Un bambino con la pelle scura soffia sul microfono e sorride come spegnesse una candelina e, esprimendo un desiderio, fosse incuriosito anche solo dalla possibilità che quello stesso desiderio possa avverarsi. Siamo in una scuola speciale, mentre fuori altri bambini giocano con i militari. Parliamo di una scuola frequentata dai figli di migranti che hanno richiesto asilo o che, da poco arrivati, attendono di essere seguiti per comprendere quali primi passi possano compiere in terra italiana, da stranieri, da extracomunitari, secondo la legge vigente in materia. Generazioni di piccoli cittadini che hanno conosciuto l’esodo dal proprio paese verso altri lidi alla ricerca di libertà e diritti.
La scuola che frequentano è quella allestita presso il Centro di Prima Accoglienza (Cpa) e il Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo (Cara) in località Sant’Anna a Crotone, dopo Lampedusa, la seconda porta d’Europa. Qui Reggio TV è arrivata per raccontare come la Calabria, da sempre terra di accoglienza, sta vivendo questo delicato frangente della storia del Mediterraneo. Il 2011 è infatti cominciato nel segno delle migrazioni e delle storie di uomini, donne e bambini che lasciano il loro paese per sopravvivere. Lasciano un paese che comincia, con la ribellione, il lento e complesso cammino verso la Democrazia. Il dato dei flussi è tornato a salire, quest’anno, anche in ragione delle ribellioni nel Nord Africa e della guerra in Libia. Da Lampedusa, dove parlare di emergenza non è un’esagerazione, gruppi di migranti tunisini, eritrei ed etiopi vengono trasferiti anche in altri centri e arrivano anche in Calabria.
In particolar modo giungono a Lamezia Terme, nel catanzarese, dove vi è uno centro di Identificazione ed Espulsione (Cie), una volta Centro di Permanenza Temporanea (Cpt), e a Crotone, presso il centro di accoglienza Sant’Anna. Una volta una base aeronautica militare in gran parte dismessa a parte il radar ancora funzionante, poi dal 2005 centro di Identificazione ed Espulsione adesso chiuso, dal 1999 il centro di Accoglienza Sant’Anna di Crotone, dal 2008 anche centro per i richiedenti asilo (Cara), è il più grande di Europa. Sette ettari di terreno demaniale su cui sorgono uffici amministrativi, alloggi prefabbricati, aree ludiche, zone di aggregazione, dal 1999 ad oggi ha ospitato quasi 100 mila migranti.
Tante le realtà associative e gli enti che vi operano. Professionisti e volontari. Un sistema di gestione un tempo plurima, ad oggi unificato, dove comunque continuano ad integrarsi i contributi di tante realtà con circa duecento operatori impegnati: l’Asp, la Caritas, il Comune di Isola Capo Rizzuto, la Croce Rossa.
La prima direttrice, da quando la gestione del centro è stata unificata ed affidata nel 2009 all’ente vincitore dell’appalto “Le Misericordie d’Italia”, rappresentata sul territorio dalla Misericordia di Isola di Capo Rizzuto e dal suo giovane governatore Leonardo Sacco, è la psicologa Liberata Parisi che ci ha accompagnato e guidato al suo interno tra le aule per imparare la lingua italiana, tra i laboratori di pittura, scultura e artigianato, nella scuola per i più piccoli, poi ancora tra i container adibiti ad alloggi per i richiedenti asilo e nei locali utilizzati per la mensa.
Un’occasione per raccontare una mattinata tipo presso il centro, dove è opportuno ricordare non vi sono prescrizioni limitanti, trattandosi di richiedenti asilo e persone in transito, dunque le persone possono liberamente entrare ed uscire, fruire o meno dei servizi posti a loro disposizione. Mensa, lavanderia, scuola, laboratori, poi ancora assistenza psicologica, legale con il contributo dei mediatori linguistici e culturali. In atto anche dei progetti finanziati dal ministero dell’Interno che vedono coinvolti gli operatori del Cir e della fondazione Opus.
Attualmente il centro, che ha già gestito emergenze in passato arrivando ad ospitare 2000 migranti, ospita poco più di 1450 persone, tra Cpa e Cara, e gestisce gli attuali arrivi in tranquillità. 1450 persone con una media di età molto bassa, i più adulti hanno 35 anni, e con una minoranza di donne, oltre trecento, e di minori accompagnati, una sessantina. Risiedono nel centro, infatti, diversi nuclei familiari e qualcuno si è anche formato presso la stessa struttura all’interno della quale, ad esempio, una giovane irachena, accompagnata dal marito e che per motivi politici non può fare ritorno in Iraq, ha partorito pochi mesi fa. Da Lampedusa arrivano gruppi che presso il centro si fermeranno solo qualora siano stati identificati e abbiano presentato richiesta di asilo.
Presso lo stesso centro, infatti, è anche allocata dal 2005 la commissione territoriale di Crotone per il riconoscimento dello Status di Rifugiato, in caso di richiesta di protezione da guerre e persecuzione di qualunque natura (politica, religiosa, etnica). Il centro, già ristrutturato nel 2005 con un investimento di 5 milioni di euro, è grande e potrebbe essere ancora ampliato. Al momento il Cara può ospitare 300 persone mentre il Cpa 1200. La nazionalità più presente è quella tunisina, segue quella afgana, pachistana, eritrea ed etiope, anche se ci sono iracheni, iraniani, somali, nigeriani, turchi ed altri cittadini provenienti soprattutto da diverse zone dell’Africa.
Nelle storie che si respirano in questo centro calabrese si mescolano nostalgia, dolore, speranza e ideali e sentimenti, a volte talmente forti da non conoscere paura anche se, nel manifestarli, si corre il rischio di morire o di essere imprigionati. E’ il caso di un’altra coppia di cittadini iraniani, a Crotone da oltre un anno e in attesa di ricevere l’esito del ricorso presentato a Roma avverso la determinazione, secondo il regolamento di Dublino, dell’Ungheria come paese deputato alla decisione sulla loro istanza di diritto di asilo. La loro è una storia emblematica di lotta per la libertà religiosa. Si sono convertiti alla religione Cristiana in un paese in cui abdicare alla religione di Stato della teocrazia iraniana, cioè l’Islam, costituisce un crimine che si paga con il carcere e la condanna a morte.
Così sono fuggiti dall’Iran dove hanno lasciato famiglia, affetti, amici, alcuni dei quali anche in carcere per essersi convertiti, e si sono sposati in Turchia secondo il rito cristiano. Vorrebbero restare in Calabria dove hanno trovato accoglienza, anche che se alla domanda “cosa sperate per il futuro” rispondono con in mano la Bibbia scritta in arabo “possiamo solo pregare”.
L’ascolto, per molti una scoperta, di piccole grandi storie che in sé custodiscono l’essenza del coraggio e del senso profondo del di vivere, rappresentano preziose occasioni per abbracciare il mondo in tutta la sua ricchezza e pluralità, dove nulla costituisce un limite, neppure la follia della miseria umana, ma solo un confine che può essere spinto oltre per disegnare nuove e variegate realtà.
Il centro di Accoglienza di Crotone rappresenta uno scrigno di tante piccole grandi storie. Solo nel 2011 quasi 3800 persone sono passate da qui. Molti ritornano, altri non vanno via e sperano. Mentre noi lo impariamo, loro sembrano non sapere che quel senso della vita, spesso ricercato lontano, è già seme nella loro esistenza di migranti in nome della libertà e del riscatto dalle ingiustizie.
*da Reggiotv.it



