigativi dall’ordinamento statunitense.

Tuttavia, non tutte le innovazioni proposte da Falcone furono portate pienamente a compimento. A ricordarlo ieri è stato Piero Grazio, a capo della Procura antimafia voluta da Falcone, ma realizzata senza i reali poteri chiesti dal giudice palermitano. «Tutte le indagini antimafia – ha sottolineato – dovevano essere condotte da un unico centro specializzato e interforze. La Dia doveva essere una sorta di Fbi ma questo- ha aggiunto -non si è realizzato». 

Oggi sono previste numerose iniziative a Palermo per tutta la giornata. Iniziative e commemorazioni  si stanno svolgendo, inoltre, in numerose altre città italiane, per sottolineare l’importanza nazionale del lavoro svolto da Giovanni Falcone.