Quando la normalità è mafiosa

Comincia domani il processo agli ecologisti che cinque anni fa hanno costretto alla chiusura tre discariche abusive nelle campagne, causando la perdita di numerosi posti di lavoro. «Un passo avanti – ha dichiarato il sindaco – perché venga finalmente debellata la piaga degli ambientalisti». È fissato invece per lunedì, dalla commissione appalti, l’inizio dei lavori per la rimozione dell’ingombrante stele all’ingresso della città, dedicata ad alcune presunte vittime di mafia, da più parti definita «un’inutile cattedrale nel deserto». (L’annunciatore)
Eccoci qua, la mafia ha vinto, siamo alla normalità mafiosa. Ora finalmente la raccomandazione è istituzionalizzata, la corruzione è legale, l’omertà è la regola.  Il mondo sottosopra? Neanche tanto, visto il peso della criminalità organizzata nella nostra realtà quotidiana: si tratta piuttosto di una regolarizzazione dell’egemonia mafiosa e su questo paradosso Marco Rizzo, autore del testo, e Piervittorio Demitry, regista delle spettacolo, costruiscono il loro progetto teatrale. Un progetto amato dagli studenti, cui è diretto, ed ancor più dai loro insegnanti che hanno trovato nelle provocazioni di questo spettacolo e nella bravura degli attori uno strumento pedagogico di grande efficacia. Anche perché il progetto è stato immaginato come un work in progress, in cui il testo può cioè essere variato, aggiungendo scene che riflettano le diverse realtà locali in cui La Mafia Normale viene rappresentata. A Catania, dove, in una tiepida serata autunnale, lo scorso 27 ottobre ho potuto assistere allo spettacolo, La Mafia Normale era ospite dell’Ente Scuola Edile dell’Inail, nell’ambito della “Settimana della Salute e Sicurezza sul Lavoro”. Il teatro era all’aperto ed era stato allestito, dalla costruzione del palco al sistema elettrico, grazie al lavoro degli studenti della scuola. Manco a dirlo, lo spettacolo è stato seguito con grande entusiasmo e partecipazione.
Il progetto si muove su vari livelli: c’è il livello familiare, dove un padre, ingegnere corrotto, una madre traffichina e una figlia sedicenne che cerca di capire le regole, affrontano diversi problemi, come per esempio quello della violenza a scuola:
Mario (il padre):
– E così, lui ti ha spinto. E tu, non hai reagito… e sei corsa in infermeria? E per di più volevi denunciare la cosa all’insegnante? Tirando pure in mezzo i tuoi compagni, che sono stati uomini d’onore e si sono stati zitti e muti mentre tu piagnucolavi.

Benedetta (la figlia):

– Be’… sì. Però… però … io non piagnucolavo.

Mario:

– Non importa. Forse c’è un infame e vigliacco in questa famiglia. E sei tu, Benedetta.
C’è poi un altro livello, l’azione fuori dalle mura domestiche, dove incontriamo giudici stralunati, presidi avidi e venditori di borse truffaldini. Qui il linguaggio scenico cambia, non è più naturalistico, si fa surreale, con gesti da mimo, come una metafora di comportamenti universali.
Venditore:
– Prego. Questa fanno 35 euro.
Benedetta:
– Cosa? 35 euro?! ma è un furto!
Venditore:
– Nooo, lo vede che non ci siamo capiti? Non è che è questo, un furto…
Benedetta:
– Ahhh… che ingenua che sono. Sono borse rubate! Ma certo…
Venditore:
-Vede, signorina, io sono un professionista…
Benedetta:
-No, no, per carità, mi scusi, non volevo mica offenderla…
Ed infine c’è un altro livello ancora, quello dei tg, narrati da una voce fuori campo, che, come abbiamo visto, servono a darci il contesto in cui la storia svolge.
L’Annunciatore: Nuova, lodevole iniziativa dell’amministrazione: un monumento alle vittime della magistratura verrà innalzato a Piazza Sicilia, già Piazza Matteotti. L’appalto è stato affidato con procedura di emergenza alla ditta dell’ingegnere Tarocco, già al lavoro sul progetto dell’atteso parcheggio multipiano del centro storico. L’assessore Scandigli ha commentato con soddisfazione l’evento, ricordando come l’opera abbia preso spunto da un’iniziativa popolare. L’idea del monumento, infatti, è stata promossa da una raccolta firme promossa dall’associazione “Gli amici degli inquisiti”, di cui Scandigli è presidente onorario.
Su questi tre livelli si articola uno spettacolo che va dritto al cuore degli spettatori. Ecco quanto ci ha detto Alessandra Arini, una studentessa liceale di Trapani: “Questo spettacolo mi ha molto colpita. Di solito si pensa alla mafia come a un mondo a parte. Qui, invece, vediamo un tipo di mafia che ci rende tutti protagonisti e colpevoli, ci dimostra un sistema di complicità in una ambientazione domestica comune, semplice e familiare. Nella scena finale gli attori esibiscono ciascuno un cartellone con una lettera della parola FINE, accompagnati da un punto interrogativo, rivolto a noi, come a dire: è questa la realtà che vogliamo?”
 
Il progetto teatrale nasce da una intelligente sollecitazione dell’Associazione Antiracket (Enti Locali, Confindustria, CCIAA, Sindacati, Asssociazioni Professionali, etc.) di Trapani, che ogni anno organizza iniziative di sensibilizzazione nelle scuole, e che quest’anno si è rivolta a Rizzo e Demitry, chiedendo loro di elaborare un progetto teatrale. I due cercano allora di immaginare un modo diverso di parlare agli studenti. Nasce così l’ipotesi di una società tutta al contrario, sulla falsariga del racconto “La pecora nera” di Italo Calvino, che narra di un paese in cui tutti sono ladri. Una narrazione grottesca e surreale per rappresentare una somma di illegalità in cui tutti però si possono riconoscere. Piervittorio Demitry fa parte insieme agli attori del Collettivo di ricerca teatrale Lunae Dies. “Nella regìa, ci dice, ho cercato di evitare il tono della predica e l’eccesso di commedia, poiché, se sono solo battute, la risata allontana e si cade nella farsa. Il teatro in chiave pedagogica, invece, può offrire un modello opposto a quello che i media ci offrono: lo spettatore non è più soggetto passivo, ma viene coinvolto in un modello di cittadinanza attiva”. E infatti, ogni rappresentazione è seguita da un dibattito con gli studenti.
Per Marco Rizzo, autore del testo, la difficoltà iniziale è stata quella di trovare il linguaggio giusto per degli studenti medi. “Sono uno sceneggiatore di fumetti, ci dice. Ho scritto i testi per  pubblicazioni su Mauro Rostagno, Peppino Impastato, Ilaria Alpi, Marco Pantani.
In questo lavoro, che è il mio primo testo teatrale, ho dovuto imparare a pensare con un target in testa, e questo per me costituisce una novità in quanto quando lavoro a un fumetto non ho bisogno di pensare a un target. Con questa esperienza ho imparato che per rivolgersi ai ragazzi ci vuole un linguaggio meno metafisico, ma allo stesso tempo non bisogna trattarli come imbecilli. Ho cercato allora di semplificare il mio linguaggio, rendendolo molto concreto e offrendo ai ragazzi la quotidianità mafiosa della nostra realtà, presentandola come normale. La mafia pesca nell’illegalità diffusa. La raccomandazione è normale, e anche di essa si nutre la mafia”.
Lo spettacolo si snoda agilmente per circa un’ora in un susseguirsi di scene che, sempre sul filo del paradosso, mostrano alcune delle particolarità del nuovo ordine criminale, dalla regolarizzazione delle raccomandazioni e delle mazzette alla legalizza
zione della corruzione.
Alla fine, però, la normalità mafiosa riserva delle sorprese:
Angela:
– Prendi la borsa e andiamo…
Benedetta:
– Andiamo dove?
Angela:
– In ospedale! Tuo padre è ricoverato…
Benedetta:
– Cosa?! che è successo?
Angela:
– … era andato ad un appuntamento nella scuola nuova… voleva parlare con il Preside per chiedere il tuo trasferimento. Poi, all’improvviso, è venuto giù il palazzo, come se fosse fatto di cartapesta… … alcuni tuoi compagni … sono morti…
Benedetta:
– Dio mio… dio mio… papà… i miei compagni… ma com’è possibile? Come ha fatto a cadere un palazzo nuovo, di cemento armato?!
Angela:
– Questo… questo penso che lo dovrai chiedere a tuo padre. Se si riprenderà.
E sì, perché l’ingegnere che ha costruito la scuola nuova è proprio il padre di Benedetta. Così, il crollo della scuola viene a rappresentare simbolicamente l’autodistruzione di una società dove la mafia è normale.
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La Mafia Normale: un progetto teatrale promosso dall’Associazione Antiracket e Antiusura di Trapani. Testo di Marco Rizzo, regìa di Piervittorio Demitry, con Tiziana Ciotta, Lorena Ingarsia, Marco Marcantonio, Michele Morfino. Voce fuori scena: Giancarlo Cara. Luci: Salvo Altese. Chi fosse interessato ad ospitare una rappresentazione de La Mafia Normale può rivolgersi all’Associazione Antiracket e Antiusura di Trapani: 347.3526236 – info@trapaniantiracket.it