“Noi abbiamo Enna, Palermo e Siracusa”: non sapeva di essere intercettato dai carabinieri del Ros Salvatore Cuffaro, ex presidente della Regione Siciliana, e disegnava così, meticolosamente, la mappa della spartizione dei posti di comando nelle aziende sanitarie della regione.
Oggi per decisione del Tribunale di Palermo Cuffaro è finito agli arresti domiciliari con altre due persone, l’ex manager dell’azienda sanitaria palermitana “Villa Sofia Cervello” Roberto Colletti e il direttore del “Trauma center” dell’ospedale Antonio Iacono. Per altri tre degli indagati il tribunale ha disposto il divieto temporaneo di esercitare attività imprenditoriali e direttive.
Salvatore Cuffaro aveva scontato cinque anni per favoreggiamento alla mafia ed era stato poi scarcerato nel 2015.
Un mese fa le indagini dei carabinieri avevano consentito alla Procura di Palermo di formulare una richiesta d’arresto per l’ex presidente e altri 17 dei 18 indagati. Richiesta che – come si vede – il tribunale ha accolto solo parzialmente. E comunque la gip Carmen Salustro pur non ravvisando il reato di associazione per delinquere, contestato dalla Procura, ha valutato severamente i comportamenti di Cuffaro ricostruiti dalle indagini.
L’ex governatore avrebbe “…con pervicacia e spregiudicatezza, sistematicamente sfruttato il potere politico da più parti riconosciutogli e approfittato delle conoscenze dirette esistenti con pubblici ufficiali, dallo stesso reputati influenzabili in ragione del supporto politico garantito, per assecondare e favorire le richieste avanzate da privati, concludendo accordi illeciti, con grave compromissione dell’interesse pubblico”.
Di conseguenza la gip ha considerato che si possa “escludere l’occasionalità della condotta”e ha giudicato “…anche in considerazione delle precedenti condanne dalle quali l’indagato risulta gravato – che ne connotano in termini di pericolosità la personalità – elevato il rischio che, in assenza di un adeguato presidio cautelare, Cuffaro possa reiterare fattispecie di reato analoghe a quelle in provvisorio addebito…”
E del resto, secondo i Pm della procura guidata da Maurizio De Lucia, le frasi captate nel corso delle intercettazioni, erano una chiara manifestazione di “influenza e ingerenza nella gestione strategica dei posti di maggiore responsabilità nel mondo della sanità regionale”.
Ma quali erano, secondo i magistrati della Procura di Palermo, le finalità delle manovre di Cuffaro?
“Sono di immediata intuizione – avevano scritto i Pm – e vanno ravvisate nell’enorme quantità di risorse economiche, e non solo, che circolano in questo settore, sulla cui regolamentazione, gestione e normazione, peraltro, la competenza è regionale”.
Nel documento la Procura spiegava che, stando a quanto era emerso dalle indagini non era stato concepito solo il disegno di indirizzare le nomine di un terzo delle figure “negli enti amministrativi regionali, nei settori nevralgici della sanità, ma anche degli appalti e delle opere pubbliche, ma anche la conclusione di accordi corruttivi, stipulati nell’ambito di gare e concorsi pubblici, tra l’altro e, in particolare, nel settore sanitario”.
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