
Dal Palazzo di Giustizia di Trapani, una nuova udienza del processo in corso per l’omicidio del sociologo – giornalista, Mauro Rostagno, ucciso a Trapani il 26 settembre del 1988 ha avuto inizio. Accusati del delitto, il capo mandamento di Trapani, Vincenzo Virga e il presunto killer, Vito Mazara. Oggi in aula assenti molti dei teste convocati. Presente, fra gli altri, l’amico di Mauro Rostagno, Renato Curcio, ex fondatore delle Br. In diretta dal tribunale la cronaca della trentasettesima giornata. E’ possibile seguire la cronaca anche dalla pagina Facebook dedicata al processo che ha fatto registrare già più di 4000 iscritti.
Ore 17.50 Udienza terminata. La prossima si terrà il 21 novembre.
Ore 17.20 La Corte legge il verbale della Faconti dove la donna sosteneva che Curcio era a conoscenza di inchieste che Rostagno stava facendo. “Nelle lettere – risponde Curcio – non c’erano elementi interessanti per le inchieste ma se qualcuno le volesse vedere non ho difficoltà a renderle. Curcio a proposito delle cose dette in quell’ intervista del 1996 quando faceva riferimento che la verità sulla sua morte era da cercarsi altrove rispetto alle pista mafia droga – spiega – che erano sensazioni del momento non si fondavano su niente di preciso, a questo punto la testimonianza si conclude. Prossima udienza 21 novembre, teste Claudio Fava, Annamaria Di Ruvo chiesto dalla difesa di Virga avv. Ingrassia, accompagnamento coattivo. Ma anche Giuseppe Marocco, Francesca Lipari.
Ore 16.00 Perché è morto Mauro mi interessa per restituire a Mauro una sua vita e la sua morte. A me interessa conoscere questo destino e quel destino è irrimediabile, la vita non gliela restituisce nessuno non mi auguro che nient’altro sulla trasparenza della sua morte. Galluffo legge l’intervista dove Curcio fa un elenco di casualità, mafia, spacciatore, vicende personali e conclude che nessuna di queste è la causa della morte di Mauro. Curcio risponde che quello era un interrogarsi a 360° gradi in un quadro di riflessione molto più ampio. Mi faceva molto ridere la presenza di Cardella affianco a Mauro, ma non gli ho mai chiesto nulla. Galluffo chiede se è stato in carceri con mafiosi? Sicuramente ho incontrato mafiosi, Galluffo chiede se vi era circolarità di notizie tra terroristi e mafiosi. Galluffo legge verbale. Curcio nega di avere conosciuto in carcere Agate Mariano. Ancora dal verbale. Non mi è mai giunta notizia che la mafia aveva responsabilità sul delitto di Rostagno. Curcio dice che qualcuno scrisse che l’incontro era avvenuto nel carcere di Favignana ma io nel carcere di Favignana non ci sono mai stato. Lei prese in considerazione responsabilità di Cardella? Posta in termini così personali no. Ho sempre tenuto aperte tutte le possibilità sicuramente indizi e prove su questo orientamento non ne ho questa è rimasta una delle articolate vie in cui la morte si è inserita. Dal verbale: secondo me per capire perché Mauro è stato ucciso bisogna andare a leggere i rapporti con Cardella e quanto scoperto sul conto di Francesco Cardella e Chicca Roveri non possono non saperlo. Curcio chiarisce (tra tensioni) in quel periodo circolavano moltissime notizie e pubblicazioni che mettevano in una luce particolarmente oscure le relazioni di Mauro, “di quelle cose ne presi atto e dissi che non potevo escluderlo quel percorso ma questo non era un atto di accusa nei confronti di Cardella e Roveri, in tutto quell’interrogatorio non si parlò solo di Cardella, Roveri, dell’aeroporto vicino a Trapani dove c’erano stati voli strani, si parlò di tante ipotesi. Io non ne ho escluso nessuna pista”. Pm non ha domande avv. Miceli. Lei ha mai riferito di un sogno su Rostagno, traffico di armi? “Ricordo che mi divertiva questa storia per il fatto che mia moglie pochi giorni prima mi ha detto di avere sognato Rostagno che era in mezzo a delle rocce che cercava una collina è stato un sogno una vicenda strana non legata a vicende giudiziarie”. Non era quindi una volontà a indirizzare gli operatori di Pg che la ascoltavano? “Assolutamente, no io non ho alcuna ragione per ritenere valida una ragione sulla morte di Rostagno contro un’altra ragion, mi auguro di potere colmare presto questa conoscenza perché voglio capire, questa storia per capirla rispetto all’affetto verso Rostagno”. Rispondendo all’avv. Ingrassia difensore di Virga, Curcio dice che dai contatti con Mauro Rostagno non mai aveva dedotto eventuali pericoli sulla sua vita.
Ore 15.00 Avv Galluffo insiste su domande relative al delitto Calabresi. “Molti di noi assunsero responsabilità morale per quel evento” – risponde Curcio. Fu intervistato su questa circostanza? “Forse ne parlai nel libro “A viso aperto” pubblicato da Mondadori”. Curcio doveva venire a Saman si dice dispiaciuto dell’ occasione mancata, ricorda che l’ anno successivo alla morte di Mauro ricevette la visita di parlamentari in carcere e della delegazione facevano parte Cardella, Chicca Roveri e le figlie di Mauro. “Mi sembra riduttivo definire il lavoro di Rostagno a Rtc semplice lavoro giornalistico – dichiara. Le dinamiche dentro Saman per me era un libro non leggibile, Rostagno mi accennò che da quando lavorava a Rtc, la sua collocazione abitativa era cambiata ma per me quelle frasi erano senza significato”. Carla Rostagno parlò mai con lei del delitto, chiede la difesa. “Io e Carla abbiamo un rapporto di simpatia umana perché questa donna è rimasta colpita dal delitto e per sensibilità reciproca abbiamo intrattenuto rapporto”. Galluffo insiste chiedendo se si è mai parlato del perché del delitto. “Mai chiesto nulla io non mi sono mai interessato delle ragioni locali che hanno riguardato la morte di Mauro, mi sono semmai interessato del suo destino umano”. Galluffo chiede ancora se davvero Carla Rostagno le chiese di dire la verità sulla morte del fratello. “Domanda curiosa” – risponde Curcio – Galluffo precisa che si riferisce a dichiarazioni di Carla Rostagno, “Curcio risponde non ho mai fatto indagini sulla morte di Rostagno, posso fare analisi sociali che è altro tipo di sguardo, se mi avesse fatto questa domanda sarebbe stata molto curiosa”. Galluffo chiede cosa sono le analisi sociali ma Curcio invita a leggere i libri che lui ha scritto su diversi temi, ho scritto anche un libro di metodologia dell’analisi sociale. “Su Rostagno non è una analisi commissionata, non è una analisi che ho scelto di fare, non ho fatto alcun lavoro non ho scritto articoli né libro. In merito all’intervista fatta da Lo Scalzo Curcio conferma che è stata fatta nel 1993. In quell’intervista parlò del delitto Rostagno? – chiede l’avvocato. “Quella non era una intervista, Lo Scalzo era un antropologo che studiava con me a Trento, ci incontrammo dopo la mia uscita dal carcere e mi propose progetto di ricerca commissionato da museo risorgimento di Trento per recuperare memorie degli studenti e dei docenti dell’università degli anni ’60”. “In quel quadro parlai di Rostagno, arrivai a un punto critico del genere perché avevano ucciso Mauro non mi fu possibile evitare l’impatto con la sua morte, impatto che ancora oggi procura grandissimo dolore e sofferenza non solo per la morte di un amico ma anche perché questa non era solo una
morte ma una morte provocata da una dinamica per me imprevedibile e imprevista nei suoi confronti. Una dinamica che colpiva il mio immaginario quando affrontai questa sollecitazione ebbi una grande difficoltà ad orientarmi. Mauro Rostagno era una persona molto complessa che aveva attraversato molti territori della vita sociale un delitto che mi inquietò tanto sebbene io provenivo da un percorso di lotta armata. Morte di Mauro? E’ una domanda aperta ancora quella sulla morte non mi interessa, banale gioco di cercare colpevole e quindi quella intervista non può essere letta secondo queste logiche. La pubblicazione di quello spezzone mi irrita ancora oggi, era un momento privato. Mi posi in quel momento le stesse domande di oggi, una persona così complessa come mauro non può morire per un motivo banale. Galluffo chiede se riconduce a poteri forti la morte di Mauro. Curcio precisa che si è posto domande e non ha fatto analisi. Impossibile poi fare analisi non conoscevo minimamente nulla della vita trapanese e della vita trapanese di Mauro: ascolto, ascolto tante voci e non ho nessuna risposta. Ci sono fatti sui quali non si sono cercate verità? Si, risponde Curcio: Piazza Fontana, il delitto Calabresi? Fatti diversi – dice Curcio – per piazza Fontana non abbiamo verità giudiziarie e storiche e quindi questo autorizza una persona come me a porsi domande. Quando un processo sulla morte di una persona non si risolve facilmente si deduce che ci sono circostanze che impediscono ciò, sono disincantato sul mondo non parto dal presupposto che tutti i processi sono facilmente risolvibili, così in quell’intervista affrontai il tema del delitto Rostagno. Chi ha potuto uccidere Mauro Rostagno? affrontò questo tema? in quel momento nessuna ipotesi sulla sulla morte poteva essere esclusa, io non sono interessato a sapere chi lo ha ucciso ho altro interesse interesse della trasparenza sulla sua morte che è un’altra cosa.
morte ma una morte provocata da una dinamica per me imprevedibile e imprevista nei suoi confronti. Una dinamica che colpiva il mio immaginario quando affrontai questa sollecitazione ebbi una grande difficoltà ad orientarmi. Mauro Rostagno era una persona molto complessa che aveva attraversato molti territori della vita sociale un delitto che mi inquietò tanto sebbene io provenivo da un percorso di lotta armata. Morte di Mauro? E’ una domanda aperta ancora quella sulla morte non mi interessa, banale gioco di cercare colpevole e quindi quella intervista non può essere letta secondo queste logiche. La pubblicazione di quello spezzone mi irrita ancora oggi, era un momento privato. Mi posi in quel momento le stesse domande di oggi, una persona così complessa come mauro non può morire per un motivo banale. Galluffo chiede se riconduce a poteri forti la morte di Mauro. Curcio precisa che si è posto domande e non ha fatto analisi. Impossibile poi fare analisi non conoscevo minimamente nulla della vita trapanese e della vita trapanese di Mauro: ascolto, ascolto tante voci e non ho nessuna risposta. Ci sono fatti sui quali non si sono cercate verità? Si, risponde Curcio: Piazza Fontana, il delitto Calabresi? Fatti diversi – dice Curcio – per piazza Fontana non abbiamo verità giudiziarie e storiche e quindi questo autorizza una persona come me a porsi domande. Quando un processo sulla morte di una persona non si risolve facilmente si deduce che ci sono circostanze che impediscono ciò, sono disincantato sul mondo non parto dal presupposto che tutti i processi sono facilmente risolvibili, così in quell’intervista affrontai il tema del delitto Rostagno. Chi ha potuto uccidere Mauro Rostagno? affrontò questo tema? in quel momento nessuna ipotesi sulla sulla morte poteva essere esclusa, io non sono interessato a sapere chi lo ha ucciso ho altro interesse interesse della trasparenza sulla sua morte che è un’altra cosa.
Ore 14.15 Tornati in aula; si sta visionando un video in cui Renato Curcio viene intervistato (Tg1) dal giornalista, Lo Scalzo. E’ terminata, invece, l’audizione di Cusenza e si procede adesso con quella di Renato Curcio, amico e compagno di Mauro Rostagno, dai tempi del ’68 all’Universita di Trento. “La mia conoscenza con Rostagno fu alla facoltà di sociologia di Trento – racconta Curcio – abbiamo avuto un rapporto costante dal 1962 sino alla sua morte.Un rapporto di affetto amicizia profonda. Dal ’69 le nostre vite si sono divise ma questo non ha mai portato a divisione affettiva, ci siamo incontrati quando io ero già in carcere e lui tornava dall’ India. Venne a trovarmi al processo Feltrinelli a Milano, la corte ci consentì di potere colloquiare. Noi ci incontrammo e rafforzammo la nostra amicizia ci fu uno scambio epistolare che mantenemmo fino alla sua morte. Fu una corrispondenza su più piani, piano scientifico, tecnico, su filoni di ricerca e studio che lui portò in applicazione a Saman. Poi scrivevamo del mondo che ci circondava commentando con la nostra ironia. Era un superficiale scambio sulla esperienza di vita. Galluffo chiede perché lui e’ stato detenuto, perché ho costituito una banda armata chiamata “Brigate Rosse”. Rostagno con me costituì movimento studentesco di Trento …abbiamo vissuto periodo di lotta studentesca degli anni ’60, su Lotta Continua non posso dire nulla perché Rostagno avvia questa esperienza dopo il nostro allontanamento. Conosce Piperno e Scalzone, sicuramente risponde Curcio. E Rostagno? Non glielo so dire, Sofri e Boato? Con Sofri rapporti negli anni ’60 per il movimento studentesco, con Boato i rapporti più frequenti perché eravamo a Trento sempre all interno della storia del movimento studentesco sulla esperienze politiche non c e stata comunanza, domanda sulla morte Pinelli? Pm si oppone, si va avanti risponde Curcio evento tragico che commosse e attraverso tutte le persone che in Italia guardavano ad un futuro dove fossero possibili trasformazioni precise della società civile, mai rapporti con Pinelli e non so dire cosa fosse Pinelli. E sul delitto calabresi? So anche poco di questa storia non mi ha mai attraversato direttamente.
Ore 12.50 Cusenza ricorda che Chicca Roveri, compagna di Mauro Rostagno, parlando con lui disse: “solo tu potevi fare rinascere in lui questa passione politica …è tornato ragazzo”…..la frase la sera della partenza per la festa dell’Unità di Firenze dove Cusenza era riuscito a farlo accreditare come giornalista. L’udienza viene sospesa per una breve pausa.
Ore 11.30 “All’epoca il Pci aveva fatto una grande battaglia sui debiti fuori bilancio del comune di Trapani e questo provocava l’esistenza, a nostro avviso, di un bilancio parallelo, in ero – continua Cusenza. Bartolo Pellegrino era assessore alle Finanze che in pratica contrastò contro i debiti fuori bilancio, Rostagno voleva intervistarlo e un giorno Pellegrino lo affrontò dicendogli vai a zappare. Rostagno allora fece un siparietto facendosi riprendere che zappava, spiegò l’accaduto e continuò a parlare dei debiti fuori bilancio e le domande che voleva fare a Pellegrino che non poté fare. In una città perbenista come Trapani faceva colpo un giornalista vestito di bianco, con la barba, con il suo parlare non in siciliano, ma la rottura era le cose che lui diceva in televisione”. Cusenza torna a rispondere all’avv. Miceli sul contenuto dell’intervista: “Io l’ho rivista solo due volte”. “Il delitto di Mauro Rostagno è stata una ferita mai rimarginata – sottolinea Cusenza – quella trasmissione l’ho rivista subito dopo il delitto, era uno speciale di quasi due ore, mi colpì che la mia intervista era integralmente riprodotta, pensavo che la tv non glielo avesse fatto mandare in onda, gli chiesi quali fossero state le reazioni dell’editore Bulgarella. Rostagno mi disse che Bulgarella gli disse che eravamo dei pazzi ma che non avrebbe ostacolato la trasmissione, quella trasmissione era un forte attacco agli esattori Salvo. Rtc con Mauro Rostagno, in sintesi, era una risposta a quanto avveniva nel territorio”. Cusenza continua a riferire su vicende particolari delle quali parlava con Rostagno anche di possibili contatti tra servizi segreti e forze politiche di paesi nord africani che passavano anche per contatti mantenuti nel trapanese. Ricorda, fra gli altri, anche l’episodio della strage della casermetta dei carabinieri di Alcamo Marina, inserito sempre in uno scenario (oggi confermato) di devianza dei servizi. Anche di questo aveva parlato con Mauro Rostagno.
Ore 11.00 Entra il teste, Salvatore Maria Cusenza, all’epoca esponente del Pci trapanese, che risponde alle domande dell’avv. Miceli. “Ho conosciuto Mauro Rostagno nel 1987, una conoscenza sincera e profonda non occasionale, spesso abbiamo cenato insieme a casa mia o in comunità, abbiamo discusso con il massimo di sincerità e lealtà. Era un rapporto di stima e apprezzamento personale. Mauro Rostagno è descritto come un giornalista in verità, era un grande intellettuale, erudito. Le discussioni avevano spesso carattere generale”. “Mauro Rostagno aveva forte passione politica anche se non militava in partito, la passione c’era, ci occupavamo di Trapani perché lui, avendo l’impronta di dirigente politico, aveva capacità di capire il territorio e capire quale poteva essere il suo contributo per il governo della società”. “Dopo il suo assassinio ho preso atto – continua – che le sue conoscenze erano più di quelle che io sapevo, noi pensavamo di potere offrire alla città di Trapani una alternativa, per fare questo bisognava capire cos’era Trapani e di questo discutevamo con Rostagno. Convenivamo che a Trapani esisteva un consolidato sistema di potere mafioso antidemocratico e clientelare, gli anni antec
edenti al 1987 furono terribili quelli successivi furono oltremodo tragici, se non si coglie quel clima non si può fare nessuna analisi. Rostagno mi propose di scrivere qualcosa su una vicenda seguita separatamente e cioè il processo per il delitto del sindaco di Castelvetrano, Vito Lipari, ucciso nel 1980”. “Nel 1987 si celebrò in Corte di Assise il processo, io seguii alcune udienze e restai colpito dei rapporti tra la mafia di Trapani e quella di Catania e della capacità di infiltrazione della mafia”. Cusenza sta ricordando gli arresti repentini dopo il delitto e il proscioglimento degli arrestati del calibro di Mariano Agate e Nitto Santapaola boss di Mazara e Catania. “Rostagno mi propose di fare una intervista per Rtc mi disse piuttosto che scrivere un pezzo mio chiese di fare una intervista sul processo Lipari e sulla ricostruzione sulla mafia trapanese per come ne discutevamo noi privatamente – continua Cusenza. L’intervista fu fatta nel marzo 1988 e assieme furono montate due interviste con lo scrittore Cimino e con Umberto Santino del Centro Impastato, fu uno speciale che fece molto rumore a Trapani”. Cusenza ritiene che la Corte dovrebbe ascoltare queste interviste. “Importante fu l’incontro tra la dirigenza del partito in cui militavo il Pci, che aveva deciso di affrontare l’emergenza mafiosa con un uomo dei media e con un raro intellettuale come Rostagno – spiega Cusenza. In quella trasmissione c’era descritta la nuova riorganizzazione della mafia non c’era un linguaggio cifrato ma nomi e cognomi fatti da chi aveva gli strumenti della politica forse più capaci ad andare a fondo rispetto alla iniziativa giudiziaria la politica aveva capacità di parlare con più persone e quindi la ricostruzione fatta nasceva da quei contatti tra la gente. Avv. Miceli chiede se conosce qualcosa di un incontro tra Rostagno e i giudici Falcone e Borsellino”. “Forse Falcone ma non conosco il contenuto. Lui parlava e incontrava tante persone. Mi disse che parlò con Falcone ma non riesco a ricordare il contenuto di quella discussione. Non so riferire. Cusenza spiega che Rostagno aveva un buon rapporto con un ufficiale dei carabinieri, maresciallo Cannas, ma lui non aveva bisogno di talpe, informatori, era uno che aveva capacità a tirare fuori le notizie senza bisogno di talpe. Ragionavamo sulla presenza di servizi segreti deviati nella provincia di Trapani occupandoci di contrastare il coagulo antidemocratico insediato nella provincia di Trapani. Parlavamo anche di massoneria, parlavamo della più grande loggia massonica presente a Trapani ed era quella di Campobello di Mazara”.
edenti al 1987 furono terribili quelli successivi furono oltremodo tragici, se non si coglie quel clima non si può fare nessuna analisi. Rostagno mi propose di scrivere qualcosa su una vicenda seguita separatamente e cioè il processo per il delitto del sindaco di Castelvetrano, Vito Lipari, ucciso nel 1980”. “Nel 1987 si celebrò in Corte di Assise il processo, io seguii alcune udienze e restai colpito dei rapporti tra la mafia di Trapani e quella di Catania e della capacità di infiltrazione della mafia”. Cusenza sta ricordando gli arresti repentini dopo il delitto e il proscioglimento degli arrestati del calibro di Mariano Agate e Nitto Santapaola boss di Mazara e Catania. “Rostagno mi propose di fare una intervista per Rtc mi disse piuttosto che scrivere un pezzo mio chiese di fare una intervista sul processo Lipari e sulla ricostruzione sulla mafia trapanese per come ne discutevamo noi privatamente – continua Cusenza. L’intervista fu fatta nel marzo 1988 e assieme furono montate due interviste con lo scrittore Cimino e con Umberto Santino del Centro Impastato, fu uno speciale che fece molto rumore a Trapani”. Cusenza ritiene che la Corte dovrebbe ascoltare queste interviste. “Importante fu l’incontro tra la dirigenza del partito in cui militavo il Pci, che aveva deciso di affrontare l’emergenza mafiosa con un uomo dei media e con un raro intellettuale come Rostagno – spiega Cusenza. In quella trasmissione c’era descritta la nuova riorganizzazione della mafia non c’era un linguaggio cifrato ma nomi e cognomi fatti da chi aveva gli strumenti della politica forse più capaci ad andare a fondo rispetto alla iniziativa giudiziaria la politica aveva capacità di parlare con più persone e quindi la ricostruzione fatta nasceva da quei contatti tra la gente. Avv. Miceli chiede se conosce qualcosa di un incontro tra Rostagno e i giudici Falcone e Borsellino”. “Forse Falcone ma non conosco il contenuto. Lui parlava e incontrava tante persone. Mi disse che parlò con Falcone ma non riesco a ricordare il contenuto di quella discussione. Non so riferire. Cusenza spiega che Rostagno aveva un buon rapporto con un ufficiale dei carabinieri, maresciallo Cannas, ma lui non aveva bisogno di talpe, informatori, era uno che aveva capacità a tirare fuori le notizie senza bisogno di talpe. Ragionavamo sulla presenza di servizi segreti deviati nella provincia di Trapani occupandoci di contrastare il coagulo antidemocratico insediato nella provincia di Trapani. Parlavamo anche di massoneria, parlavamo della più grande loggia massonica presente a Trapani ed era quella di Campobello di Mazara”.
Ore 10.00. L’aula della Corte di Assise è quasi piena, ad assistere alla trentasettesima udienza del processo anche una scolaresca, tanti giornalisti e troupe televisive. In aula, pronto a testimoniare, l’ex fondatore delle BR, Renato Curcio. Un po’ spaesato dichiara quasi subito: “voglio capire cosa sono venuto a fare qui”…..ricordo di Mauro vivo….piano piano mi sto facendo una idea del delitto”. Il presidente Pellino comunica che i periti balistici hanno segnalato che rispetto ai reperti elencati manca un proiettile di quelli estratti al momento dell’autopsia. E comunica che il teste, Francesca Lipari, sarà assente. La dottoressa, Luisa Fiorini, anche lei assente, per ragioni di salute. Così anche per il teste, Annamaria Di Ruvo, assente. L’avvocato Galluffo indica consulenti di parte, oltre Luca Soldati il cav. uff. Nicola Donno e il dottor, Vito Vittorio Cassiano, medico legale. Il pm Del Bene deposita la sentenza Corte di Assise di Palermo, sull’omicidio Lipari e il pm Gaetano Paci produce sentenza processo Petrov. L’avv. Miceli, parte civile, sui teste dichiara che: l’avvocato Salvatore Maria Cusenza (Pci Trapani) è presente, assente Claudio Fava. Avv. Galluffo informa che non è stata rivenuta agli atti copia di una cassetta contenente una intervista resa a suo tempo da Renato Curcio sul caso Rostagno, Galluffo chiede di vedere, però, l’intervista rilasciata da Curcio al Tg1, del 25 luglio 1996. I pm non si oppongono. In aula per le parti civili Maddalena Rostagno, figlia di Mauro e Carla Rostagno, sorella di Mauro. Dopo alcuni minuti ha inizio un siparietto tra l’avvocato Galluffo e il presidente Pellino sulla fonte che ha fornito all’avvocato la copia in Vhs dell’intervista di Curcio al Tg1. L’avv Galluffo si rifiuta dapprima di indicare la fonte, lasciando perplesso il presidente Pellino, poi ammette che è stata fornita dalla Rai. Si continua il dibattito su una cassetta contenente una intervista a Curcio, diversa da quella di oggi del Tg1, che non si ritrova sebbene citata in un verbale di interrogatorio della Procura di Trapani nell’ambito della cosiddetta indagine “Codice Rosso”. Pm Paci informa che erroneamente si era detto che teste Marrocco Luciano fosse deceduto, e insiste sulla produzione del verbale interrogatorio. Presidente Pellino chiede di avere traccia documentale della morte di Francesco Cardella. Il presidente Pellino sta precisando, su alcune integrazioni documentali, anche a proposito della moglie del generale Chizzoni che sarebbe stata una fonte di Rostagno a proposito di un possibile traffico di armi coperto dai servizi segreti. “La sera del delitto Rostagno dovevamo vederci, ci eravamo sentiti per telefono avevamo detto che potevano cenare insieme in comunità – dichiara il teste Salvatore Cusenza, all’epoca esponente del Pci trapanese. All’epoca il Pci aveva preparato un documento sull’Altra Trapani, pensavamo di fare un giornale, pensavo che Rostagno poteva essere il candidato sindaco”. “Noi dovevamo vederci quella sera per parlare della copertina del nuovo giornale, una copertina azzurra che è stato il suo sudario, il nostro rapporto fu interrotto dalla morte, quel documento sull’altra Trapani era stato presentato in conferenza stampa presente Rostagno che diede molto risalto. 48 ore dopo l’assassinio di Rostagno con altri amici abbiamo fatto un giornale chiamato Altra Trapani e la copertina era Mauro Rostagno che leggeva il Tg”.



