L’Unità. “Salviamo la tenuta dalle mani dei boss”: questo l’articolo del quotidiano diretto da Claudio Sardo sull’iniziativa realizzata ieri a Suvignano, Siena, per chiedere che il più grande bene confiscato del Centro – Nord non venga messo all’asta ma possa essere – come prevede la legge – riutilizzato per scopi istituzionali e/o sociali. Il tentativo – come spiega Silvia Gigli nel suo articolo – è quello di evitare che la messa in vendita del bene, favorisca il ritorno nelle mani della mafia di questo bene prezioso e di grande valore simbolico e economico. Sulla vendita dei beni confiscati, sulle colonne dello stesso quotidiano, interviene anche la sorella del giudice Giovanni Falcone, Maria Falcone, spiegando rischi e pericoli di questa strada intrapresa. La manifestazione raccontata anche da quotidiano “La Nazione” e dal Corriere fiorentino che titola “Suvignano, in mille alla marcia antimafia”.
Secolo XIX. Caccia ai latitanti. Sul quotidiano di Genova due articoli sulla cattura dei boss presenti nelle liste dei “maggiori ricercati” d’Italia. L’ultimo è stato arrestato qualche giorno fa. Si tratta di Francesco Margiocco detto “U profissuri”, ” la polizia lo ha arrestato a Londra, dove aveva un lavoro invidiabile, una moglie ricca, figlia di un ex console, due figli. Una vita molto lontana da quella degli agenti che per anni lo hanno cercato mettendo in pericolo loro stessi e i loro familiari per un magro stipendio. Sono gli agenti della “catturandi”, la sezione della squadra mobile impegnata nella ricerca dei super-latitanti. Domenico Rancadore, detto `uprofissuri per i suoi modi eleganti, cercavano di acciuffarlo da diciannove anni. Sapevano della sua vita londinese, e la procura di Palermo ne aveva chiesto l`estradizione. Che, però, non era mai stata accettata: nell`ordinamento inglese il reato di associazione manosa non esiste. Rancadore, che era stato condannato a sette anni per mafia ed estorsioni, era ritenuto uno dei latitanti più pericolosi d`Italia. I snm 1Q anni rii- lussuosa-tuffa rial- la giustizia non sono neppure tanti: Pasquale Scotti, di Casoria, è ricercato dal 1985. Qualche vecchio cronista napoletano lo ricorda per il soprannome di `o colier che gli era stato affibbiato dopo che aveva regalato un girocollo da cinquanta milioni di vecchie lire alla moglie del suo boss. C`è chi comincia a pensare che non lo troveranno più. Nel poco invidiabile lavoro della ricerca dei latitanti l`unico indizio certo sono le impronte digitali. Perché il nome, l`indirizzo, persinò l`aspetto del ricercato sono i primi a cambiare. Gli agenti si aiutano allora rielaborando al computer le foto segnaletiche, ricostruendo il contesto del fuggiasco, pedinando, intercettando telefonate. A volte il ricercato va molto lontano. Più spesso, rimane nel suo ambiente”.



