Trapani, 9 marzo 2011. Ore, 10.06 la Corte di Assise è entrata in aula. Comincia la terza udienza del processo per il delitto di Mauro Rostagno. In aula c’è Maddalena Rostagno, la figlia di Mauro. E’ costituita parte civile, toccherà a lei per prima salire sul pretorio, a raccontare quei giorni del 1988 a Trapani, quando le uccisero il padre. E’ con l’avvocato Carmelo Miceli, sostituto processuale dell’avv. Fausto Maria Amato, nuovo avvocato di parte civile per Maddalena e Chicca Roveri. In aula c’è anche il generale dei carabinieri Nazareno Montanti, comandava il nucleo operativo dell’Arma in quel 1988 quando Mauro Rostagno fu ucciso. Anche lui sarà sentito. Poi dovrebbe esserci un sottufficiale ex componente del nucleo operativo dei carabinieri, il maresciallo Beniamino Cannas.
L’atmosfera sembra distesa, ma nell’aria pesa la pubblicazione (ne circola una sola copia in aula) de “i Quaderni de L’Ora” dove in un dossier dedicato al delitto Rostagno si parla dell’indagine quasi mettendo in ombra l’ipotesi mafiosa oggi a dibattimento. Non è stato fatto un buon lavoro: c’è un errore madornale quando si legge che al contrario di Peppino Impastato che si trovò a cento passi dal boss mafioso Badalamenti, per Rostagno non era così. E invece è provato che Rostagno era in mezzo ai lupi e i lupi lo hanno azzannato. L’editore della tv dove lavorava, Rtc, il defunto Puccio Bulgarella, era uno di quelli che da Trapani da imprenditore aveva la libertà e la possibilità di incontrare i capi mafia e gli intermediari dei boss palermitani, come Angelo Siino, l’allora cosidetto “ministro dei lavori pubblici” del capo dei capi Totò Riina. E allora forse i passi che dividevano Rostagno dalla mafia erano molto meno. La pista mafiosa non piace, è provata da indagini lunghe e laboriose, dalle parole dei pentiti. Interessante sarà oggi sentire i carabinieri che in un primo rapporto smentendo le indagini della Polizia all’inizio condotte dall’allora capo della Squadra Mobile Rino Germanà, trattarono quasi con atteggiamento dispregiativo la pista mafiosa. E per 22 anni si andò avanti escludendo la matrice mafiosa, ma non trovano altre ipotesi concrete. C’è attesa in aula soprattutto per quando Maddalena salirà sul pretorio, aveva 15 anni quando le uccisero il padre. In questi giorni c’è chi le ha chiesto 24 ore per preparare un nuovo dossier sulla morte di Mauro Rostagno, a lei non le dettero neppure un millesimo di secondo per potere salvare la vita al padre
La voce di Mauro Rostagno nell’aula della Corte di Assise. Un suo editoriale sul traffico e lo spaccio di droga a Trapani ma i politici dice si interessano ad altro. Poi le immagini di quella Duna sforacchiata dei colpi sparati dai killer. Vito Mazzara, l’imputato accusato di avere ucciso Rostagno sembra guardare da un’altra parte ma dovunque volge lo sguardo trova gli schermi che riproducono le immagini sistemati nell’aula bunker “Giovanni Falcone” del Palazzo di Giustizia. Continua a parlare Mauro, “Trapani quarta in Sicilia nella classifica dei morti ammazzati”, era il 1988, tra qualche giorno sarebbe toccato anche a lui. L’ultima immagine è il sedile della Fiat Duna dove era seduto Rostagno quando lo uccisero. Una macchia di sangue, poi il filmato viene stoppato. Adesso tocca a Maddalena
Quella sera del 26 settembre 1988
…..vidi Monica Serra (era in auto con Rostagno al momento del delitto ndr) abbracciata, mi disse lei che c’era stato un incidente, sapevo che lei tornava a Saman con Mauro….Non ho ricordo che lei fosse sporca di sangue mia madre si quando tornò verso la comunità e mi abbracciò… aveva le mani sporche di sangue. Di solito eravamo vestiti di bianco, non ho un ricordo che Monica fosse sporca di sangue….Non le ho mai chiesto nulla di quegli istanti non ne ho mai sentito il bisogno perchè ho sempre considerato come vera la versione che lei ha raccontato…. (Monica disse che Rostagno fermò l’auto e quando si udirono i colpi la fece abbassare sotto al cruscotto dell’auto, ndr)
…a piedi stavo raggiungendo il luogo dove mio padre mi avevano detto aveva avuto un incidente, a 500 metri dalla comunità, per strada mi hanno fermato, pochi attimi ho sentito la sirena dell’ambulanza e l’urlo di mia madre Chicca……
Il caso Calabresi
….ricordo quando mio padre ricevette la comunicazione giudiziaria per le confessioni di Leonardo Marino sul delitto Calabresi…..mio padre disse anche in tv che lui e Lotta continua non c’entrava nulla con quel delitto. Mauro mi chiamò mi disse che voleva essere sentito al più presto per testimoniare questa estranietà…. (un articolo dell’epoca quando la Polizia presentò i risultati che hanno portato all’oodierno processo contro i boss Virga e Mazzara)…. C’è poi quella sorta di pacificazione tra gli organi dello Stato e chi nella metà degli anni ’60 quello Stato combatteva. Lotta Continua era il movimento dove Rostagno aveva scelto di stare con altri, in quegli anni l’omicidio del commissario Luigi Calabresi a Milano fu una conseguenza di quella tensione, così come la vicenda, successiva della morte dell’anarchico Pinelli. Come al Quirinale l’incontro tra le vedove di questi due uomini ha rappresentato la volontà di ristabilire una serie di verità, il lavoro condotto dalla Polizia e dagli specialisti del laboratorio della Scientifica di Palermo, eredi del commissario Calabresi, rivolto a far luce sul delitto Rostagno, riannoda le fila, tra la Polizia e quel Rostagno di Lotta Continua…..
L’intervista a King e il litigio con Cicci Cardella
….sostanzialmente falso, inopportuno, indelicato….così mio padre fu invitato da Cardella a lasciare il Gabbiano dentro la Comunità per una intervista che mio padre aveva fatto a King, intervistato da Claudio Fava, una bellissima intervista……Non aveva citato Cardella e Cardella lo accusò in questa maniera…
Ecco chi era mio padre
…Mauro Rostagno era il terapeuta della famiglia, della comunità, del giornalismo….lo vedevo in tv, nei servizi importanti e quando andava in giro a fare parlare la gente….quando scoprì che un gruppo di ospiti della comunità e che lavoravano con lui a Rtc erano tornati a spacciare droga, li cacciò dalla tv e poi lo vidi piangere…..mio padre era deluso…teneva al suo lavoro di giornalista e a quello in comunità……mio padre era depresso poco prima della sua morte così ho letto in un mio interrogatorio ma debbo dire che la parola depresso non rientra nei comportamenti di mio padre e non è nemmeno una parola che mi appartiene….non ho mai detto che mio padre era depresso non può essere lui non era uno di quelli che poteva essere depresso chi ha scritto quel verbale ha usato un aggettivo al quale io in quei momenti non ho dato peso….poteva essere deluso non depresso
L’ultima volta che vidi Mauro
..era la mattina del 26 settembre 1988 discutemmo perchè non volevo andare a scuola, lui era molto rigido sull’educazione scolastica…..l’ho rivisto a pranzo ci siamo incrociati e poi non l’ho più visto…..l’intervista a King bellissima cominciò a parlare di Placido Rizzotto
La storia del traffico di armi
…..l’uomo che parlò del traffico di armi che Rostagno aveva scoperto….si fece vivo nel ’96 parlò con il procuratore Garofalo che aveva riaperto le indagini sul delitto nessuno mi ha mai confermato che era vera la conoscenza diretta tra lui e mio padre…..Lui si è presentato come un giornalista che si trovava in
America, era grottesco come personaggio, come giornalista che stava in America sotto la protezione della Cia perchè partecipava non so bene a cosa…..doveva fare una intervista esclusiva a Repubblica, c’era il giornalista D’Avanzo, ma alla fine Repubblica non scrisse nulla……
Aggiornamenti fine udienza
La risposta di Maddalena Rostagno alla domanda dell’avvocato di parte civile di Saman, Elio Esposito, sul fatto se l’auto di Cardella quella sera del delitto fosse o meno all’interno della comunità ha introdotto un tema non nuovo per le cronache di questi 22 anni, ma nuovo certamente per il processo. L’auto di Cardella anche quando lui non era in comunità, di solito veniva tenuta posteggiata sotto una tettoia dentro Saman, forse anche tenuta coperta, ma quella sera l’auto di Cardella era libera di muoversi. Eppure dalla comunità non poteva essere uscita perchè a ostacolare il transito su quelle strette stradine di Lenzi era la Duna dove Rostagno fu ucciso e per ore rimase ferma per i rilievi delle forze dell’ordine. Maddalena non ha saputo dire se l’auto di Cardella in quei giorni era stata ferma a Saman o meno, ma ha detto che sicuramente Cardella non c’era, che quando si seppe dell’omicidio del padre fu sua madre Chicca a dire a qualcuno di avvertire Cardella che era a Milano….Lo incontrò tempo dopo nelle ore della notte mentre in caserma dai carabinieri di Napola…..non ha saoputo dire quanto tempo era trascorso dal delitto rispetto alla comparsa di Cardella….Ma Cardella arrivò e aveva la sua auto per muoversi, prima prese a bordo Maddalena e Chicca, poi portò anche Monica Serra la ragazza che era in compagnia di Rostagno quando fu ucciso……
Maddalena alle 13,20 di oggi ha finito la sua lunga testimonianza …
….gli occhi lucidi per la tensione e per avere dovuto rispondere a qualche domanda fatta dalla difesa dell’imputato Virga (avvocato Mezadini) oltremodo personale che col processo e con la morte del padre non c’entrava nulla…..ha concluso rispondendo al presidente della Corte di Assise, giudice Pellino che le ha chiesto se sapeva di cose scomparse dopo la morte del padre. E salta fuori come accade in tutti i delitti di mafia siciliana che ci sono cose sparite, un’agenda per esempio che Rostagno teneva nella sua borsa, quella trovata aperta dentro la Duna e che oggi è usata da don Luigi Ciotti. Dallo studio di Rtc è sparita una cassetta. Ma non quella della quale si sente spesso parlare, una cassetta video con registrate le immagini di un presunto sbarco di armi da un aereo atterrato di notte sulla pista di un aeroporto trapanese chiuso da anni, ma – Maddalena ha spiegato – è sparita una cassetta audio dove Mauro, ha detto, aveva scritto non toccare….
La figlia del giornalista ucciso ha dovuto rispondere anche alla domanda su quello che lei dalla stanza dove si trovava dentro la comunità sentì quella sera di settembre: ho udito distintamente gli spari, due raffiche, l’ho sentito il rumore degli spari, stavano uccidendo mio padre ma l’ho saputo dopo quando uno di corsa venne ad aprire la porta della stanza dove mi trovavo chiedendo ad alta voce di Chicca, mia madre. Adesso il processo è sospeso, alla ripresa verrannmo sentiti investigartori dei carabinieri.
I carabinieri che seguirono le prime indagini
Come si combatteva la mafia nel 1988 a Trapani. Il nucleo operativo dei carabinieri di Trapani era composto in tutto da 15 uomini e al’epoca del delitto Rostagnbo erano già alle prese con il deitto, di 12 giorni prima, del giudice Giacomelli e di altri omicidi pregressi. Nostro primo impulso fu quello di pensare che non si doveva trattare di professionisti ma di qualcuno che era andato un po’ alla carlona (rubando una macchina nel marzo 1988 e tenendola conservata in un luogo sicuro in attesa di usarla? chiede il pm Francesco De Bene nel frattempo subentrato al pm Ingroia). Non scartavamo nulla ha risposto Montanti ma dovevamo tenere conto di quello che avevamo in mano e cioè irregolarità amministrartive dentro la Saman e allora pensavamo che Rostagno che era un galantuomo poteva avere scoperto queste irregolarità …
Per questa ragione abbiamo messo sotto controllo i telefoni della Saman perchè pensavamo che il delitto era maturato in quell’ambito. Peraltro sapevamo già che Rostagno non aveva buoni rapporti con Cardella. Anni dopo ho saputo che per questi fatti Cardella fu condannato



