Rassegna stampa 5-6 giugno 2013

Arresti, confische e attività incessante della Direzione investigativa antimafia. Questi alcuni dei temi presenti sui principali giornali italiani negli ultimi due giorni. Da Palermo, sulle colonne di “Repubblica” il giornalista Salvo Palazzolo racconta della confisca di beni ai  Lo Cicero e contemporaneamente rilancia la notizia riguarda la figlia di Totò Riina, Lucia, che si sarebbe lanciata in una attività imprenditoriale, con un pizzico di no-profit, on line attraverso la vendita di alcune sue creazioni. Su “Il Fatto Quotidiano” e su “Antimafiaduemila” la reazione della presidente del Crim, Sonia Alfano, a sua volta figlia del giornalista Beppe Alfano, ucciso dalla mafia in Sicilia. Sempre ieri a Villa Grazia di Carini, in provincia di Palermo, responsabili della sezione investigativa dell’Antimafia incontrano gli studenti e con loro parlano di lotta alla mafia. Il racconto su “Repubblica – Palermo”.

Narcotraffico e arresti. Su “Padova Oggi” un articolo approfondisce la notizia dell’arresto di 50 persone, a seguito di 100 denunce, sul traffico di droga al Nord. Un’operazione coordinata dalla procura di Padova ha consentito di sgominare un’organizzazione di trafficanti di sostanze stupefacenti provenienti da altre nazioni. Padova era la città al centro di questo narcotraffico di portata internazionale. Sempre di narcotraffico si parla anche sulle pagine de “Il Mattino” , in merito all’operazione antidroga contro i clan che fra Italia e Spagna gestivano il commercio di stupefacenti.

Rimaniamo in Campania per dare notizia delle polemiche seguite alla fiction “Pupetta Maresca” la fiction televisiva che andrà in onda stasera sulla storia  (parziale) di una delle prime donne simbolo del potere camorrista in Campania. Dure le reazioni del fronte della rete antimafia, da Lorenzo Clemente a Don Tonino Palmese, si chiede di cambiare linguaggio e racconto delle storie di mafia e antimafia in Tv. Su “Repubblica” l’articolo di Conchita Sannino.  Solo pochi mesi fa le parole di Don Luigi Ciotti in merito al rapporto fra fiction e racconto antimafia al festival della cultura di Urbino. Qui il video dell’intervento del presidente di Libera e Gruppo Abele 

 

Ci spostiamo, infine, in Lombardia dove – fra i filoni giudiziari del processo “Infinito” e le sentenze di condanne, trova posto su “Il FattoQuotidiano” on line la storia di un imprenditore che, ridotto sul lastrico dalla pressione dei clan, ha trovato il coraggio di denunciare.  L’articolo di Davide Milosa, penna di punta del quotidiano diretto da Padallero in Lombardia, scrive: “Tutto inizia nel giugno 2011. In quel periodo l’imprenditore gestisce un’attività in proprio di produzione e vendita di pasca fresca. La crisi, però, si fa sentire. Il fiorire di centri commerciali sottrae clienti. Nasce così il progetto di vendere macchinari e conoscenze tecniche a Giuseppe Mangeruca che da lì a pochi mesi, sempre a Cornaredo, aprirà La Fattoria un centro carni. Viene siglato il contratto. L’imprenditore sarà assunto a tempo indeterminato, contratto part-time per la moglie, tempo pieno per il figlio. Per i macchinari si fissa il prezzo di 70mila euro. Già a luglio le cose iniziano a cambiare. Mangeruca chiede all’imprenditore di stracciare il primo contratto e di firmarne altre due, uno ufficiale da 10mila euro e un altro ufficioso da 60mila, denaro da pagare in nero. In realtà, metterà a verbale l’imprenditore, più che una richiesta e un’imposizione. L’imprenditore incasserà solo 3mila. “Nel frattempo però – annotano gli investigatori – la convivenza presso il centro carni diventava sempre più difficile”. Mangeruca “esercitava su di loro una pressione psicologica e intimidatoria, accusandoli di circostanze e situazioni assurde, come il mancargli di rispetto o di concorrenza sleale”. Una storia simile dall’altra parte del Paese, in Calabria. La racconta Roberto Galullo su “Il Sole24ore” , si tratta di un ristoratore di Catanzaro che stanco di soprusi, angherie e pressioni ha denunciato l’usura. Il suo caso fa breccia in un muro di omertà, paura e silenzi. E crea un precedente.