Rassegna stampa della settimana

org/news.php?newsid=1318″>“Ci sono segnali che fanno sperare. Lo afferma Antonio Ingroia, sostituto procuratore di Palermo, partecipando al convegno di presentazione del rapporto “giovani e mafie” lo scorso 25 febbraio nella città dello stretto. Nonostante il “reclutamento” dei giovani nelle fila del sistema mafia, il procuratore ha voluto ricordare i tanti passi avanti fatti in questi anni proprio fra dai giovani: da Addiopizzo a Libero Futuro, al sacrificio di Rita Atria, a soli 17 anni collaboratrice di giustizia. Ma a Messina si parla anche di antiracket e Ingroia sottolinea che “i risultati della lotta al racket si cominciano a vedere ma gli imprenditori e i commercianti il pizzo lo pagano ancora e la riprova è che nonostante le inchieste dietro le porte di noi procuratori non ci sono file di chi viene a denunciare”. Nello stesso giorno la Confcommercio di Caltanissetta rende noti i risultati di un questionario effettuato su 600 associati in tutta la provincia. Dal sondaggio emergerebbe che: il livello di sicurezza percepito dai commercianti è peggiorato in questo ultimo anno e che in troppi hanno ancora la consapevolezza di dover “convivere con la malavita organizzata”. Un dato in controtendenza rispetto alle continue prese di posizione di magistratura, singoli cittadini, associazioni di categorie, e stampa. Ma l’ala economico militare di Cosa nostra subisce anche questa settimana alcuni arresti importanti. Grazie all’operazione Pastura cominicia lo smantellamento del clan Tamburella di Messina che dal 2006, in particolare, teneva sotto assedio i commercianti della zona sud della città. Ci sono più di dieci indagati per racket, usura e traffico di sostanze stupefacenti.

E mentre continua la caccia al tesoro del boss Condello, in Calabria sembra messo a tacere il “fattaccio” che ha catturato l’attenzione dei giornali calabresi all’inzio della settimana. Si tratta di una presunta lettera di scuse ritrovata nel covo di Condello nella quale un non indentificato giornalista del Gr Rai porgerebbe le sue scuse al boss per le modalità, evidentemente non gradite, con le quali erano state commentate alcune risultanze delle indagini condotte dalla Dda di Reggio Calabria. La notizia è stata smentita lo scorso 26 febbraio dalla Procura e tutti in Rai hanno tirato un sospiro di sollievo. Restano ancora da capire i contorni di questo presunto falso scoop contro il quale dall’ordine dei Giornalisti della Calabria ha annunciato iniziative disciplinari e chiesto più tutele.

Misteri politico mafiosi vivono protetti nei covi della ‘ndrangheta e non si arrestano le indagini dei carabinieri alla ricerca di latitanze imperfette, tanto che lo scorso 27 febbraio La Gazzetta del Sud e Il Quotidiano di Calabria danno notizia del ritrovamento di altri tre covi “caldi” scoperti nella Locride. I bunker erano nella palazzina riconducibile ad Antonio Pelle, latitante di 76 anni detto “gambazza” e condannato per associazione mafiosa, stupefacenti e inserito nell’elecono dei primi 30 latitanti più pericolosi d’Italia.

Covi che sono luoghi della latitanza dei boss, ma anche sede dei summit mafiosi e di numerose sentenze di morte. Ordini che decidono l’esecuzione di persone ritenute scomode all’associazione i cui cadaveri spesso devono essere occultati. Ed è proprio dello scorso mercoledì 27 febbraio la notizia che il cosiddetto “cimitero delle cosche” si trova su un fondo appartenente ad un proprietario che rimane al momento irreperibile. Il terreno si trova a 10 km da Palermo ed era utlizzato dal clan Lo Piccolo “per seppellire le vittime della sua guerra ai mafiosi che non ubbidivano o che lavoravano per gli avversari”.

Mafia e sentenze di morte ancora sulle pagine della stampa il 27 febbraio scorso. E’ stata chiesta infatti l’arichiviazione dellla Procura di Firenze per l’ultimo filone d’ inchiesta, il quarto, sui mandanti esterni per le autobombe del 1993 a Firenze, Roma e Milano. Forte la reazione dei familiari delle vittime delle stragi che hanno accusato la magistatura di “non averli avvisati per primi dell’archiviazione e di non aver tenuto fede alle promesse fatte” .

Gran parte dell’attenzione dei media questa settimana inoltre si è concentrata sugli ultimi lavori dell’attuale Commissione antimafia. Sono state presentate a Roma due relazioni (quella sui Testimoni di Giustizia e quella conclusiva) frutto del lavoro di un equipe bipartisan che ha contraddistinto tutto il lavoro di questa legislatura producendo importanti passi avanti. dall’approvazione del codice etico, sino all’ultima relazione interamente dedicata alla ‘ndrangheta. In particolare dal bilancio conclusivo della Commissione antimafia il quotidiano l’Avvenire estrae un dato significativo della forza di penetrazione delle mafie nell’amministrazione pubblica (leggi: appalti pubblici: il vero business della criminalità)

Ma negli stessi giorni, c’è una amministrazione pubblica, all’avanguardia, che parla chiaro e senza sosta ed è quella di Gela. Rosario Crocetta, il sindaco della città, ancora una volta occupa, con merito, le prime pagine dei giornali nazionali il 28 febbraio scorso. Motivo? aver deciso di tenere fuori dalle graduatorie delle case popolari: mafiosi, estortori, pedofili e falsi poveri. Sotto scorta, politicamente scorretto per la sua terra e attento a tradurre l’antimafia delle parole in quella dei fatti questa volta ha deciso di intraprendere con semplicità questa “operazione case popolari pulite”.

La settimana sulla stampa si chiude però con notizie non incoraggianti che arrivano dalla Campania e dalla Sicilia. Il Mattino, in particolare, dà notizia dei rapporti fra politica e Camorra, una sorta di patto tra amministratori e cosche, sulla gestione rifiuti. Il dato emerge dalla relazione della Commissione antimafia inviata al Parlamento; a sottolinearlo è la commissione d’indagine sul ciclo dei rifiuti. Non solo una cattiva amministrazione dietro l’emergenza che attanaglia la regione, ma una sorta di joint venture con la malavita organizzata.

Avvenire e Liberazione puntano l’attenzione anche sulle “mani della camorra”;ormai attiva anche nella gestione delle discariche, nello smaltimento dei rifiuti. I clan sarebbero presenti ormai nelle principali attività economiche della regione ma anche in “aziende e serivizi, nel comune di Arzano” (leggi il Mattino, 28 febbraio 2008).

E infine le notizie che non vorremmo leggere perchè che ci danno, più di altre, la sensazione di essere in un altro Paese: Riina Junior è libero. Il Ministro Scotti, giustamente, porge le sue scuse, Lui invece, come fosse una star, viene fotografato in giro per la città di Corleone. Corleone però oggi non è più la sua terra e questo il giovane Riina forse non lo sa. Così domenica 2 marzo il Comune dà voce con un “atto pubblico” ai cittadini onesti e alla società impegnata a costruire giorno dopo giorno un’altra Corleone. Leggi su Città nuove Corleone l’odirne del giorno del Comune.