Rassegna stampa della settimana

Un tempo era impensabile in terra di Camorra e invece oggi è realtà. Il 27 giugno scorso in Campania si è aperta una tre giorni singolare, denominata “Le terre di Don Peppe Diana”. Il festival dell’impegno intitolato al sacerdote ucciso dalla Camorra si è svolto a Casal di Principe, la cittadina in provincia di Caserta, epicentro del clan di Sandokan e nei comuni limitrofi portando la società civile nelle case confiscate ai boss. Un gesto che nella sua fisicità lascia una traccia concreta di un messaggio che è simbolico. Rovesciare tutto, capovolgere la realtà, e riappropriarsi dei beni appartenuti al clan fra i più sanguinari e penetranti della Campania. Libera Informazione è stata li, in quelle terre Libere a testimonianza che solo un lavoro sinergico fra cittadini, forze dell’ordine e giornalisti liberi può portare a risultati concreti nella lotta alle mafie. (Avvenire 28 giugno2 luglio 2008, Liberazione 28 giugno 2008) .

 

Mentre a Casal di Principe i casalesi, quelli della società civile, mettevano pubblicamente piede nelle terre dei boss in tutta Italia scattavano le manette proprio ad affiliati del clan che da tempo hanno spostato i loro interessi e la loro latitanza nelle regioni, insospettabili e tranquille, del centro nord. Sono trentadue i fermi effettuati dalle autorità giudiziarie, fra loro il nipote di Sandokan e il figlio di  Francesco Bidognetti. Dopo una lunga scia di attentati sanguinari, di estorsioni e di redditizi affari economici gli arrestati nelle città di Caserta, Roma , Modena , Arezzo e  Firenze, appartengono in particolare al clan Bidognetti e Tavoletta – Campiello in azione fra Casal di Principe, Villa Literno e Parete, hanno compiuto in 15 anni decine di omicidi e all’interno provocato una sanguinaria faida negli ultimi anni. Franco Roberti, della Dda campana, sottolinea come l’importanza di questa operazione sia soprattutto nel fatto di aver “fermato le giovani leve della Camorra” (Il Mattino, 30 giugno 2008, Liberazione).

 

Si erano invece ri-organizzati i boss di Cosa nostra a Palermo nonostante gli arresti della mobile e della dda e le numerose denunce dei cittadini che si ribellano allo strapotere mafioso, tanto che il mandamento della “Noce”, uno dei più estesi e importanti della città, era riuscito ad ottenere la gestione anche del prezzo di beni alimentari, quali la carne. L’operazione Michelangelo, condotta dai carabinieri del comando provinciale ha permesso di arrestare 12 estorsori che avevano il controllo dei prezzi dei generi alimentari come la carne tanto che su indicazione della cosca veniva venduta a 10-11 euro al chilo. Emerge in particolare dalle intercettazioni ambientali come il capomafia della famiglia di Altarello inviti i commercianti che si lamentavano del prezzo molto alto del pizzo, a riunirsi con gli altri commercianti del quartiere e stabilire un prezzo comune per la carne, conveniente, dal quale trarre a spese del consumatore, soldi sufficienti a coprire la somma richiesta dal clan per “mettersi mensilmente a posto”. (Gazzetta del Sud, 28 giugno 2008).

 

Un mafia dunque, comprensiva, che cerca di andare in contro alle esigenze economiche dei commercianti, una mente decisamente economica e criminale che si riorganizza e mette nuovi uomini anche la dove, come nel “feudo” dei Lo Piccolo, il quartiere zen, gli arresti della mobile hanno dato un duro colpo all’economia di Cosa nostra (Repubblica). Nonostante questi importanti passi avanti proprio ieri un giudice ha deciso di revocare il 41 bis ad uno dei boss più sanguinari di Cosa nostra, accusato fra gli altri proprio dell’omicidio dell’imprenditore Libero Grassi, il primo fra gli imprenditori palermitani a denunciare il pizzo e purtroppo ucciso da Cosa nostra nell’agosto del 1991 (Ansa)

 

Sempre nell’Isola questa settimana è sbarcato a Messina l’ecomafia Tuor, ovvero il viaggio di Legambiente e del rapporto ecomafia 2008. Ne da notizia la Gazzetta del Sud che racconta l’incontro al quale ha preso parte anche il magistrato del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, Olindo Canali. Il sostituto procuratore dichiara “Sin dal mio arrivo in provincia ho avuto a che fare con una realtà, ad esempio come quella eoliana, sottoposta ad un abusivismo selvaggio; in merito ai rifiuti, invece constata il sostituto, siamo di fronte ad una politica del Laissez Fair che tende a depauperare i presidi a tutela ambientale. Ed è Messina la provincia in testa alla classifica delle province siciliane per reati contro il verde con un business di 18, 4 miliardi di euro (complessivi) frutto di illegalità ambientali che vanno dallo smaltimento illecito di rifiuti, al ciclo del cemento, dal racket degli animali agli incendi boschivi. (Gazzetta del Sud 27 giugno 2008).

 

Questa è anche la settimana nella quale giustizia e politica si confrontano con toni accesi come mai dalla nascita del nuovo Governo. A fare discutere sono due mosse del governo Berlusconi che mettono, dicono i magistrati, a serio rischio il loro lavoro e dunque l’intero sistema giudiziario, si tratta del decreto sulle intercettazioni, sul quale si è espresso in maniera chiara ed efficace anche il sostituto procuratore di Palermo, Antonio Ingroia e il decreto blocca processi, sul quale l’intero Csm ha firmato un documento che ne evidenzia l’incostituzionalità (Articolo 21.info, Corriere della Sera 29 giugno 2008, Liberazione 2 luglio 2008, Avvenire 2 luglio 2008, Il Mattino 28 giugno 2008).  Negli stessi giorni sempre il Csm assolve la Forleo per non aver agito al di fuori dei suoi doveri in merito alla richiesta di chiedere alle Camere l’autorizzazione ad utilizzare, nell’ambito  dell’inchiesta Unipol – Bnl, alcune intercettazioni telefoniche riguardanti due politici non indagati nel procedimento, Massimo D’alema e Piero Fassino. (Avvenire 28 giugno, Liberazione 28 giugno, Corriere della Sera, 28 giugno).

 

Si chiuderà invece entro il 29 luglio in Calabria, presso la Corte d’Assise di Locri,  l’attività istruttoria del processo ai presunti mandanti ed esecutori materiali dell’omicidio Francesco Fortugno. (Gazzetta del sud 28 giugno 2008, Quotidiano di Calabria 29 luglio 2008)   Nella stessa settimana arriva però, in un momento particolarmente dedicato per l’attività investigativa della magistratura calabrese,  la notizia che fra i tagli al personale di vigilanza, ovvero le scorte, ad una serie di importanti personaggi calabresi, sono stati inclusi anche alcuni magistrati della Dda come Mario Spagnuolo, il pm Luigi De Magistris che saranno privi di scorta. Fra loro anche il presidente della Regione, Loiero che si dice sereno ma chiede “più cautela per i pm”. (Quotidiano di Calabria 27 giugno 2008).  Le acque in Calabria non sono affatto tranquille, tanto che lo scorso 30 giugno un nuovo agguato a Corigliano apre numerosi interrogativi agli inquirenti sui nuovi equilibri in fieri nelle ‘ndrine, dopo il ferimento del sorvegliato speciale Antonio Bruno, ferito in pieno centro. Le  bocche cucite dei concittadini fanno valutare agli inquirenti il fatto di cronaca molto più di un banale scontro a fuoco (Quotidiano di Calabria 1 luglio 2008).

 

Interrogativi e misteri, gli stessi che in Italia possono durare anche 25 anni e tornare d’attualità grazie a confessioni inaspettate. E’ il caso del rapimento di Emanuela Orlandi e del racconto della compagna del boss della Magliana Sabrina Minardi. Il Caso Orlandi, incrocia Chiesa, Mafie e troppi misteri italiani e internazionali, i giornali in questa settimana danno notizia dell’apertura della tomba di Renatino De Pedis, boss della Magliana, nella quale pare ci possano essere anche i resti della ragazza scomparsa il 22 giugno 1983. (Il Mattino 2930 giugno 2008, Avvenire 28 giungno 2008, Corriere della Sera 28 – 29 giugno 2008Gazzetta del Sud)